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CARMAR - Legnano
Cielo a scacchi e piatti gustosi!
Francesco Marrone in una delle "celle" del ristorante
La trasformazione è ardua, ma non impossibile. Anzi.
Da un luogo specializzato nella “ospitalità coatta” ad un altro caratterizzato da una ospitalità piacevole, serena, dolce.
Gli aggettivi si possono sprecare.
“Quello più appropriato - sostiene Francesco Marrone, imprenditore edile alla guida, con il figlio Mirko di 32 anni, della Carmar: piccola impresa di costruzioni di San Vittore Olona - per definire il tipo di ospitalità su cui puntiamo è uno solo: gustosa!”.
Sì, perché Francesco e Mirko Marrone hanno deciso di ristrutturare le vecchie ex-carceri di Legnano, facendole diventare un ristorante per famiglie all’insegna dei piatti tipici della cucina italiana.
 
“L’idea mi è venuta mentre stavo vedendo un reportage televisivo, nell’estate del 2009, dedicato  alle proposte di recupero dello stabile carcerario di Legnano. Mi sono mosso subito e, grazie alla collaborazione e all’efficienza della municipalità legnanese, l’idea è diventata un progetto operativo vero e proprio. Manterremo intatta la struttura complessiva dell’edificio - spiega Francesco Marrone - e realizzeremo ovviamente una completa trasformazione degli interni. Certe caratteristiche architettoniche, tuttavia, come la disposizione delle vecchie celle, le inferriate, il simbolo della giustizia all’ingresso, verranno mantenute”.
 
Un’idea originale, un’idea che sembra fatta apposta per testimoniare la genialità e la capacità di fare cose nuove partendo dall’esistente da parte di un piccolo imprenditore “innamorato” del proprio lavoro e orgoglioso del proprio retaggio culturale e professionale.
“Sono nato nel 1955 a Isola Gran Sasso Italia, in provincia di Teramo, e ho sempre sentito dentro di me la voglia di  essere indipendente, di fare qualche cosa che fosse veramente mia, che dipendesse solamente da me e dalle mie capacità. Ho cominciato con una piccola impresa di trasporti, mentre mia moglie Angelica gestiva un negozio di pelletteria e scarpe. Nel 1995 ho fondato la Carmar e nel 2001 io e mia moglie abbiamo aperto un ristorante-albergo in Abruzzo”.
 
Insomma, un eclettismo imprenditoriale ai limiti della… frenesia?
“Non sta a me dirlo - risponde Francesco Marrone - certo è che mi è sempre piaciuto darmi da fare. Adesso mi è rispuntata la voglia di costruire e di abbinare all’impresa edile quella di ristorazione. Così ho deciso di ristrutturale le ex-carceri di Legnano”.
 
Come la mettiamo con il periodo di congiuntura economica difficile che stiamo ancora attraversando e subendo, dopo un 2009 terribile e un 2010 all’insegna dell’assoluta incertezza?
“Per quanto mi riguarda il bicchiere è sempre mezzo pieno. Sono ottimista per natura. Altrimenti non sarei un imprenditore. Certo, bisogna reinventarsi. Scommettere sulla diversificazione. Non si può pretendere di aspettare passivamente gli eventi. Occorre fare di tutto per anticiparli!”.
 
E Marrone padre e figlio sono abituati a giocare d’anticipo, cominciando da se stessi.
Senza timori e con coraggio.
“Ѐ dal 1999 che lavoro a fianco di mio padre. Il mio sogno professionale era quello di diventare regista cinematografico - sostiene Mirko Marrone - dopo il diploma in ragioneria. Poi, pensandoci su bene, ho dato più importanza all’aspetto materiale delle cose, accantonando l’amore per il lavoro artistico. Senza peraltro dimenticarlo o rinnegarlo, intendiamoci. Tanto è vero che all’interno del nuovo ristorante, ricavato dalle ex-carceri di Legnano, ho intenzione di organizzare numerosi eventi culturali: cabaret, teatro”.
“Per mio figlio - interviene mamma Angelica - avrei visto bene la carriera di notaio”.
“Lascia parlare lui - la interrompe papà Francesco - ormai è ‘grande’ e sa cosa fare della propria vita”.
“Siamo abituati a parlarci con franchezza in famiglia - riprende Mirko che nel frattempo è stato raggiunto dalla sorella Noemi, in procinto di conseguire la maturità in ragioneria - che per noi ha una valore assoluto. Proprio per questo vogliamo fare del nostro ristorante un vero e proprio luogo di aggregazione per famiglie”.
 
Fai quello che fai perché ti piace e l’hai scelto, oppure perché lo senti come un “dovere” in rapporto alla necessità di mantenere viva la tradizione imprenditoriale della famiglia?
“Lavorare con mio padre e aiutarlo a mandare avanti l’impresa mi entusiasma. L’ho già detto: ho fatto le mie scelte in totale autonomia e senza rimpianti. Inoltre, è come se fossi tornato alle origini”.
 
In che senso?
“Ai tempi dell’asilo ho costruito una città in miniatura che è stata ammirata e lodata da tutti. Evidentemente, il mio dna professionale era ed è quello del costruttore, con un’innata sensibilità artistica. Ѐ come - precisa Mirko Marrone - se fossi tornato alle origini”.
“Anch’io non vedo l’ora - interviene Noemi Marrone - di dare il mio contributo nella conduzione del nuovo ristorante. Subito dopo la maturità, mi metterò a… dispozione!”.
“Come è evidente - conclude Francesco Marrone, con malcelato orgoglio paterno - il futuro dell’impresa è assicurato nel tempo. Ho sempre creduto nel gioco di squadra. Non a caso i miei principali collaboratori, vale a dire il geometra Valerio Olgiati e il capo-cantiere Alfredo Panebianco, sono con me da anni. Tutti insieme formiamo un team professionale che guarda al futuro con tanta fiducia e con la consapevolezza che le sfide devono essere accettate e… vinte! Con a fianco i miei figli mi sento ancora più motivato!”.
 
Il settore edile dell’Altomilanese è fra i più “infiltrati” dalla malavita organizzata (mafia, camorra, ‘ndrangheta): mai ricevuto “pressioni” in tal senso?
“Mai! Ho sempre lavorato con onestà e trasparenza - replica con forza Francesco Marrone - e continuerò a farlo”.
Domanda d’obbligo: come si chiamerà il nuovo ristorante e quando aprirà?
“Per quanto riguarda il nome, con tutta probabilità sarà… Alle Carceri, mentre l’inaugurazione avverrà nella prima metà del prossimo mese di settembre”.






 
Luciano Landoni
pubblicato il: 09/05/2011

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