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ITALTETTI Srl - Busto Arsizio
Ci vorrebbero più... teste di legno!
La fame di materie prime per alimentare il motore economico dei sistemi industrializzati è la principale caratteristica che identifica sia le cosiddette società avanzate, sia quelle in via di sviluppo.

Peccato che da essa possano derivare effetti deleteri per gli stessi equilibri ecologici del pianeta e in definitiva, senza cadere negli allarmismi ansiogeni fini a se stessi, per il benessere e la sopravvivenza dell’animale uomo.

Mai come in questi ultimi anni la salute della Terra e di chi ci abita è apparsa (e appare) a rischio: dal riscaldamento globale ai disastri ecologici innescati dalla petrolio dipendenza-schiavitù, dai mutamenti climatici all’assalto selvaggio e indiscriminato alle risorse naturali, lo sviluppo senza controllo e senza limiti sta presentando un conto sempre più salato. “Se ci fosse un’autentica cultura del legno tanti dei nostri problemi si potrebbero risolvere e, soprattutto, sarebbe possibile avere uno sviluppo ecocompatibile”.

Poche, semplici e significative parole quelle pronunciate da Alessandro Gabrieli, insieme con il fratello Giorgio alla guida di Italtetti Srl: piccola impresa (una decina di dipendenti diretti e altrettanti collaboratori esterni, per un fatturato annuo di 2 milioni di euro) di Busto Arsizio specializzata nella lavorazione del legno.

“Siamo figli d’arte, l’attività imprenditoriale l’hanno cominciata - spiega Alessandro Gabrieli - nostro padre e nostro zio, poi, nel 1983, io e mio fratello abbiamo fondato la Italtetti che inizialmente ha puntato sulla costruzione di tetti in legno e che ora è in grado di realizzare intere abitazioni utilizzando il legno”.
 
La materia prima rinnovabile e pulita per eccellenza: “Non solo, ogni costruzione lignea - precisa Alessandro - imprigiona l’anidride carbonica e contribuisce quindi a far diminuire le emissioni in atmosfera di CO2 che, come tutti ormai sappiamo, è fra le cause principali del riscaldamento del pianeta”.

Tutto vero, però c’è il problema della deforestazione.
“Si tratta di un falso problema. Noi preleviamo la materia prima dalle cosiddette foreste coltivate in Austria e in Germania, dove oltre che una cultura c’è una vera e propria coscienza verde, il che significa che per ogni albero abbattuto ne viene piantato un altro, così da mantenere un perfetto equilibrio naturale.
Inoltre, costruire utilizzando il legno, anziché il cemento armato, non è soltanto una scelta più ecologica, si tratta di un’opzione di maggiore convenienza e funzionalità”.

Ossia?
Il legno è uno dei migliori isolanti in natura. Le case costruite in legno conservano letteralmente il calore e garantiscono dei risparmi per ciò che concerne la bolletta energetica estremamente significativi”.

Quanto significativi?
“La casa di mio fratello Giorgio, poco meno di 300 metri quadri distribuiti su tre piani, è stata integralmente costruita in legno, l’abbiamo finita nel dicembre del 2009. Giornalmente le spese energetiche dell’abitazione si aggirano intorno ai 3 Euro, se fosse stata edificata con il tradizionale utilizzo del cemento armato le spese avrebbero, come minimo, sfiorato i 10 Euro al giorno! Mi pare che la differenza sia tale da convincere anche i più scettici”.

E il pericolo del fuoco?
“Ma quale pericolo! Le case in legno sono ignifughe. Anche da questo punto di vista non c’è confronto”.

Allora, come mai non c’è la corsa a costruire sfruttando il legno?
“Bella domanda. La stessa che ci si potrebbe e dovrebbe porre pensando alla nostra esagerata dipendenza dal petrolio.
Non si abbandonano certe abitudini non solo per pigrizia e ignoranza, ma anche e soprattutto perché gli interessi di certe lobby sono troppo forti e troppo ben tutelati per essere superati. Qualche cosa si sta muovendo, per fortuna. Mi auguro che nel futuro la cultura del legno si rafforzi sempre di più. A cominciare dalle scuole”.

In che senso?
“L’anno scorso, in collaborazione con il Politecnico di Milano, abbiamo ospitato un laureando in ingegneria civile per uno stage. Subito dopo la laurea, l’Ingegner Andrea Diani è diventato un nostro prezioso collaboratore. Per sua stessa ammissione ha dovuto riprofessionalizzarsi, acquisendo tutte quelle nozioni sulle costruzioni in legno che l’università non gli aveva fornito, focalizzata com’era sull’utilizzo pressoché esclusivo del cemento armato.
Mio figlio Gianluca, dopo il diploma di geometra, si è iscritto in un’Università svizzera proprio per evitare di rimanere ‘vittima’ della stessa cultura cemento-centrica. L’altro mio figlio, Massimo, 26 anni, da 10 al mio fianco, si è formato sostanzialmente in azienda. Cambiare un certo tipo di mentalità, me ne rendo conto, è difficile, però bisognerebbe cominciare a farlo. A partire dalla scuola”.

Il 2010 sta finendo, il 2011 sarà finalmente l’anno della ripresa?
“Per quanto ci riguarda, pur avendo risentito in particolar modo nel 2009 della crisi, non ci possiamo lamentare. Quest’anno le cose sono andate bene, anzi il 2010 lo archivieremo come uno dei nostri migliori anni. Lavoriamo molto con i privati e questo, dal punto di vista dei pagamenti, è sicuramente un vantaggio. Nella nostra azienda la qualità è una costante. Ogni anno investiamo dai 100.000 ai 150.000 Euro in innovazione tecnologica e ricerca.
Tutte le nostre produzioni sono certificate. Pochi sanno, per esempio, che nella costruzione dei tetti si devono rispettare le normative denominate ‘linee vita’, vale a dire una serie di accorgimenti finalizzati a salvaguardare l’incolumità di chi sui tetti ci deve lavorare: pensiamo agli antennisti o agli addetti alla manutenzione.
Tutto il legname che adoperiamo ha la marchiatura della Comunità Europea e ogni prodotto accessorio rispetta precise norme eco ambientali. Le nostre vernici sono ecologiche, non hanno solventi e sono fatte con la cera delle api”.
 
l’Inform@zione n. n. 43 del 3 dicembre 2010




 
Luciano Landoni
pubblicato il: 25/07/2014

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