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BTSR INTERNATIONAL SpA - Olgiate Olona
Vivere nel futuro per crescere nel presente!
A 17 anni aveva già le idee chiare: realizzare dal niente un’azienda elettronica. “Sì, è proprio così. Sono sempre stato convinto che ognuno di noi ha nelle mani e nella mente il proprio futuro. Non basta prevederlo, l’importante è costruirlo. Proprio come diceva Albert Einstein”.

Ossia?
“Cito a memoria: d’ora in poi mi rivolgo solo al futuro, poiché ho deciso di passarci il resto della mia vita. Personalmente l’ho fatto e continuo a farlo”.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: Tiziano Barea, che adesso di anni ne ha 50, si è dato parecchio da fare e nel 1979, giovane perito elettronico, ha fondato la BTSR International SpA (acronimo che sta per: Best Technologies Study e Research): impresa elettronica hi-tech con sede operativa a Olgiate Olona e filiali in Argentina (BTSR Pan Am), Cina (BTSR Far East) e Africa, 100 dipendenti e un fatturato di 12 milioni di euro all’anno, l’85% del quale indirizzato verso il mercato internazionale (BTSR esporta in 30 Paesi).

Il core business dell’azienda consiste nella progettazione e costruzione di sensori e sistemi di controllo per la verifica della qualità nella produzione delle industrie tessili, oltre che nella realizzazione di apparecchiature estremamente sofisticate attraverso cui ottimizzare l’alimentazione del filato così da garantire l’eccellenza del processo produttivo. “La qualità - precisa Tiziano Barea - non ci limitiamo solo a misurarla, la rendiamo possibile!”.

BTSR è organizzata su diverse business unit, prevalentemente focalizzate sull’area industriale tessile: “Apparteniamo al settore meccano-tessile - spiega Barea - però le nostre capacità produttive sono trasversali e mediante il nostro project on demand siamo in grado di soddisfare le richieste provenienti da tutti i comparti industriali. La nostra filosofia operativa poggia su quattro pilastri fondamentali: design, innovazione per sfornare a getto continuo nuove idee e nuove soluzioni, tecnologie all’avanguardia, servizio di assistenza post-vendita”.

Della serie: non basta produrre coniugando efficienza ed efficacia, bisogna farlo garantendo elevati requisiti estetici.
“Davanti a due prodotti dalle performance sostanzialmente uguali - commenta Barea - che cosa sceglierà il cliente? Il prodotto più bello! Se proprio noi italiani non ci rendiamo conto di questo, beh, allora, i nostri concorrenti avranno vita più facile”.

La stessa sede fisica della BTSR a Olgiate è la dimostrazione evidente di che cosa significhi lavorare in un contesto ambientale ideale: prati verdi, fontane zampillanti, una reception che assomiglia alla plancia di un’astronave (“Sono un appassionato cultore della fantascienza - confessa Tiziano Barea - mi aiuta a proiettarmi nel futuro!”), uffici open space che favoriscono il dialogo e il confronto, reparti produttivi ultra automatizzati con una climatizzazione e un’illuminazione semplicemente perfette, e un laboratorio di ricerca che sembra fatto apposta per stimolare creatività e fantasia.

“Voglio che i miei collaboratori si sentano bene sia fisicamente che psicologicamente nell’ambiente di lavoro, così da rendere al massimo!”. Da pochi mesi Tiziano Barea ha assunto la carica di Presidente del settore metalmeccanico dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese. Ci rivolgiamo a lui nella sua nuova veste istituzionale per cercare di capire che cosa ci aspetta in questa seconda metà del 2010.

Presidente, nel maggio di quest’anno rispetto all’analogo periodo del 2009 gli ordinativi e il fatturato delle imprese industriali hanno fatto registrare incrementi rispettivi del +26,6% e del +8,9%, mentre le esportazioni verso i Paesi extra UE sono anch’esse aumentate di oltre il 26%: la Grande Crisi sta finalmente terminando?
“Difficile dirlo. I cicli economici hanno delle fluttuazioni sempre più rapide. A periodi di grandi difficoltà ne seguono altri di grande euforia.
Certo, il 2009 è stato terribile: con diminuzioni dei fatturati industriali del 30 e anche del 40%. Nel secondo quarto di quest’anno si è verificata una consistente accelerazione. Soprattutto quelle imprese che hanno una decisa vocazione internazionale stanno bene. I Paesi del BRIC, Brasile, Russia, India e Cina, sono in fase di crescita. I segnali che arrivano dal settore metalmeccanico mi inducono ad essere ottimista per il futuro. Lo ripeto: le aziende che si internazionalizzano hanno certamente delle chance di crescita superiori alle altre. Quelle che si rivolgono al mercato interno ed europeo sono destinate a soffrire”.

Ripresa economica, però, non sembra essere sinonimo di ripresa occupazionale. Come la mettiamo con il futuro dei giovani in cerca di un lavoro possibilmente stabile?
“Il periodo di Grande Crisi ha determinato e sta ancora provocando una vera e propria selezione all’interno delle imprese. Ci dobbiamo necessariamente confrontare con il resto del mondo. Le generalizzazioni sono sempre pericolose, oltre che inutili. Mi sembra più corretto portare ad esempio l’esperienza della mia azienda: a partire dalla fine del 2009 abbiamo cominciato ad assumere nuovo personale.
Dal novembre dello scorso anno ad oggi abbiamo assunto 15 persone, passando da 85 agli attuali 100 addetti. Molti sono dei giovani provenienti dagli Istituti tecnici locali. Chi lavora in BTSR è diplomato o laureato. Per noi la ricerca e lo sviluppo sono dei fattori strategici che ogni anno assorbono il 7% del fatturato aziendale. Gli investimenti innovativi sono una costante. All’interno del nostro laboratorio di ricerca e sviluppo lavora un team composto da 12 ingegneri elettronici e meccanici”.

Più innovazione, più internazionalizzazione, più investimenti? Cosa è veramente indispensabile per lo sviluppo aziendale?
“Sono tutti fattori che devono essere imprescindibilmente legati fra loro. L’innovazione sviluppa nuovi prodotti che permettono all’impresa di ottenere nuove soluzioni per risolvere magari vecchi problemi e per raggiungere elevati livelli di competitività.
Tutto questo è reso possibile dalla disponibilità di capitali adeguati. Così come l’apertura verso i mercati esteri garantisce all’azienda una reale prospettiva di crescita”.

Quando si parla di Cina si rischia di dire tutto e il contrario di tutto: grande mercato del presente e del futuro, oppure grande minaccia per l’industria manifatturiera italiana?
“Il comparto industriale si divide in due categorie d’imprese: quelle che realizzano prodotti e servizi esportabili in tutto il mondo e quelle le cui produzioni devono competere con le importazioni.
È chiaro che in questo secondo caso, allorché ci si deve confrontare con merci di aziende straniere che sopportano costi di produzione nettamente inferiori rispetto a quelli nostrani per tutta una serie di ragioni, le difficoltà aumentano esponenzialmente.
Con tutta probabilità l’ingresso della Cina nel WTO, avvenuto l’11 dicembre 2001, si è rivelato... affrettato, per usare un eufemismo. Si sarebbe dovuto verificare secondo criteri di maggior equilibrio e, soprattutto, di maggiore reciprocità commerciale. Bisognava pensarci prima.
L’apertura scriteriata dei mercati ha provocato e sta provocando degli scompensi gravi. Detto questo, rimango convinto che la Cina rappresenti comunque una grande opportunità. È chiaro che, perdurando le attuali condizioni di squilibrio commerciale o, per meglio dire, di concorrenza asimmetrica, il grande drago giallo rischia di rimanere un grande competitor”.

La presenza di un’impresa industriale sul territorio significa ricchezza e occupazione per il territorio medesimo, però vuole anche dire responsabilità sociale per l’azienda: è d’accordo?
“Assolutamente sì. Se non ne fossi più che convinto non avrei accettato la carica di Presidente del gruppo metalmeccanico di Univa.
Penso sia doveroso per gli imprenditori rapportarsi fra loro e con il contesto sociale che li circonda. In questo senso, l’esperienza associativa è utilissima. Più in generale, credo che la funzione sociale del fare impresa sia un preciso dovere dell’imprenditore che non deve mai dimenticarsi di chi soffre e patisce la miseria”.

Parole molto nobili...
“A cui seguono fatti concreti: BTSR ha finanziato la costruzione di un asilo in Guinea Bissau e la nostra stessa presenza in Africa attiene più a ragioni umanitarie che a convenienze di business. C’è bisogno di solidarietà e di umanità”.
 
l’Inform@zione n. 31 del 10 settembre 2010

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 25/07/2014

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