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ALFREDO GRASSI SpA - Lonate Pozzolo
Vestire e proteggere chi lavora!
La Tessitura Alfredo Grassi fu G. (dove la G sta per: Giulio), fondata a Busto Arsizio nel 1925, “non provvede solo alla produzione di tessuti, ma anche alla confezione in serie di camicie, pigiami, tute, vestiti da uomo.

Felice è stata questa iniziativa di aggregare alla tessitura reparti per la fabbricazione di capi di vestiario destinati al grande pubblico lavoratore”.

Così si può leggere nel catalogo di presentazione della “Mostra del tessile nazionale”, anno 1937, di Roma.

“Si può dire che la vera e propria trasformazione dell’azienda, nata per iniziativa di mio nonno Alfredo, sia stata innescata, probabilmente poco prima della II Guerra mondiale, a seguito della contestazione di una fornitura all’esercito di tessuto cardellino, allora utilizzato per confezionare le divise militari”.
 
Le parole di Roberto Grassi, 42 anni, Amministratore Delegato dell’attuale Alfredo Grassi SpA di Lonate Pozzolo (rappresentante, insieme al cugino Alfredo, 51 anni, anch’egli Amministratore Delegato, della 3ª generazione imprenditoriale) sembrano fatte apposta per avvalorare nei fatti il noto proverbio secondo cui... non tutto il male viene per nuocere.

In che senso quella “contestazione” ha cambiato l’azienda?
“Quando mio nonno Alfredo si vide rendere tutta la fornitura di tessuto decise, da buon bustocco, di non buttarla e di riutilizzarla in altro modo. Decise di farne abiti da lavoro, all’epoca si trattava dell’articolo più semplice da confezionare. E fu proprio da lì che nacque il vero e proprio business dell’abbigliamento professionale e della sicurezza anti-infortunistica”.

Attualmente la Alfredo Grassi occupa 700 addetti (100 in Italia, nella sede direttiva di Lonate Pozzolo, e il resto in Romania), fattura annualmente 40 milioni di euro ed esporta circa un quarto della produzione in Francia, Spagna e nei Paesi del Nord Africa.

Un’azienda che si è ristrutturata e che ha conquistato la leadership nell’area specifica del cosiddetto tessile-tecnico per soddisfare le esigenze del “grande pubblico lavoratore”: dall’abbigliamento di lavoro tradizionale a quello più sofisticato per Vigili del Fuoco, Polizia, Carabinieri, lavoratori delle Poste e delle Ferrovie dello Stato e, in genere, per tutti coloro che necessitano di indumenti di protezione.

“Pur mantenendo la tessitura - spiega Roberto Grassi - la confezione è diventata l’attività principale con il vantaggio, rispetto alla concorrenza, di una struttura verticalizzata: si parte dalla tessitura, ci sono poi le fasi di studio stilistico e di taglio, entrambe supportate dalle più moderne tecnologie Cad/Cam, e si arriva alle operazioni di confezionamento”.

La vostra delocalizzazione in Romania (600 addetti) è stata veramente imponente.
“L’unità produttiva estera è stata attivata agli inizi degli anni ’90, per la necessità di ridurre i costi produttivi rispetto a quelli in vigore in Italia, inoltre questa delocalizzazione è servita alla società per acquisire una dimensione idonea che le permettesse di partecipare alle gare per le forniture alla pubblica amministrazione italiana. Si è trattato di una delocalizzazione strategica: necessaria per diventare più forti... in Italia”.

E il problema della qualità del prodotto?
“Lo abbiamo affrontato e risolto scartando l’ipotesi di appoggiarci ad una produzione conto-terzi. La fabbrica in Romania è direttamente gestita dalla Alfredo Grassi: abbiamo operato una delocalizzazione attenta, cercando di non impoverire il patrimonio di conoscenze e competenze italiano, senza cioè contribuire a creare nuovi concorrenti fuori dai confini nazionali.
Inoltre, come ho già accennato, abbiamo potuto aumentare la forza lavoro, senza gravare con questo la sede italiana di costi produttivi proibitivi, e raggiungere così una massa critica adeguata”.

La società, già dalla sua fondazione e poi a causa del (provvidenziale) errore compiuto nella fornitura all’esercito, ha sempre puntato sugli indumenti da lavoro, ma qual è stato il vero e proprio momento di svolta che vi ha indotto a fare dell’abbigliamento professionale e di sicurezza antinfortunistica il vostro core business?
“L’anno cruciale è stato senza dubbio il 1994: quando, grazie alla Legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, siamo stati i primi in Italia a certificare i giubbetti ad alta visibilità, quelli, per intenderci, che indossano i lavoratori stradali o gli automobilisti costretti a scendere dalla propria vettura per sostituire una gomma, secondo la normativa europea En 471. Un’operazione realizzata in collaborazione con il Centro Tessile Cotoniero di Busto Arsizio.
Sono seguite tutte le altre certificazioni: dall’En 531 contro l’esposizione a calore e fuoco all’En 470 per operazioni di saldatura, dall’En 469 per i Vigili del Fuoco all’ENV 342 contro il freddo, solo per citarne alcune”.

In due parole, quali sono le caratteristiche fondamentali del cosiddetto tessile tecnico?
“Sempre più confort e sempre più sicurezza individuale per chi lo indossa”.

Anche in questa specifica nicchia di mercato la... Cina è vicina?
“Sì, ormai le capacità produttive cinesi hanno raggiunto un rapporto qualità/prezzo tale da renderle interessanti anche per i nostri clienti. È chiaro che la nostra struttura produttiva dovrà evolversi ulteriormente”.

Verso quale direzione?
“Continua innovazione e proposta di nuovi prodotti, nella speranza che i cinesi impieghino un po’ di tempo per... copiarli. Le altre ‘armi’ in nostro possesso si chiamano velocità estrema nelle consegne, sempre più servizi aggiuntivi per i clienti e politiche di ricerca e sviluppo”.

Punto dolente per le piccole e medie industrie italiane sembra essere proprio la scarsa propensione alla ricerca.
“Per quanto ci riguarda abbiamo un laboratorio, nel quale lavorano 4 persone, dedicato esclusivamente allo studio di nuove soluzioni. Ogni anno aumentano le risorse che destiniamo alla ricerca e all’innovazione. Certo, gli sforzi si moltiplicano rispetto alle difficoltà crescenti che il tessile-abbigliamento in generale e il tessile-tecnico in particolare affrontano quotidianamente”.

C’è oppure no la ripresa economica?
“Beh, con i tagli che continuano ad esserci nel settore della pubblica amministrazione e nel militare e con le Ferrovie dello Stato e l’Alitalia sull’orlo del fallimento non mi pare proprio si possa parlare di una ripresa veramente degna di questo nome, almeno in rapporto alla nostra attività particolare”.

Il bicchiere, allora, rimane sempre e comunque... mezzo vuoto?
“Al contrario, noi ci sforziamo di considerarlo, sempre e comunque, mezzo pieno. Battute a parte, grazie all’impegno di tutta la nostra ‘squadra’ siamo i fornitori ufficiali per la vestizione dei dipendenti delle Ferrovie dello Stato, della Ferrari, delle Poste Italiane, così come dei Vigili del Fuoco, della Polizia e dei Carabinieri, giusto per citare alcuni dei nostri principali clienti.
Guardando all’estero, posso aggiungere i Vigili del Fuoco di Parigi e Marsiglia, i due comandi più rappresentativi di tutta la Francia, la Police e la Gendarmerie Francaise e l’aeronautica transalpina.
Anche la Guardia Civil e la Policia spagnola vestono i nostri indumenti. Il nostro settore specifico soffre di una grande ciclicità, per rimanere competitivi bisogna sempre inventarsi qualche cosa di nuovo”.

Per esempio?
“Il servizio di logistica che ormai da diversi anni siamo in grado di fornire alle Ferrovie dello Stato, alle Poste, ai principali gruppi petroliferi e alle concessionarie automobilistiche.
Siamo in grado di effettuare delle spedizioni personalizzate dei vari indumenti richiesti, ottimizzando la gestione delle scorte di magazzino, vestendo persona per persona i ferrovieri, gli addetti ai distributori di benzina, i dipendenti delle concessionarie delle principali case automobilistiche e così via”.

La Alfredo Grassi è un’azienda a conduzione familiare giunta alla 3ª generazione: le successioni generazionali sono un ostacolo o un’opportunità di crescita?
“Per noi certamente un’opportunità di crescita. Mio zio Piero - risponde con forte convinzione Roberto Grassi - sta gestendo questo momento critico di passaggio generazionale, ci ha dato la fiducia che meritavamo e ha delegato a noi nipoti molte funzioni operative. All’interno della nostra azienda c’è autentica indipendenza gestionale, corroborata da una comunione d’intenti”.
 
l’Inform@zione n. 43 dell’8 dicembre 2006



 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/07/2014

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