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CACCIA ELETTRONICA INDUSTRIALE - Legnano
Più innovazione e meno... rughe!
In tempi di grandi e repentine trasformazioni del mercato - sempre più allargato e sempre più competitivo - solo chi è capace di adattarsi con tempestività ed efficacia ai cambiamenti può sopravvivere e crescere.

È proprio quello che è successo alla Caccia Elettronica Industriale di Legnano. Un esempio da manuale di come una piccola industria sia stata in grado di riconvertirsi per superare una grave crisi - quella che ha colpito nel recente passato l’intero comparto meccano-tessile - e imboccare una nuova strada di sviluppo: il business delle apparecchiature per l’estetica.

“Quando ci siamo sposati, nel 1974, sia io che mia moglie abbiamo immediatamente deciso di puntare sull’attività imprenditoriale - esordisce Giuseppe Caccia, perito elettronico e... inventore per vocazione, con accanto la moglie, Maria Maddalena Alberici, ragioniera-commercialista con il pallino dell’organizzazione amministrativa - e così abbiamo fondato la Caccia Elettronica Industriale, un’azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di automazione industriale da applicarsi in particolare sulle macchine tessili”.

“Mio marito ha sempre avuto l’istinto dell’inventore - aggiunge la moglie - cioè la capacità di escogitare soluzioni nuove per semplificare e migliorare procedimenti complessi. Per lui non esistono traguardi, ma solo punti di partenza da cui prendere le mosse per progredire ulteriormente”.

L’automazione industriale si è rivelata una scelta vincente?
“All’inizio senza alcun dubbio. Prima delle innovazioni tecnologiche, una qualunque macchina tessile aveva delle prestazioni limitate: lavorava 5 metri di tessuto al minuto, richiedeva numerosi interventi manuali e così via.
Con l’introduzione delle automazioni realizzate da noi - prosegue Giuseppe Caccia - le cose sono nettamente migliorate e i metri lavorati al minuto sono diventati 30. Inoltre, una macchina con inglobate queste innovazioni veniva esportata in tutto il mondo e il prezzo della stessa era estremamente competitivo”.

Insomma, il massimo...
“I guai sono arrivati dopo. Dal 1975 al 1990 la Caccia Elettronica Industriale ha continuato lungo la strada dell’automazione di processo, abbiamo anche predisposto dei sensori particolari per agevolare l’operatore tessile consentendogli di analizzare l’altezza del tessuto, lo spessore e altre caratteristiche fondamentali per migliorare la qualità della produzione. Aggiungo solo un particolare: i costruttori di macchine tessili che hanno adottato le nostre automazioni hanno incrementato le vendite in misura straordinaria, da 5 macchine all’anno a 35! Cifre che si commentano da sole”.

Poi, cosa è successo?
“È arrivata la marea cinese. Una marea che ha travolto tutto e tutti. Dalla Cina - risponde Maria Maddalena Alberici - sono arrivati macchinari a prezzi stracciati che hanno letteralmente messo in crisi tutto il settore meccano-tessile italiano. Aziende che hanno dovuto ridimensionarsi e altre che hanno chiuso. Il nostro fatturato è precipitato da sette miliardi e mezzo di vecchie lire a 700 milioni!”.

Come avete reagito?
“Per tentativi. Il primo, che peraltro non abbiamo abbandonato, ha puntato sul risparmio energetico. Abbiamo costruito un dispositivo - replica Giuseppe Caccia - che, applicato all’alimentazione dell’impianto luci delle fabbriche industriali, consente risparmi di energia elettrica nell’ordine del 20-70%, con una minima riduzione dell’illuminazione.
Lo abbiamo fatto sulla falsariga di una legge dello Stato che imponeva a tutti i comuni di diminuire l’inquinamento luminoso. Però, siamo in Italia e, come purtroppo succede, indipendentemente dalla legge... Nonostante tutto, ci siamo dati da fare, abbiamo puntato sul marketing, ma i risultati sono stati deludenti.
Tuttavia, non abbiamo mollato e, proprio di recente, sembra che qualche cosa si stia muovendo, soprattutto all’estero. Per la precisione in Cile, un paese che si sta sviluppando a ritmi consistenti e che quindi è in grado di apprezzare il valore effettivo del risparmio energetico.
Noi, come azienda, utilizziamo energia rinnovabile e, facendolo, abbiamo evitato la combustione di 90 barili di petrolio e l’immissione in atmosfera di 30 tonnellata di anidride carbonica. Non voglio vantarmi, però se tutti adottassimo comportamenti energeticamente virtuosi...
Continuo ad essere fiducioso che prima o poi anche in Italia, con tutto il parlare che si è fatto e che si fa sulla necessità di consumare meglio e meno energia... Nello stesso tempo abbiamo ulteriormente sviluppato il discorso relativo alla sensoristica tessile. Ma il vero fattore di svolta è stata ed è l’area delle apparecchiature elettromedicali per l’estetica della pelle”.

Automazione industriale, risparmio energetico e adesso estetica della pelle. Come è stata possibile una riconversione così radicale?
“Il business dell’estetica ha preso il via nel 2002-2003, in realtà era da oltre vent’anni che facevamo progetti in questo senso - precisa Giuseppe Caccia -. Adesso abbiamo deciso di sfruttarli puntando sulle apparecchiature a luce pulsata per la depilazione e il fotoringiovanimento”.
“Non ci si deve meravigliare più di tanto - interviene Maria Maddalena Alberici -. L’automazione ha delle applicazioni universali e quindi anche in campo estetico. Mio marito ha progettato macchine per imballare e selezionare le uova, per confezionare i gelati, per il montaggio automatico dei tappi dei radiatori delle autovetture, per la preparazione dei fuochi d’artificio”.

D’accordo, possibilità praticamente infinite. Ma in cosa consistono quelle relative all’estetica della pelle?
“Innanzi tutto bisogna dire che la società che se ne occupa è la Sistemi Elettronici Digitali che ha una sua linea di produzione con il marchio Blue Moon.
Si tratta di una società che avevo creato alla fine degli anni ’90 per altri scopi e che ora produce appunto apparecchiature elettromedicali ed estetiche. Il principio è il trattamento dei peli epidermici: prima della soluzione che abbiamo approntato - spiega Giuseppe Caccia - le tecniche utilizzate, soprattutto dagli israeliani e dagli svedesi, non riuscivano ad abbinare precisione e velocità nella depilazione.
Il problema, infatti, è eliminare il pelo nero antiestetico mediante raggi laser o luci al flash senza danneggiare la pelle.
La nostra soluzione è stata quella di realizzare un sensore che misura in automatico il fototipo della pelle: i valori del fototipo vanno da 1 a 6 e per 6 si intende un’epidermide con un contenuto di melanina che la rende quasi nera.
Sempre automaticamente “lo stesso sensore” regola il valore dell’irraggiamento luminoso della macchina così da garantire una procedura di depilazione efficace, indolore e veloce. In pratica abbiamo risolto i problemi relativi alle lentezza del laser e gli inconvenienti provocati dalle procedure IPL (Intense Pulse Light, ndr).
Con la nostra apparecchiatura a sensori non occorre essere un esperto estetista per fare il procedimento di epilazione o depilazione. Inoltre, prima non era possibile trattare il pelo biondo, che ha un basso contenuto di melanina, ora invece con la nostra innovazione si può intervenire anche lì”.

Sappiamo tutto sulla depilazione, e il fotoringiovanimento cos’è?
“Un procedimento che consente di eliminare dalla pelle le macchie solari e le macchie di senilità. Anche in questo caso, attraverso un adattamento specifico per ogni tipo di epidermide e mediante l’utilizzo di luce al flash, si riesce ad eliminare le macchie. Così come le rughe superficiali.
Si crea un ‘danno termico’ laddove c’è la ruga e il corpo reagisce producendo elastine e collagene in maniera tale da ‘riempire’ l’area in cui si trova la ruga, la pelle si distende e la ruga stessa scompare.
Abbiamo costruito due macchine, la prima si chiama mesoderma e serve per il rassodamento di glutei, seni, cosce e pelle del viso; la seconda si chiama intraderma e con la tecnica della radiofrequenza riesce ad andare più a fondo per curare gli inestetismi della pelle. Tutte le nostre apparecchiature - continua Giuseppe Caccia - sono naturalmente sperimentate e testate in base a rigorosi protocolli medici”.

Una riconversione produttiva così accentuata che effetti ha determinato in termini di sviluppo aziendale?
“Attualmente - risponde Maria Maddalena Alberici - occupiamo una quindicina di persone, 8 dipendenti sono laureati, e prevediamo nel breve periodo di accrescere ulteriormente il numero di occupati. Lo scorso anno abbiamo investito 100.000 Euro in ricerca. Il fatturato attribuibile al business dell’estetica è passato da 50.000 euro nel 2003 a 1 milione e 100.000 nel 2006, con la previsione di sfondare il tetto dei due milioni quest’anno!
Esportiamo i nostri macchinari in Canada, Russia, Giappone, Cile, Perù, Brasile e abbiamo ottime prospettive per il Nord Africa, Tunisia in particolare, e per gli Emirati Arabi.
Un problema ancora non del tutto risolto è quello dell’organizzazione lavorativa interna. La forza lavoro, dopo la riconversione dall’automazione industriale indirizzata al meccano-tessile a quella relativa al settore estetico, è quasi del tutto cambiata, però quella nuova, costituita prevalentemente da giovani laureati, non ha ancora acquisito la sufficiente flessibilità mentale. La buona volontà, però, c’è e sia io che mio marito siamo sicuri che anche questo nodo sarà sciolto quanto prima”.

Alla Caccia Elettronica Industriale, alias Sistemi Elettronici Digitali l’innovazione continua è proprio un fatto di testa e di... pelle!
 
l’Inform@zione n. 21 del 25 maggio 2007




 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/07/2014

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