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ARETA INTERNATIONAL Srl - Gerenzano
Ricercare per migliorare la salute!
Il mercato delle biotecnologie in Italia significa un business di poco meno di 5 miliardi di Euro, con 228 aziende sparse sul territorio nazionale.

Di queste, 78 operano in Lombardia e il polo regionale del biotech ha il cuore e la mente collocati nell’Insubrias BioPark di Gerenzano, in provincia di Varese.

Un parco scientifico tecnologico (nato per volontà dell’ente Provincia, del Canton Ticino, della Comunità di Lavoro Regio Insubrica, dell’Università dell’Insubria, della Fondazione Cardiocentro Ticino-Lugano e del comune di Busto Arsizio) al cui interno operano numerose piccole imprese che hanno fatto della ricerca applicata la loro ragione di vita.

Una delle punte di diamante dell’Insubrias BioPark è l’Areta International Srl: 25 ricercatori, un fatturato che sfiora i 2 milioni di Euro l’anno, specializzata nello sviluppo di farmaci innovativi basati sulle cellule e derivati dalle stesse.

Una storia imprenditoriale di successo che sembra fatta apposta per dimostrare nei fatti quanto sia importante saper coniugare capacità professionali, voglia di rischiare e desiderio di conquistare il proprio futuro: “Quando la Dow Chemical decise di abbandonare il settore farmaceutico - spiega la biologa Maria Luisa Nolli, fondatrice e Amministratore delegato di Areta International - vendendo l’attività alla Hoechst-Le Petit, compreso il centro ricerche di Gerenzano, dove lavoravo da quindici anni come responsabile dei laboratori di biologia cellulare, decisi di rischiare e di mettermi in proprio”.

Era la fine del 1999: un anno di svolta nella vita della Dr.ssa Nolli e quello della nascita di Areta International: “Decisi di mettere a frutto la mia esperienza professionale, incentrata sulla generazione e produzione di anticorpi derivati dalle cellule e, dopo aver preso la partita Iva, cominciai”.

A 10 anni da quell’inizio Areta International è cresciuta ed è diventata un punto di riferimento per la ricerca e lo sviluppo di farmaci utilizzati nelle terapie antitumorali, nella cura delle malattie metaboliche e del sistema nervoso centrale. La ricerca è molto costosa e non immediatamente “commercializzabile”.

Come ve la cavate in un periodo così difficile?
“Con tantissimo impegno. La nostra strategia operativa si basa sul principio del contract manufacturing: da un lato forniamo servizi a ospedali, centri di ricerca, aziende farmaceutiche soddisfacendo la loro domanda di cellule necessarie per le sperimentazioni in laboratorio e dall’altro puntiamo sulla ricerca per lo sviluppo di nuovi farmaci. Il primo canale finanzia il secondo che, per essere precisi fino in fondo, usufruisce anche dei finanziamenti dell’Unione Europea.
Inoltre, contiamo molto sulla esternalizzazione dei servizi di gestione amministrativa e finanziaria. Per la stesura del business plan mi avvalgo della consulenza di mia sorella Federica che è un’esperta di finanza. Fra i miei principali collaboratori ci tengo a ricordare il nostro Direttore tecnico: il Dottor Luigi Cavenaghi, la cui qualifica gode dell’imprimatur del ministero della Salute”.

Lo scorso anno Areta International ha inaugurato il nuovissimo impianto per la produzione cellulare GMP (Good Manufacturing Practices: le buone norme di fabbricazione, nel pieno rispetto della recente regolamentazione europea), finanziato interamente dalla stessa società e concepito con criteri innovativi di tecnologia produttiva: niente impianti fissi, ma solo dispositivi mono-uso che alla fine del processo di produzione vengono eliminati, evitando così ogni genere di contaminazioni. Fra tutte le aziende biotech italiane, Areta è l’unica ad avere in dotazione una tecnologia così avanzata.

“Siamo in grado di garantire diverse tipologie di prodotti biologici: cellule staminali per la ricostruzione ossea, per la terapia genica e per la medicina rigenerativa. Membrane che un tempo - precisa Maria Luisa Nolli - venivano buttate, come la placenta, adesso possono diventare sorgenti di potenziali nuovi farmaci. La qualità della nostra produzione è assoluta perché è la stessa produzione ad essere naturale!
Per la nostra espansione - continua la biologa a capo di Areta International - abbiamo ‘copiato’ dalla natura, imitando la clonazione delle cellule. Tante piccole società legate ad Areta e frutto di diverse joint-ventures su progetti di ricerca ad hoc”.

Quale sarà il vostro futuro?
“Il progetto europeo FP6, evoluto con protezione brevettuale Areta, relativo ad un potenziale vaccino per linfomi non Hodgkin, in pratica i tumori del sangue. Si tratta di una ricerca che abbiamo condotto con il Centro Riferimento Oncologico di Aviano, diretto dal Dottor Riccardo Dolcetti”.
 
l’Inform@zione n. 19 del 15 maggio 2009




 
Luciano Landoni
pubblicato il: 25/07/2014

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