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FRAMAX Srl - Besnate
Il futuro “illuminato” dei tessuti!
Uno dei luoghi comuni più diffusi, attraverso il quale si tende a spiegare il perché del “declino” economico italiano, è quello secondo cui il sistema produttivo nazionale non sarebbe in grado di innovare (né i processi, né i prodotti) a causa della predominanza al suo interno delle piccole industrie.

Dato che le imprese sopravvivono nel tempo per la capacità di innovare, se quelle piccole hanno difficoltà a farlo, allora, inevitabilmente, si imbocca la strada del “declino”.
 
Un sillogismo apparentemente incontestabile, ma falso! Le piccole e medie industrie innovano, eccome.
 
Diceva lo scrittore americano Mark Twain: “Non sapevano che fosse impossibile, allora l’hanno fatto!”.

Ed è proprio così. Il caso della Framax Srl di Besnate è, a questo proposito, significativo: uno dei tanti esempi di ricerca empirica, svolta quasi inconsapevolmente dall’imprenditore (che nella circostanza specifica è una imprenditrice, Monica Martarello), durante la propria esperienza professionale, a cui ha fatto seguito in termini pratici una soluzione innovativa.

“È da più di vent’anni - spiega Monica Martarello, quarantunenne ultragiovanile di Quinzano di Sumirago - che lavoro nel settore del frastaglio e dell’intaglio di prodotti tessili.

Nel campo del ricamo fornisco rotoli di pizzo e passamaneria per la confezione di completi intimi. I miei clienti sono aziende del calibro di Parah, Gruppo La Perla, Calzedonia. Un paio d’anni fa - continua - ho brevettato una tecnologia innovativa basata sull’utilizzo del laser che mi permette di eseguire tagli o intagli decorativi di estrema precisione, nonché di imprimere permanentemente motivi decorativi o scritte”.

Un’innovazione nata dall’esperienza diretta?
“Proprio così. Ho cominciato questa attività a diciannove anni, confezionando ricami a casa mia con un paio di macchine. L’entusiasmo e l’amore per il mio lavoro, due caratteristiche che mantengo tuttora, mi hanno letteralmente fatto crescere e così, oggi, l’azienda occupa 13 dipendenti e, nonostante le inevitabili difficoltà, è in fase di ulteriore espansione.
Con la tecnologia al laser, perfezionata nel 2005, le lavorazioni di taglio o impressione permanente del tessuto si possono eseguire su pezze di tessuto di altezza massima di 180 centimetri e una lunghezza che può variare da 10 fino a 100 metri e multipli, oppure su singoli sagomati.
Il tipo di lavorazione - prosegue Monica Martarello - da eseguire viene sempre analizzato con il cliente per verificarne la fattibilità. La qualità, l’originalità e anche la durata del tempo dei disegni sono tali da superare nettamente quelli realizzati tradizionalmente mediante la procedura di stampa”.

Questa tecnologia laser è stata brevettata?
“Sì. Il brevetto, certificato in Italia ed Europa, con il sostegno del Centro Volta di Como, riguarda esattamente la possibilità di incidere il marchio dell’azienda produttrice sulla spallina di un completo intimo con un livello qualitativo che non ha confronti.
Il laser può essere applicato su tutti i tessuti, non scolorisce, ha una migliore definizione e, come ho già detto, una durata superiore rispetto alle tecniche di stampa”.

Una soluzione “totale”, insomma?
“Beh, non esageriamo. Non posso dare il colore, anche se tramite il laser si possono dare le sfumature, dal momento che non si agisce solo sulla superficie del tessuto, ma anche sugli strati più interni dello stesso.
Inoltre posso lavorare una gamma veramente elevata di materiali con le più svariate applicazioni: dall’abbigliamento all’arredamento, per intenderci. L’intero processo produttivo è amplificato e velocizzato, dato che il laser può lavorare a ciclo continuo su metrature di stoffa estremamente consistenti: mi arrivano rotoli che vanno dai 50 ai 100 metri e che possono essere lavorati completamente o a singoli pezzi”.

L’utilizzo del laser è cominciato nel 2005, ci sono ancora margini di miglioramento/perfezionamento per questa tecnologia innovativa?
“Penso proprio di sì. Siamo ancora in una fase di sperimentazione. Vengono realizzate innumerevoli campionature, attraverso l’utilizzo di diversi tessuti: dal cotone al lino, dalla lycra alla seta, senza trascurare il cosiddetto tessuto tecnico, la pelle, il denim, il velluto e così via”.

Quali sono stati gli effetti di una simile innovazione rispetto alle esigenze della clientela?
“Molto positivi. Faccio un esempio concreto: recentemente siamo stati contattati da un cliente austriaco interessato a realizzare un marchio da apporre sopra delle borse artigianali estremamente pregiate. Mediante il laser abbiamo creato questo marchio che ha soddisfatto in pieno i requisiti richiesti. La qualità e l’originalità della lavorazione sono tali che è impossibile non apprezzarle”.

Dato che i campi di applicazione sono molto vasti, c’è stata qualche lavorazione… particolare?
“Lavorando un materiale molto simile alla plastica, tramite il laser abbiamo riprodotto delle squame, del tutto uguali a quelle della pelle di serpente, creando una specie di pelle di pitone”.

Per soddisfare le richieste di mercato l’innovazione è necessaria, rischia però di non essere sufficiente se non è affiancata, soprattutto nel settore dell’abbigliamento intimo, da un’opportuna dose di… fantasia?
“Proprio per questo la Framax si è dotata di un reparto creativo nel quale opera una disegnatrice che lavora in stretta collaborazione con il responsabile della tecnologia laser, mio marito Massimo Merlin. La nostra è, sì, una piccola azienda che però si è strutturata al proprio interno in rapporto agli sviluppi innescati dalla nuova tecnologia”.

Le nuove tecnologie nascono, oltre che dalle idee e dai progetti di crescita dell’imprenditore, anche dagli investimenti innovativi: da questo punto di vista avete ricevuto delle agevolazioni e da chi?
“Se non fosse stato per le consulenze dei professionisti che ci seguono... Le cosiddette istituzioni, Associazioni e Camera di Commercio, al di là di tante parole, hanno fatto poco o niente. Attraverso consulenze private siamo riusciti ad ottenere dei finanziamenti per l’imprenditoria femminile stanziati, credo, dalla Regione Lombardia.
Ma la molla principale è stata ed è il grande amore per il mio lavoro e la volontà di migliorare costantemente, puntando sulle novità. C’è stato un momento, all’inizio degli anni ’90, fra il 1993 e il 1995, durante il quale abbiamo attraversato una fase di difficoltà, abbiamo dovuto stringere i denti e lo abbiamo superato”.
 
l’Inform@zione n. 23 dell’8 giugno 2007




 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/07/2014

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