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TESSILIDEA SpA - Busto Arsizio
Produrre in Italia per vendere nel mondo!
La crisi del settore tessile-abbigliamento-moda data da ormai diversi anni. Dall’inizio del 2005, poi, con la cessazione degli accordi Multifibre, le importazioni dalla Cina sono diventate libere e i problemi per le aziende del comparto sono aumentati.

Dati recenti, raccolti da Cgil-Cisl-Uil, parlano della chiusura in Lombardia di una cinquantina di imprese, della perdita di 2.000 posti di lavoro (comprese anche le procedure di mobilità) e del ricorso alla Cassa integrazione guadagni per oltre 10.000 addetti.

La provincia di Varese, da sempre una delle culle nazionali del tessile-abbigliamento, non fa eccezione ed è costretta a convivere con questa difficile e problematica condizione.

Qualità, fantasia, creatività rischiano di non essere più sufficienti al tessile-abbigliamento made in Italy per riaffermare il proprio primato in casa propria e nel mondo? Il futuro dell’intero settore sta nella delocalizzazione produttiva?

Le risposte, soprattutto in rapporto ai dati ricordati prima, sembrerebbero scontate e invece non lo sono affatto. Le difficoltà ci sono, certo, sarebbe ingenuo oltre che inutile negarlo, però non mancano le prospettive di crescita. Basta saperle cogliere e, soprattutto, basta valorizzare nei fatti, e non solo a parole, i punti di forza del saper fare e del saper creare... all’italiana.

Ne è profondamente convinta Renata Pozzi, insieme al marito Angelo Vanzini alla guida di Tessilidea SpA: una piccola azienda specializzata nella produzione di tessuti per l’abbigliamento di qualità medio-alta, oltre 1 milione e 300.000 metri di tessuto all’anno, per il 70% destinati all’esportazione. “Esportiamo in Europa, particolarmente in Francia e Spagna, fino al ’96 il mercato tedesco costituiva uno sbocco molto importante - precisa la Signora Renata, la cui grinta imprenditoriale è pari solo alla sua assoluta discrezione, al punto da fare quasi fatica a strapparle letteralmente le parole da bocca - poi c’è stato un forte rallentamento e in questi ultimissimi mesi sembra vi sia un certo risveglio.

Un altro sbocco di rilievo è costituito dal mercato statunitense. Siamo poi presenti in Giappone, Corea e anche agli antipodi: in Nuova Zelanda. Il 2005 è stato un buon anno per noi e il 2006 si chiuderà ancora meglio!”.

La produzione di Tessilidea - concentrata quasi esclusivamente nell’abbigliamento femminile con tessuti in cotone/seta, cotone/lino ed elasticizzati - è integralmente realizzata in Italia: ”Il nostro piccolo gruppo - spiega Renata Pozzi - si trova sul territorio di Busto Arsizio: la tessitura, Texdea, a Sacconago, e il controllo qualità e spedizione collocati qui, a fianco del Sempione, dove c’è Tessilidea”.

Di solito, per superare l’ostacolo dei crescenti costi di produzione, si tende a delocalizzare la produzione fuori dall’Italia: come mai questa scelta in controtendenza?
“I nostri articoli sono molto speciali, con un alto tasso di creatività. La nostra scelta è stata dettata dall’esigenza di ottenere la massima qualità e il miglior connubio possibile fra tempistica di realizzazione e velocità di consegna: tutto per offrire al cliente un servizio all’avanguardia! Se ci viene richiesto qualche cosa ci particolare e la pezza campione deve partire nel giro di una settimana, ecco, in circostanze simili, noi siamo in grado di reagire positivamente e con tempestività.
Per poter garantire tutto questo c’è ovviamente bisogno di una logistica estremamente efficiente, da qui la necessità di circoscrivere l’intero ciclo produttivo in zona. Poi, ci sono anche altre ragioni”.

Quali?
“Puntando molto sulla personalizzazione, c’è bisogno di una tale accuratezza e di una qualità così elevata da sconsigliare l’azzardo di andarle a cercare all’estero! Dobbiamo cercare di valorizzare al massimo le caratteristiche peculiari del nostro modo di produrre, inteso come capacità di fare tipica dell’Italia”.

Vale a dire?
“Quali sono le vere e autentiche ricchezze del nostro Paese? La cultura, il senso del gusto, le straordinarie capacità manuali. Se non sfruttiamo al massimo i nostri talenti più autentici cosa ci rimane?
Il nostro ufficio stile, anche grazie alla collaborazione di consulenti esterni, analizza quotidianamente nuove idee e nuovi progetti ed è così che riusciamo a far nascere due collezioni all’anno: inverno/estate, con una predilezione per l’estivo. Comperiamo il filato e produciamo il tessuto che viene poi venuto ai confezionisti.
L’intero processo favorisce un indotto non indifferente”. “Le logiche del mercato globale sono ferree, guai a non tenerne conto! L’attenzione che attribuiamo all’evoluzione dei mercati è una costante del nostro operare.
Aver mantenuto la produzione in Italia significa - interviene Angelo Vanzini - essere riusciti a conservare le nostre radici senza, con questo, essere venuti meno alle ragioni di convenienza economica”.

Parlare di mercato globale equivale ad affrontare il nodo della cosiddetta “concorrenza sleale”: un problema che interessa tutto il sistema industriale nazionale e che preoccupa, in particolare, il comparto del tessile-abbigliamento.
“Devo dire - osserva Renata Pozzi - che molto spesso sono sconcertata dalle scelte politiche compiute a livello europeo, dove gli interessi in gioco sono molteplici e contrastanti fra loro. Anche se qualche passo in avanti è stato fatto, ne rimangono ancora tanti da fare lungo la strada della tracciabilità del prodotto, vale a dire la possibilità concreta per il consumatore di sapere con che cosa ha a che fare dal punto di vista della qualità dei materiali impiegati e del lavoro svolto per trattarli.
Per il nostro settore, la contraffazione è un problema reale. Inoltre, si deve stare molto attenti alla conservazione dell’intera filiera del tessile-abbigliamento, altrimenti il rischio concreto è quello di pregiudicarne il futuro, provocando anche l’allontanamento dei giovani dal settore e, quindi, perdendo l’apporto di menti fresche e giovani”.

Da questo specifico punto di vista, il vostro gruppo in quali condizioni si trova?
“Abbiamo i nostri due figli - rispondono Renata Pozzi e Angelo Vanzini - Chiara e Massimiliano, entrambi inseriti in azienda: la prima, 27 anni, comincia ad occuparsi dell’area commerciale e il secondo, 33 anni, segue la produzione all’interno della tessitura di Sacconago”.

Nel tessile-abbigliamento si... cuce ancora, ma soprattutto si... taglia molto, nel senso che si continuano a perdere posti di lavoro: una tendenza irreversibile?
“Noi, nel nostro piccolo, occupiamo, fra Tessilidea e Texdea, oltre 30 persone: tutte assunte con contratto di lavoro a tempo indeterminato. Non abbiamo mai fatto - risponde Renata Pozzi - riduzioni di personale, anzi. Certo, le difficoltà non mancano e mantenere intatta la dimensione produttiva diventa sempre più difficile. Il rischio reale, e parlo pensando all’intera Europa, è che ci si trasformi in un gigantesco centro commerciale: un altro frutto avvelenato della cosiddetta concorrenza sleale”.

La lingua batte dove il dente duole...
“È inevitabile. Nessuno rifiuta di confrontarsi con il resto del mondo. Il tutto deve però avvenire all’interno di una cornice di regole chiare, eque ed uguali per tutti. Noi, con i nostri clienti esteri americani, tanto per fare un esempio concreto, dobbiamo firmare delle dichiarazioni d’intenti con le quali assicuriamo di non utilizzare manodopera giovanile, di non fare uso di sostanze nocive alla salute e così via. Sono impegni sacrosanti che noi rispettiamo rigorosamente da sempre. Come lo facciamo noi, lo devono fare anche gli altri, altrimenti la concorrenza è falsata e diventa sleale! È qui che deve intervenire la sfera politica, guardando avanti e dimostrando di avere delle autentiche capacità progettuali”.

A proposito di politica, in queste ultime settimane non si è fatto altro che parlare di Legge Finanziaria: che ne pensa?
“Per carità! Mi pare che fra le ultime Finanziarie, questa in discussione batta tutte le precedenti in fatto di confusione!
Ogni giorno cambiano le carte in tavola. Manca un minimo di chiarezza. Quali saranno le linee del futuro? Che fine ha fatto la storia degli aiuti alle aziende? A parte il cosiddetto cuneo fiscale, naturalmente, la cui applicazione peraltro non mi sembra di certo un esempio di chiarezza.
Di tutta questa confusione non se ne può veramente più! Il problema vero è che non si vede proprio un’autentica idea di sviluppo. Mancano delle indicazioni precise in merito ad un’autentica politica delle infrastrutture: vorrei vedere degli incentivi per le scuole, per le strade e invece...”.

l’Inform@zione n. 39 del 10 novembre 2006



 
Luciano Landoni
pubblicato il: 25/07/2014

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