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FORGIATURA MARCORA Srl - Olgiate Olona
Forgiatura Marcora Srl al top: fra le 327 “aziende eccellenti” d’Italia nel mondo
Roberto Marcora con accanto il figlio Michele
OLGIATE OLONA – Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare e i migliori vincono pure la partita. Crisi o non crisi. È il caso di un’azienda del territorio, la Forgiatura Marcora Srl di Olgiate Olona.
Oltre sessant’anni di storia industriale alle spalle e un avvenire di successo davanti  a sé: “La nostra marginalità di profitto – dice il Presidente della società Michele Marcora, poco più di quarant’anni, ai vertici dell’azienda dal 2005 allorché ha ricevuto il testimone presidenziale dalle mani di suo padre Roberto – è di tutto rispetto e ci consente di guardare al domani con ragionevole ottimismo”.
Un’impresa familiare (fondata da Giancarlo Marcora nel 1952, padre di Roberto e Enrico) che di passaggio generazionale in passaggio generazionale (dal fondatore ai figli e ora ai figli Michele e Roberta di Roberto) è cresciuta ed è stata capace di adattarsi alle mutevoli esigenze del mercato, acquisendo una vera e propria mentalità manageriale e internazionale.
 
La tradizione intesa come un trampolino di lancio verso l’innovazione e l’internazionalizzazione.
Oltre 30 milioni di euro di fatturato l’anno, una sessantina di dipendenti e una solida leadership a livello globale nel settore della produzione di pezzi fucinati (circa 10.000 tonnellate di media nell’arco dei dodici mesi) per la meccanica in generale e, più nel dettaglio, per il comparto oil-gas (impianti di perforazioni petrolifere, piattaforme off shore).
Un export che incide per oltre il 70%  sulle vendite, con mercati di sbocco che vanno dalla Francia alla Germania, dalla Finlandia all’Inghilterra, dalla Spagna a Singapore, dalla Malesia agli Stati Uniti, dal Brasile alla Cina.
Fatti, non parole. Fatti “certificati” proprio in questi giorni dall’autorevole studio “PMI Italiane fra tradizione e innovazione digitale tendenze e testimonianze dalle Eccellenti 2014” curato dall’Osservatorio di Global Strategy da cui è emersa la fotografia delle 327 piccole e medie industrie eccellenti d’Italia.
Si tratta di aziende che hanno battuto la crisi raddoppiando il reddito operativo e rafforzando la solidità finanziaria. “Piccole e medie industrie - spiega Antonella Negri-Clementi, Presidente e Amministratore Delegato di Global Strategy - che hanno scelto da tempodi puntare su innovazione e internazionalizzazione riuscendo a contrastare gli effetti della crisi grazie alla tenacia degli imprenditori, alla sorprendente flessibilità e dinamicità nel riadattare le strategie operative per raggiungere i propri obiettivi”.
 
Il loro tasso di crescita media annua del fatturato è superiore di tre volte alla media del settore di riferimento (+10% contro +3%), il reddito operativo nel periodo 2008-2012 è cresciuto del 19% medio annuo contro una flessione del 3% delle altre PMI; hanno una buona capacità di generare cassa e numeri positivi in termini di ritorno sugli investimenti (ROI).
Nel 30% dei casi appartengono a settori tradizionali (metallurgia, meccanica), mentre cresce il numero di imprese (+22% rispetto al 2013) che operano nei servizi, in particolare nello sviluppo di software e nel supporto alle attività di ufficio.
Tre su quattro (il 73%) si trovano nelle regioni del Nord, anche se si registra una sofferenza del Nord-Est (3,8% in termini di penetrazione contro una media nazionale del 4,1%) oltre che del Sud(2,7%), mentre il Centro segna una crescita del 5,3%.
La forte vocazione globale di queste eccellenze è contrassegnata da un buon 40% di fatturato realizzato all’estero, quota che nei prossimi tre anni prevedono di aumentare del 9%. Hanno anche altri obiettivi ambiziosi: incrementare il valore della propria produzione aggredendo nuovi mercati (per il 14% del campione) o sviluppando nuove iniziative (per il 24%). Sul fronte dell’innovazione, investono circa il 5% dei ricavi in ricerca e sviluppo,bugdet per lo più destinato al miglioramento del prodotto (per il 53%) e alladigitalizzazione (15%).
L’ultimo anno registra un cambiamento di strategiemanageriali alla base del successo. Resta fondamentale la qualitàdel prodotto (per il 90%, contro il 72% di quattro anni fa), ma acquista sempre più importanza la capacità di capire dove stannoandando i mercati (fattore strategico per il 75%, 30 punti in più rispetto al periodo pre-crisi). Interessante sottolineare come il valore delbrand non sia più un fattore sufficiente a determinare il successo (è passato dal 54% al 29%).
 
In pratica, gli anni della crisi hanno premiato l’innovazione (di prodotto e di strategia imprenditoriale), più che l’importanza del marchio.
Il 93% delle imprese eccellenti ha unsitointernet in almeno un’altra lingua rispetto all’italiano, il 46% è presente su un social media, il 29% usa internet per servizi pre e post vendita, il 15% vende online o su marketplace i propri prodotti (percentuale molto alta se tiene in conto che la maggior parte di queste aziende appartiene al B2B). Nei prossimi tre anni prevedono di destinare circa il 15% del budget di R&S all’implementazione di soluzioni quali e-commerce evoluti, software per la gestione condivisa di dati e informazioni, piattaforme per l’ottimizzazione della supply chain.
Le imprese di dimensioni più piccole (fino a 50 milioni di fatturato), fanno più fatica nell’export, con una quota inferiore di un terzo rispetto alle eccellenti più grandi, e sono più focalizzate su mercati di prossimità (quelli europei). Comunque, il 73% degli imprenditori (percentuale che supera l’80% per le aziende più piccole) ritiene che l’utilizzo e lo sviluppo di piattaforme digitali potrebbe rappresentare un valido sviluppo alla crescita internazionale perché permetterebbe di tornare a puntare su brand e prodotto incrementandone la diffusione e semplificando la struttura commerciale.
 


 
Luciano Landoni
pubblicato il: 18/08/2014

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