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COLMEC Spa – Busto Arsizio
L’università… della gomma!
Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha paventato il rischio di una “stagnazione secolare”.
Per scongiurarlo non c’è che un modo: riforme strutturali e ripresa degli investimenti sono “azioni politiche non più eludibili”.
Ignazio Visco dixit.
 
Ubaldo Colombo, classe 1957, imprenditore di seconda generazione, alla guida del Gruppo Colmec (la Colombo Meccanica, Colmec, è stata fondata da suo padre Giannino nel 1973) cosa commenta?
 
“Sono abituato a far parlare i fatti. L’anno scorso abbiamo fatturato quasi 19 milioni di euro e il 90% è finito sui mercati esteri. Nel 2011 abbiamo investito oltre 1 milione di euro per rendere pienamente operativo il nostro laboratorio di ricerca applicata dove vengono testati, alla presenza del cliente, i nuovi impianti di lavorazione della gomma. La ‘stella polare’ che ci guida è il costante miglioramento tecnologico e ogni anno rinnoviamo il nostro parco macchine. Di recente ci siamo dotati di una nuovissima attrezzatura per la realizzazione di viti coniche necessarie per la mescolazione della materia prima che è costata 800.000 euro. Il nostro gruppo comprende unità produttive in Italia, Thailandia e Stati Uniti e complessivamente impiega 186 persone, 135 delle quali lavorano in Italia dove ovviamente c’è il quartier generale”.
 
Fatti, non parole!
Il core business della Colmec Spa, zona industriale di Busto Arsizio, è incentrato sulla progettazione e costruzione di linee di estrusione per la produzione di tubi in gomma che finiscono poi nei principali settori industriali.
 
Attorno alla società di riferimento ruotano la Trb (a due passi dalla Colmec), la Tima di Ravenna (che produce macchinari solo per  Colmec) e la Nti in Thailandia (società partecipata al 50% che si occupa di materiale termoplastico).
 
Nel 2011 è “nata” Colmec USA: “Si tratta di un presidio tecnologico laddove – spiega Ubaldo Colombo – ricerca e innovazione sono di casa”.
 
Domanda da qualche… miliardo di euro: come si sconfigge la Grande Crisi?
“Ricette miracolistiche non ne esistono. Anche in questo caso, senza stare a spendere tante parole, se ne pronunciano veramente troppe!, mi piace fare parlare i fatti. Nel nostro laboratorio di ricerca stiamo approntando un particolare tipo di macchinario per le sale mescola della gomma che rivoluzionerà questo particolare procedimento lavorativo automatizzandolo e, conseguentemente, garantendo un elevato livello di sicurezza. L’uomo ‘comanderà’ la macchina seduto davanti ad un monitor. Il laboratorio di ricerca è una vera e propria fucina di idee e progetti all’interno della quale c’è la possibilità di sperimentare concretamente l’efficienza e l’efficacia delle nuove soluzioni. I nostri principali clienti, e parlo delle principali multinazionali della gomma, lo apprezzano moltissimo e lo utilizzano direttamente. Il responsabile del laboratorio è mio figlio Giovanni”.
 
Giovanni Colombo, classe 1987, laurea in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, è entrato nell’azienda di famiglia nel 2011.
“Mi sono fatto la gavetta. Mi è sempre piaciuto… sporcarmi le mani. La mia tesi, che ho elaborato con un team di colleghi laureandi, è consistita nella progettazione e fabbricazione – dice -  di un veicolo elettrico che ha partecipato ad una competizione internazionale appositamente organizzata in Germania, aggiudicandosi la vittoria finale perché è risultato essere il migliore in rapporto all’energia consumata per percorrere un chilometro. In pratica, tenendo contro dell’energia consumata e del relativo quantitativo di benzina corrispondente, la nostra macchina è stata quella che ne ha utilizzata meno in assoluto”.
 
“Fra ingegneri è più facile… intendersi. Quando parlo con mio figlio – riprende Ubaldo Colombo – so di trovare in lui un interlocutore competente, perfettamente in grado di cogliere le potenzialità dell’investimento in innovazione tecnologica.  Tenere conto dei costi di gestione è ovviamente fondamentale, però bisogna avere anche una visione del futuro. e questo è un compito che spetta a me e a mio figlio”.
 
Il “futuro” del Belpaese sembra si chiami… art.18 sì, art.18 no. Il passato che ritorna, come al solito?
“Si tratta semplicemente di un riflesso condizionato e indotto da un sistema politico che ha fatto dell’ipergarantismo, che poi di fatto non garantisce proprio niente, un dogma e una fonte di voti elettorali. Sembra incredibile, ma ancora non si è capito che la società e il mondo del lavoro in generale hanno altri problemi. Faccio il solito esempio pragmatico: se in America un’azienda di 80 persone ha lavoro reale per 50, ne lascia a casa 30 e il sistema politico-economico si accolla l’onere di ricollocarli. La nostra cultura è all’opposto: la politica se ne lava le mani e lascia il problema laddove è sorto, cioè in azienda. Attenzione, il mio non è un giudizio di valore. Non sto dicendo – precisa Ubaldo Colombo – che la prima soluzione sia meglio della seconda. Mi limito a constatare la differenza. Aggiungo però che se un visitatore proveniente da… Marte dovesse scegliere dove andare a collocare la propria attività produttiva, è altamente probabile che sceglierebbe l’America e non l’Italia. Dico anche un’altra cosa: dato che la competizione è globale, sarebbe opportuno che le ‘regole’ preposte al suo funzionamento fossero almeno simili, se non uguali per tutti. Altrimenti, la competizione stessa risulta falsata”.
 
Insomma, sarebbe bene che ci adeguassimo noi al resto del mondo e non viceversa?
“Rispondo con una provocazione: pensi cosa succederebbe se un imprenditore straniero intenzionato ad investire in Italia potesse farlo con la garanzia di poter contare sulle ‘regole’ vigenti nel suo Paese e non su quelle in vigore nel nostro. Io non ho nessun dubbio: sarebbe un incentivo straordinario per tutti quelli che lavorano e producono; mentre sono certo che un’idea del genere sarebbe bollata come sacrilega e blasfema dai nostri politici. Lo sa perché…?”
 
Lo dica lei.
“Per il semplice motivo – è la risposta secca di Ubaldo Colombo – che i nostri cari politici perderebbero gran parte del loro potere di controllo!”.
 
Parliamo dei giovani. Al suo fianco c’è il figlio Giovanni. Più in generale, Colmec ci crede veramente nei giovani?
“Assolutamente sì! In questi ultimi mesi ne abbiamo assunti tre. Formazione professionale e crescita vanno di pari passo. Il nostro riferimento è il mercato mondiale e, in questo senso, gli stimoli che possono fornire le menti giovani sono di grande importanza”.
 
“Io sono entrato in azienda per mia volontà – interviene Giovanni Colombo – e sto accumulando esperienza. Dopo la gavetta, adesso sono project manager e mi occupo del laboratorio di ricerca che è diventato pienamente operativo nel 2011, lo stesso anno della mia entrata nel mondo del lavoro. Il 70% di quello che vendiamo passa attraverso la verifica del nostro centro ricerche e sviluppo. Sono tre le persone che ci lavorano stabilmente”.
 
Qualche accenno alla Colmec di domani.
“Rimarremo ovviamente nel mondo dell’estrusione e della mescola della gomma, dove ci siamo conquistati una certa leadership a livello internazionale. Guai, però, ad adagiarsi sugli allori. E’ basilare – sostiene Ubaldo Colombo– investire nel miglioramento tecnologico. E’ sempre stata, è e sarà la nostra … stella polare!”.
 
“Insieme con – osserva Giovanni Colombo– l’assistenza post-vendita. Non basta la qualità per fidelizzare il cliente”.
 
Com’è il rapporto di lavoro padre-figlio?
“C’è un grande dialogo. Certo, l’esperienza di mio padre è ovviamente e nettamente superiore alla mia e da lui ho ancora tanto da imparare. Però deve dire che questa cosa non mi limita minimamente, anzi…” replica per primo Giovanni.
 
“L’importante è il lavoro di squadra. Fra me, mio figlio e gli altri manager dell’azienda. Devo ammettere, e lo faccio con grande piacere, che mio figlio mi sta aiutando non poco ad… ‘allungare’ la visione del futuro aziendale. Proprio come ho fatto io, negli anni addietro, con mio padre. E questo è un fatto estremamente positivo. L’azienda è una ‘creatura’ in continua evoluzione, occorre assecondarla nel migliore dei modi” conclude Ubaldo Colombo, con uno sguardo carico di fiducia e di gratitudine nei confronti del figlio.
 
 
 
 

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/09/2014

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