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MEF SOLUTIONS - Caronno Pertusella
Gli impianti del futuro progettati oggi
Le lunghe zanne e gli affilati artigli della Brutta Bestia, alias Grande Crisi, hanno lacerato e dilaniato il tessuto industriale brutalmente e ripetutamente a partire dal 2008.
E continuano a farlo, basta considerare gli ultimissimi dati Istat sull’andamento dell’industria del Belpaese.
Qualcuno, però, nel 2009, definito l’annus horribilis per il sistema produttivo nazionale, proprio in quell’anno ha deciso di scommettere sulla propria “fede imprenditoriale”.
La definisce proprio così Mirko Pregnolato, 39 anni, general manager della Mef Solutions di Caronno Pertusella.
“Nel momento più difficile della Grande Crisi ho fatto qualche riflessione e ho capito che era il caso di rischiare e di dare forma e sostanza al mio desiderio di fare qualcosa di totalmente mio”.
Della serie: il bisogno aguzza l’ingegno, in qualche caso lo amplifica esponenzialmente.
Dall’idea alla concretizzazione della medesima è trascorsa una manciata di mesi e nel febbraio 2011 il giovanissimo Mirko, dopo aver abbandonato un lavoro sicuro all’interno di una multinazionale metalmeccanica, ha fondato la Mef.
 
“Ho messo a frutto la mia esperienza e i miei progetti. Il core business è quello dell’impiantistica e della progettazione di attrezzature specifiche a seconda dei problemi che i nostri clienti ci sottopongono”
 
Detto in termini ancora più chiari, di che si tratta?
“Abbiamo progettato e installato gli impianti ‘aerei’, dal sollevamento all’illuminazione dall’aspirazione dei fumi al loro trattamento, dello stabilimento Ferrari di Maranello. Un altro intervento estremamente qualificante – prosegue Mirko Pregnolato – è stata la progettazione e relativa realizzazione dell’impianto di ricerca e sviluppo dell’Elettrolux per testare le lavastoviglie destinate al mercato americano. L’azienda ci ha fornito le specifiche tecniche e noi ci siamo dati da fare per proporre una soluzione efficace e innovativa. Occorreva creare un ‘ambiente’ con una temperatura di 48°, tolleranza massima consentita + e – 2 gradi; noi l’abbiamo dimezzata e l’abbiamo portata a + e – 1 grado. Un grande successo. L’ha ammesso il cliente, prima di tutti!”.
 
Insomma, interventi tecnici personalizzati?
“Certo. Tutto quello che facciamo è la soluzione specifica di un problema specifico propostoci da un cliente specifico. Non esiste nulla di standardizzato nella nostra attività. I sacrifici per raggiungere simili livelli sono stati, e sono, tanti. La soddisfazione di vedere concretizzate le proprie idee è straordinaria”.
 
Una soddisfazione contagiosa, quella di Mirko Pregnolato, che si è trasmessa al collaboratore e futuro socio Antonio Adinolfi.
“Il prossimo anno ci trasformeremo in una Srl e Antonio sarà al mio fianco sotto tutti i punti di vista!” dice il fondatore della Mef Solutions rivolgendosi all’Ingegner Antonio Adinolfi: trent’anni, laureato in ingegneria meccanica all’Università di Salerno.
 
“Quando ci siamo conosciuti, io e Mirko, abbiamo subito capito di condividere lo stesso… sogno”.
 
Vale a dire?
“L’imprenditore deve coltivare un ‘sogno’ e deve avere la forza e naturalmente le capacità di farlo diventare realtà! Quando questo ‘meccanismo’ scatta nella mente e nel cuore – sostiene con convinzione Antonio Adinolfi – allora il più è fatto. Si lavora nel week end, si condividono idee, progetti, rischi, scelte. Si diventa una squadra e si cresce insieme!”.
 
La Mef Solutions è passata da un fatturato iniziale di 300.000 euro l’anno a circa 1,5 milioni nel 2014 e le prospettive sono di continuare a crescere.
 
“Adesso siamo alla ricerca di un’autentica marginalità di profitto, dopo i primi anni di autofinanziamento ad … alto rischio. Tutte le nostre risorse – precisa Mirko Pregnolato – le abbiamo riversate nell’azienda. L’anno scorso abbiamo investito oltre 100.000 euro in ricerca e sviluppo e quest’anno faremo altrettanto! Noi ci crediamo veramente. I nostri collaboratori sono 13 e abbiamo intenzione di assumerne altri”
 
“Il problema – interviene Antonio Adinolfi – è che è difficile trovare giovani preparati a disposti a mettersi in gioco”.
 
“Noi collaboriamo con una società partner che si occupa della parte elettrica degli impianti e con un architetto che si è professionalmente riconvertito puntando sul disegno meccanico e sulla predisposizione della manualistica. Abbiamo bisogno di persone che abbiano il coraggio di investire, come abbiamo fatto noi, sulle idee innovative! Certo, sarebbe necessario un sistema Paese realmente al fianco di chi ha voglia di fare. Penso a quello che succede negli Stati Uniti, dove i progetti e le idee geniali sono finanziate dai fondi private equity, dalle banche e dal sistema in generale, e continuo a sperare che un simile atteggiamento mentale e comportamentale si diffonda finalmente anche in Italia” aggiunge Mirko Pregnolato.
 
Il futuro?
“In pentola… bollono due o tre progetti per il 2015. Un’idea legata alle grandi potezialità racchiuse nel web, in particolare per favorire l’incontro fra domanda e offerta. Poi investiremo nella tecnologia dei droni. In particolare, i quadricotteri e i velivoli a 8 rotori. Robot estremamente sofisticati in grado di verificare e monitorare con un livello di sofisticazione estremamente elevato e ventiquattro ore su ventiquattro gli impianti delle grandi industrie siderurgiche e chimiche, evitando così – risponde Mirko Pregnolato – che debba intervenire l’uomo in ambienti industriali ad alto livello di pericolosità”.
 
“Questa particolare tecnologia – aggiunge Antonio Adinolfi – sarà il frutto di una stretta collaborazione con la mia… vecchia università. E per svilupparla adeguatamente ci avvarremo della collaborazione di un futuro ingegnere di 22 anni del Politecnico di Milano che diventerà un nostro stagista. Un’altra area di intervento sarà quella del ‘progetto carbonio’. I prodotti in carbonio sono leggeri ed economici, soprattutto dal punto di vista energetico. Lavoreremo poi sul dissociatore molecolare, vale a dire un termovalorizzatore che brucia rifiuti per generare energia. I progetti non mancano”.
 
Già, non mancano. Semmai, quello che manca è “il traino della grande industria. L’Italia non può pensare di andare avanti – commenta Mirko Pregnolato – solo con le piccole industrie. Il gioco di squadra, per essere veramente efficace, deve comprendere più soggetti, con diverse responsabilità e ruoli”.
 
 
L’articolo è riprodotto nella rubrica Imprese & Lavoro (Aziende Eccellenti)

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 23/09/2014

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