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ALFATHERM SpA - Venegono Superiore
Dal “sciur Brambilla” al private equity. La rivoluzione della plastica!
Nell’atrio della scuola di management dell’Università americana di Harvard c’è una targa con sopra scritto: se tra dieci anni la vostra attività imprenditoriale sarà la stessa di oggi, con ogni probabilità sarete fuori mercato.

Un avvertimento che assomiglia quasi ad una minaccia e che condensa in sé una delle principali leggi non scritte del capitalismo odierno: la capacità di adattamento intesa come l’unico strumento in grado di gestire le trasformazioni continue e profonde che caratterizzano il mercato (sempre più allargato) e le esigenze dei consumatori (sempre più sofisticate).

“Non ho mai frequentato Harvard, però condivido in pieno lo spirito del messaggio e cerco quotidianamente di tenerlo presente!”. Marino Uberti, il giovane manager veronese che dal 2002 occupa la plancia di comando della Alfatherm SpA di Venegono Superiore, incarna efficacemente la figura professionale chiave del III Millennio: il gestore del cambiamento all’interno di una realtà aziendale che, rispetto alla fondazione, si è a sua volta radicalmente trasformata.

Agli inizi del secolo scorso, nel 1909, inizia la propria attività produttiva, a Venegono Superiore, il pettinificio Aristodemo e dopo oltre mezzo secolo, nel 1963, in pieno boom economico, la sede fisica della produzione rimane la stessa, ma dai pettini si passa alla lavorazione dei fogli di plastica, il cosiddetto pvc, e nasce la Alfatherm, frutto della stretta collaborazione di due famiglie del capitalismo lombardo: Carlini e Gallazzi.

La rivoluzione della plastica accompagna letteralmente la crescita dell’Alfatherm, insieme all’incredibile diversificazione produttiva - legata direttamente agli innumerevoli sbocchi di applicazione - che caratterizza l’attività dell’azienda di Venegono Superiore.

“Le aree di utilizzo del nostro prodotto, anzi dei nostri prodotti, dato che possiamo offrire oltre 10.000 articoli! - spiega Marino Uberti - sono estremamente variegate: dal mondo dell’imballaggio per cibi, medicinali e altro a quello della cartotecnica; dal settore dei materiali decorati per mobili e arredamento all’area degli stampati che comprende il cartellone pubblicitario e il catalogo aziendale; dalla produzione di finti materiali inox alla realizzazione delle etichette termoretraibili che ricoprono le bottiglie; dalla fabbricazione delle carte di credito a quella dell’oggettistica ludica per la prima infanzia.

Insomma, il pvc, cioé il polimero della plastica che noi lavoriamo mediante il processo produttivo denominato calandratura, è veramente il materiale del possibile, nel senso che la sua versatilità - aggiunge l’Amministratore Delegato dell’Alfatherm - è così elevata da poter tracciare i nuovi confini del design e della stessa architettura”.

L’attuale carta d’identità dell’azienda di Venegono Superiore evidenzia una realtà industriale di tutto rispetto: 550 dipendenti, un fatturato annuo di 120 milioni di Euro, un export che incide per il 50% e che si indirizza principalmente verso mercati dell’Unione Europea e investimenti nell’ordine di circa 5 milioni di Euro all’anno per mantenere all’avanguardia il livello qualitativo del processo produttivo.

Il Gruppo Alfatherm, oltre all’insediamento produttivo di Venegono Superiore, è presente in provincia di Varese con stabilimenti a Gorla Minore (ex-Gorlex), Gallarate (ex-Flexa) e Carnago (ex-Adamoli).

“Nell’eccellenza tecnologica, direttamente applicata alla tecnica di calandratura della plastica, sta la forza dell’azienda. Attualmente siamo impegnati in un programma di forti investimenti focalizzati a qualificare ulteriormente l’attività dello stabilimento di Gorla Minore - precisa Marino Uberti - sul fronte dell’arredamento e delle etichette termoretraibili. I miglioramenti che cerchiamo di perseguire costantemente sono finalizzati all’ottimizzazione del binomio processo-prodotto, in maniera tale da poter individuare nuovi segmenti di mercato”.

Come la mettiamo con la concorrenza impossibile innescata dai Paesi emergenti e dalla solita Cina?
“Qui in Europa dobbiamo dimenticarci, una volta per tutte, il prodotto standardizzato, quello per il quale contano le grandi quantità e i bassi costi di produzione. Ciò che rimane è la specializzazione, anzi la personalizzazione ritagliata ‘su misura’ per il singolo cliente. Il 70% della nostra produzione risponde proprio a questi requisiti. Non a caso la nostra gamma operativa comprende 10.000 prodotti. Inoltre, c’è una vicinanza assoluta al cliente e alle sue esigenze: una specie di connubio ideale attraverso il quale cerchiamo costantemente di migliorare la catena del prodotto”.

Se possedesse una bacchetta magica quale problema farebbe... sparire?
“Un nodo molto complicato da sciogliere ed estremamente costoso è senza dubbio rappresentato dall’onere della bolletta energetica. Noi compriamo materie plastiche e quindi l’incremento dei costi energetici ci tocca da vicino.
Le stratosferiche quotazioni del barile di petrolio sono sotto gli occhi di tutti e soprattutto... impoveriscono le tasche di tutti. Inoltre, dato che la nostra è una classica impresa manifatturiera, un altro tema delicato è quello legato all’esigenza di ridurre il costo del lavoro”.

Da questo punto di vista la diminuzione del cosiddetto cuneo fiscale, così come proposto dal Governo Prodi, sembra fatta apposta per assecondarvi.
“Sì, ogni cosa che in concreto serve ad aumentare la competitività dell’azienda è ovviamente benvenuta. Quello che si dovrebbe fare, nell’applicazione del provvedimento, è distinguere da azienda ad azienda, privilegiando quelle imprese, come la nostra, che assumono mano d’opera con contratti a tempo indeterminato”.

Il tema occupazionale è sempre stato di assoluta attualità, oggi poi si è arricchito di un dilemma che non è possibile ignorare: flessibilità sì e precarietà no; in non poche circostanze, però, la flessibilità rischia di assomigliare ad una specie di precarietà mascherata. Che ne pensa?
“Per noi la forza lavoro è una risorsa fondamentale. Le capacità professionali e tecniche delle maestranze costituiscono, da sempre, il patrimonio più prezioso dell’azienda.
Entrambe queste caratteristiche presuppongono una vera e propria fidelizzazione del dipendente con l’azienda stessa, un rapporto di lavoro stabile e duraturo. È la qualità delle persone a determinare il successo dell’ impresa! Detto questo, è chiaro che se il rapporto di lavoro è fatto di diritti, accanto ad essi ci devono necessariamente essere anche i doveri”.

Cosa significa?
“Che delle moderne relazioni industriali devono basarsi sui due pilastri che ho indicato prima: diritti e doveri. I primi sono intoccabili e i secondi devono, a loro volta, essere rispettati. Chi non lo fa non deve ricevere delle protezioni aprioristiche. Il merito va premiato, così come la negligenza e il disimpegno vanno combattuti. Da tutti. Nessuno escluso. La cultura dei diritti, in sostanza, deve abbinarsi a quella dei doveri; così come la flessibilità in uscita è necessaria per migliorare quella in entrata”.

In concreto, dall’inizio di quest’anno quante persone avete assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato?
“Oltre 20 operai. Aggiungo che privilegiamo le persone che hanno esperienza lavorativa, lo dico perché attualmente uno dei principali problemi del mercato del lavoro è la ricollocazione professionale di chi un lavoro ce l’aveva e magari lo ha perduto. È difficile trovare dei giovani disposti ad inserirsi nei cicli produttivi. Mancano poi i laureati in discipline tecnico-scientifiche”.

L’Alfatherm, in origine, ha rappresentato un classico esempio di capitalismo familiare: una forma di organizzazione della produzione diffusissima nelle aree ad alta concentrazione industriale, in particolare nella nostra provincia al cui interno la secolare vocazione imprenditoriale è sempre stata alimentata dagli animal spirits, come li definiva Keynes, di una miriade di sciur Brambilla che, animati dall’amore per il proprio lavoro e da robuste capacità tecniche accompagnate da una voglia di rischiare che rasentava quasi l’incoscienza, si sono messi in proprio e sono partiti alla conquista... del mondo. Una fase pionieristica, a tratti autenticamente eroica, che, causa gli attuali processi di globalizzazione e le conseguenti costosissime necessità di aggiornare macchinari e tecniche produttive, è entrata in una profonda crisi e ha mostrato vistosi limiti.

“È vero - interviene Uberti - molte volte le capacità e le risorse intrinseche al capitalismo familiare rischiano di non essere sufficienti. Quando questo avviene bisogna prenderne atto e individuare nuove vie di sviluppo. È quello che è successo in Alfatherm. Pochi anni fa l’azienda è stata acquisita da un private equity, cioè un fondo di investimento che ha rilevato il controllo dell’impresa e ne ha impostato le strategie operative secondo criteri manageriali e non più padronali, se così posso dire. Non a caso, sono diventato Amministratore Delegato nel 2002, in conseguenza del mutato assetto proprietario e, come gli altri manager, io stesso sono un piccolo azionista della società per la quale lavoro”.

Il capitalismo familiare ha perso indubbiamente slancio, però aveva (e ha) il pregio di essere tutt’uno con l’azienda e di rischiare del proprio per sostenerla; con queste nuove forme di controllo finanziario l’impresa non rischia di diventare, essa stessa, un prodotto da... vendere sul mercato una volta che lo si giudichi conveniente?
“Il private equity non ha niente a che fare con le tecniche corsare che spremono dall’industria che controllano tutto quello che c’è da spremere e poi l’abbandonano.
Al contrario, il suo scopo è la valorizzazione e la crescita reale dell’azienda. Non siamo in presenza, per intenderci, di una pura e semplice speculazione finanziaria, ma di una prospettiva di sviluppo moderna e perfettamente in linea con le nuove esigenze di mercato.
Dico queste cose - conclude Marino Uberti - nutrendo la massima stima e il massimo rispetto per chi ha avuto la capacità e il coraggio di fondare Alfatherm e, nello stesso tempo, ha dimostrato lungimiranza ed intelligenza per capire che davanti alle attuali e profonde trasformazioni del mercato occorrevano approcci operativi e finanziari all’altezza della situazione”. Insomma, squadra che vince... si cambia se si vuole continuare a vincere!
 
l’Inform@zione n. 34 del 6 ottobre 2006




 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/07/2014

A NOVO ITALIA SRL - Saronno
SARONNO – Prendete un po’ di filosofia schopenhaueriana (la realtà è volontà), rafforzatela con una granitica determinazione di rivalsa (“Ritornerò!” disse il Generale Douglas Mac Arthur dopo la sconfitta di Corregidor e lo fece da vincitore), aggiungeteci qualche frammento delle favole cinematografiche di Frank Capra (La vita è una cosa meravigliosa) e, per ultimo, mescolate bene il tutto così da ottenere la storia vera di Enzo Muscia.
AEREA SPA - Turate
TURATE – Un investimento di 50 milioni di euro che si è potuto avviare dopo 8 anni di defatiganti “peregrinazioni” fra un ufficio e un altro, fra un’autorizzazione e un’altra, e che, una volta sbloccato, è diventato una straordinaria realtà aziendale in poco più di due anni...
AEROSVILUPPI Srl - Lonate Pozzolo
La passione che si trasforma in business. L’amore romantico per il volo che Giuseppe Blini ha sempre avuto nel cuore e nella mente diventa, nel 1975, una vera e propria “officina aeronautica” all’interno della quale, di sera, dopo le ore di lavoro “ufficiali”, lo stesso Blini - un lonatese che ancora oggi, a 71 anni suonati, non ha perso un briciolo del suo entusiasmo per i cieli azzurri e infiniti - con alcuni suoi amici, dà libero sfogo al suo desiderio più grande: costruire un aeroplano.
AETHERNA Srl - Lomazzo
LOMAZZO – Ѐ giovane (36 anni), iper attivo (la sua azienda è passata in un biennio da 150.000 euro di fatturato a quasi un milione), crede nelle idee nuove (“Troppe persone – dice – vedono le cose come le vogliono vedere e non come potrebbero essere!”), quello che non gli piace lo cambia senza stare troppo a pensarci (“A cominciare dal mio nome di battesimo, che non ho mai potuto sopportare. Per tutti – precisa con un tono che non ammette replice – sono Ross”), il futuro non si limita a prevederlo… preferisce cambiarlo secondo la sua personalissima “visione d’impresa”.
AFFETTI POMPE - Castellanza
CASTELLANZA – Sono solo 5 le imprese industriali nel mondo capaci di progettare e fabbricare pompe in grado di sopportare le sollecitazioni estreme provocate dai liquidi più corrosivi, a cominciare dall’acqua di mare. Una fra queste è la Affetti Pompe di Castellanza. “L’azienda è stata fondata da mio padre Giuseppe intorno alla metà degli anni ’60 come impresa costruttrice di impianti industriali adibiti al contenimento e al convogliamento di liquidi corrosivi”, spiega Alberto Affetti.
ALFREDO GRASSI SpA - Lonate Pozzolo
La Tessitura Alfredo Grassi fu G. (dove la G sta per: Giulio), fondata a Busto Arsizio nel 1925, “non provvede solo alla produzione di tessuti, ma anche alla confezione in serie di camicie, pigiami, tute, vestiti da uomo.
ANTICA TRATTORIA - Sorrento
SORRENTO – Sono due delle colonne portanti su cui si regge il concetto stesso, la filosofia di vita del “made in Italy”. La passione per il cibo e l’arte della cucina. Come in Italia, in nessun’altra parte del mondo sia la prima che la seconda si possono apprezzare e gustare, nel senso più ampio e completo del termine. Il Belpaese è in assoluto la prima superpotenza planetaria … a tavola (con buona pace dei “cugini” francesi).
AQUATECHNIK Spa - Magnago
MAGNAGO – Ci sono quelli che… non fanno un tubo e quelli che, viceversa, ne producono qualche milione di metri. La famiglia Petenà appartiene a questa seconda categoria. “L’azienda è stata fondata da mio padre Lino nel 1985 – esordisce Marco Petenà, 45 anni, managing director dell’Aquatechnik di Magnago – quando aveva 41 anni. Inizialmente, commercializzavamo i tubi prodotti da un’azienda tedesca. Poi, dopo qualche anno, siamo diventati produttori autonomi…”.
ARETA INTERNATIONAL Srl - Gerenzano
Il mercato delle biotecnologie in Italia significa un business di poco meno di 5 miliardi di Euro, con 228 aziende sparse sul territorio nazionale.
 



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