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ISAF BUS COMPONENTS SRL - Mornago
I “sarti industriali” che fabbricano… busporte!
Se Karl Marx fosse ancora in vita stringerebbe calorosamente la mano a Massimo Sessa e gli farebbe pure i complimenti.
Lasciare l’azienda di famiglia ai dipendenti è qualcosa certamente di sinistra, che più di sinistra non si può.
“Per me – replica il diretto interessato, Massimo Sessa, settant’anni quest’anno, in concomitanza con i “primi” 50 di vita produttiva della Isaf Bus Components Srl di Mornago -, non avendo figli, si tratta di puro buon senso. Anche perché, politicamente parlando, sono sempre stato – ci tiene a precisare Sessa – e sono di destra…”

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra? Direbbe Giorgio Gaber.
“Appunto. Contano i fatti. Di parole se ne dicono fin troppe! Sono felicemente sposato con mia moglie Maria Rosa da tanti anni, al punto che ci siamo sposati addirittura… due volte: prima in municipio e dopo qualche anno in chiesa. Non abbiamo avuto figli e di conseguenza, dato che voglio che l’azienda vada avanti nel tempo, ho cominciato a scegliere due fra i miei collaboratori particolarmente motivati e ho intestato loro il 20% delle quote azionarie aziendali. Einaudi diceva che le industrie hanno il diritto di fallire, io aggiungo che hanno il dovere di andare avanti! Nel corso del tempo anche il rimanente 80% finirà ai dipendenti. Ma non mi etichetti come… comunista – dice ironicamente Massimo Sessa – altrimenti l’intervista finisce qui!”.
 
Massimo Sessa ha cominciato a lavorare nell’azienda di famiglia, l’Industria Serrature Alzacristalli Finestre (ISAF), a vent’anni, e non sopporta le chiacchiere inutili, crede nel lavoro e nella passione che ciascuno deve metterci per farlo al meglio, anzi di più.
 
“E’ questo che mi ha insegnato mio papà Pasquale che il 26 febbraio 1964 ha fondato l’azienda, con il sottoscritto come socio. Mio padre aveva cominciato anni prima a Castronno, con i suoi fratelli, realizzando alzacristalli e finestre per treni e autobus. In realtà, a essere precisi, la storia imprenditoriale della mia famiglia risale addirittura al 1871. Allorché il bisnonno Pasquale, in società con suo fratello, poi distaccatosi, era impegnato nella produzione di passaruote e predellini per le carrozze a cavallo. In seguito, la produzione si è evoluta e dalle carrozze a cavallo si è passati alle auto. Fiat e Lancia, per la precisione”.
 
Un vero e proprio “spaccato” della storia industriale italiana.
“Nel 1964 ci fu una crisi nera del settore automobilistico. La Lancia divenne proprietà della famiglia Pesenti e ricordo che pagava i fornitori con le auto. Nel 1971 siamo scesi da 40 dipendenti a 1. Allora, per sopravvivere, mi rimboccai le mani e mi inventai un progetto innovativo per le finestre degli autobus. Lo sottoposi alla Fiat di Cameri e la direzione lo accettò con entusiasmo. Fu così che riprendemmo a lavorare e a crescere”.
 
Finestre e porte per gli autobus: il cuore dell’azienda.
“Esatto. Nel 1990, causa i gravissimio problemi derivanti da una commessa sbagliata, abbiamo attraversato un periodo difficilissimo. Siamo stati due anni in amministrazione controllata. Senza soldi e senza clienti”.
 
Come ne siete usciti?
“Imboccando la strada dei mercati esteri. Agli inizi degli anni ’90 abbiamo cominciato e adesso, su un fatturato che oscilla a seconda degli anni dagli 8agli 11milioni di euro, l’export incide per il 95-97% del venduto. Occupiamo 55 dipendenti ed esportiamo in Israele, Francia, Germania, Polonia, Slovenia, Ucraina, Svezia, Russia. Tutti i bus che circolavano durante le Olimpiadi invernali di Soci erano equipaggiati con porte Isaf”.
 
Come si chiuderà il 2014?
“Direi abbastanza bene. Certo è che le turbolenze internazionali non aiutano. Penso soprattuto a Israele, uno dei mercati più importanti per noi, alla Russia e all’Ucraina”.
 
Quali sono, in due parole, le principali caratteristiche della vostra produzione?
“Ogni autobus ha le sue particolarità. A seconda delle sagome e delle fiancate noi disegniamo e realizziamo la porta adatta. Siamo dei ‘piccoli sarti industriali’. Le nostre commesse vanno da un minino di 2 porte a un massimo di 20. Ci sono 4 ingegneri che lavorano con il Cad e poi gli addetti al reparto montaggio all’interno del quale l’abilità manuale è ancora oggi la caratteristica fondamentale. Non c’è alcun assemblaggio automatico. Si deve essere veramente bravi!”.
 
A proposito di “bravura”, che ne dice del nostro premier?
“Matteo Renzi è senz’altro un ragazzo pieno di entusiasmo. Il che va benissimo. Le promesse sono state e sono tante. Vorrei vedere qualche fatto concreto”.
 
Nella proposta del governo di eliminare l’art.18 si sostituisce la possibilità di reintegro, per il lavoratore a tempo indeterminato licenziato in base a motivi “economici”, con un indennizzo in denaro; per i lavoratori a tempo determinato e per i precari si prevedono invece maggiori garanzie, attraverso meccanismi “a tutele crescenti”. Cosa ne pensa?
“Per gli investitori stranieri sarebbe l’ideale. All’estero non c’è sostanzialmente il reintegro lavorativo. Protezioni sì, ma certamente più ‘snelle’ rispetto alle nostre. Quando poi c’è il reintegro, quest’ultimo viene deciso e applicato in tempi brevissimi: una settimana, massimo un mese. In Italia, invece, passano gli anni. Le ‘tutele crescenti’ vanno bene. Fino a 30-35 anni mi sembrano la soluzione ideale. Dopo i 40 anni le cose cambiano, ad una certa età è molto duro trovare un nuovo lavoro”.
 
Il trattamento di fine rapporto di lavoro (tfr) è opportuno che finisca in busta paga oppure no?
“Sono del tutto favorevole che ci finisca gradualmente. Ne parlo da tanto tempo. Pochi ricordano che la liquidazione venne istituita da Mussolini, per ‘tutelare’ i lavoratori che spendevano tutto quello che avevano. Senza stare a preoccuparsi troppo del futuro. Adesso è diverso, la gente è molto più preparata e non ha bisogno di ‘tutele’. Perché, allora, non liquidare, mese dopo mese, il tfr maturato? Perché, aggiungo, pagare la 13° tutta a dicembre? Sarebbe meglio ‘spalmarla’ nel corso dei dodici mesi dell’anno. Secondo me il tfr maturato al 31 dicembre 2014 dovrebbe essere ‘congelato’ e a partire dal 1° gennaio 2015 dovrebbe essere inserito, mese dopo mese, in busta paga. Sono cose che dico e ripeto da almeno dieci anni”.
 
Quale sarà il futuro della Isaf?
“Più innovazione e più qualità per parare i colpi della concorrenza internazionale. Se puntassimo solo sui prezzi, turchi e polacchi avrebbero vinto ancora prima di cominciare la partita. La nostra è una ricerca quotidiana ed esperienziale. I risultati ci danno ragione. Siamo stati di recente omologati dalla Mercedes, divisione camion, per la quale costruiremo 1.000 porte all’anno. I tecnici tedeschi collaborano attivamente con i nostri e attraverso questa collaborazione ‘impariamo’ veramente tanto”.

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 07/10/2014

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