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CONDOR’S RUBBER Srl - Fagnano Olona
Moltiplico per tre la ricerca e conquisto il mercato!
Domenica 23 luglio, in prima pagina sul Sole-24 Ore, il principale quotidiano economico-finanziario nazionale, è apparso un editoriale a firma del direttore, Ferruccio De Bortoli, nel quale, fra le altre considerazioni, si sottolineava la necessità di “promuovere imprenditorialità e attitudine al rischio” e si precisava anche che “la piccola impresa non chiede sussidi, ma attenzione e rispetto”.

L’ossatura principale del sistema economico italiano è costituita dalle piccole e medie industrie (sono oltre 4 milioni le aziende con meno di 10 dipendenti: il 95% del totale!) e dopo lo slogan, di moda fino a qualche anno fa, secondo cui “piccolo è bello”, si è passati alla più recente “cultura del declino” per la quale l’arretratezza dell’apparato industriale del nostro Paese sarebbe proprio da imputare all’eccessiva frammentazione delle imprese che lo compongono.

Cicli e ricicli storici? La piccola industria prima sugli altari, poi nella polvere e, dopo il Manifesto a favore delle Pmi pubblicato dal Sole-24 Ore, di nuovo sugli altari?

Proviamo a parlarne con uno dei tanti diretti interessati: Fulvio Orsolini, alla guida della Condor’s Rubber Srl di Fagnano Olona (letteralmente: la Gomma del Condor), piccola azienda di una cinquantina di dipendenti, fondata il 1° agosto 1980 e specializzata nella produzione di componenti in gomma di alta qualità per svariati settori industriali: da quello automobilistico (i terminali che si applicano sui cavi dei freni, della frizione, del cambio delle automobili) al settore medicale (le piccole mole che sono utilizzate per lucidare le protesi, particolari in gomma che finiscono nelle apparecchiature per effettuare le lavande gastriche e nelle maschere protettive indossate da personale specializzato), al comparto degli elettrodomestici (guarnizioni in silicone per le caffettiere).
Insomma, nel grande universo della gomma la Condor’s Rubber occupa di certo una posizione importante.

Uno dei limiti tipici che vengono attribuiti alla piccola industria è quello di non fare ricerca, di non essere quindi in grado di sviluppare nuovi prodotti e, alla fine, di soccombere nel mercato globale della competizione ultra-esasperata. Si riconosce in questa... limitazione?
“Direi proprio di no. La nostra produzione riguarda articoli tecnici ad alto contenuto tecnologico di stampaggio della gomma e co-stampaggio gomma-plastica, gomma-metallo e gomma-plastica-metallo.
Il fatturato si aggira sui 7-8 milioni di Euro all’anno e quasi la metà è indirizzata verso i mercati stranieri: prevalentemente i Paesi emergenti dell’Est Europa e la Germania, con punte interessanti verso il Brasile, il Marocco, la Turchia.
Quest’anno incrementeremo il fatturato di circa il 20% rispetto al 2005 e il fattore trainante è stato proprio il mercato estero. Nonostante i nostri crescenti costi di produzione. Tutto questo è stato possibile attraverso un costante processo di ricerca e di miglioramento della qualità. Nella nostra azienda si svolge una tripla ricerca”.

Addirittura? In cosa consiste questa “tripla ricerca”?
“La prima è di natura applicativa ed è finalizzata al miglioramento continuo del processo di trasformazione del prodotto mediante il ricorso all’automazione tecnologica, così da far diminuire l’incidenza del costo della mano d’opera; il secondo tipo di ricerca si identifica nel cosiddetto codesign, cioè una stretta collaborazione fra il cliente e il fornitore: il primo ci fornisce un’idea, che identifica la sua specifica esigenza, e noi cerchiamo di concretizzarla in termini economico-tecnologici; c’è infine la ricerca pura che viene sviluppata all’interno del laboratorio dell’azienda, dove lavorano sostanzialmente tre persone e dove si cercano di sviluppare nuove soluzioni applicative e nuovi prodotti”.

Rispetto al fatturato, quale è l’incidenza delle risorse destinate alla ricerca?
“Circa il 5% all’anno”.

Da questi sforzi innovativi cosa è derivato in concreto?
“Nel 2002 abbiamo lanciato un nuovo prodotto che ha riscontrato un notevole successo all’interno del settore auto: si tratta di una boccola per il cambio delle automobili.
Cerco di spiegarmi in parole semplici: il terminale del cavo del cambio è montato su di una sfera che si trova nell’apparato motore della vettura, collocata in una posizione oltre modo scomoda.
L’operatore lungo la linea di montaggio la può raggiungere con una sola mano e la sua applicazione deve richiedere uno sforzo modesto, nello stesso tempo c’è la necessità che il terminale del cambio, una volta inserito, non si smonti.
Due esigenze difficili da raggiungere: facilità di applicazione e garanzia di solidità. La boccola che abbiamo inventato le soddisfa entrambe ed è entrata nelle catene di produzione di Bmw, Fiat, Iveco, Alfa Romeo. Ne vendiamo oltre 5 milioni di pezzi all’anno. Naturalmente, ci stiamo dando da fare per migliorare ulteriormente il prodotto”.

Il futuro immediato dell’azienda?
“Puntare sulla produzione di particolari sempre più complessi e ad alto contenuto tecnologico, in maniera tale da arginare la concorrenza proveniente dall’estero a basso costo di mano d’opera”.

Quali sono le principali difficoltà che si frappongono al raggiungimento di un simile obiettivo?
“Due in particolare: il costo delle materie prime e quello dell’energia. È molto difficile ribaltare sul cliente gli incrementi dei prezzi derivati dall’aumento del prezzo del petrolio: in questi ultimi due anni i prezzi del barile di greggio sono saliti dell’ordine quasi del 300%! È chiaro che con una situazione simile i costi di tutti i derivati dal petrolio si sono letteralmente impennati.
Stesso discorso per l’andamento del prezzo dell’energia: nel maggio di quest’anno ho dovuto sborsare quasi 21.000 euro per i chilowattora di elettricità consumati, l’esborso è salito a oltre 24.000 euro a luglio, a parità di consumo. In due mesi un aumento del 20%! Mi pare che simili cifre si commentino da sole”.

Un’altra spina nel fianco del piccolo imprenditore è costituita dagli oneri burocratici...
“Sinceramente, devo dire che in questo senso ho riscontrato un certo miglioramento in questi ultimi anni rispetto al passato. Sono state fatte delle semplificazioni che hanno determinato un miglioramento innegabile a mio parere.
L’utilizzo del sistema informatico, per tutte le procedure legate ai pagamenti, ha portato degli indubbi benefici”.

Il Governo Prodi è in carica da qualche mese, cosa ne dice del suo operato e dei programmi per il futuro immediato: dalla Legge Finanziaria alle proposte di riforma?
“Non sono molto fiducioso. Il carrozzone ha tante teste, forse troppe, ed è difficile metterle tutte d’accordo. Come mai prima che l’attuale Governo si insediasse le frange politiche più estreme, tipo i no-global, hanno innescato proteste veementi e hanno contestato pesantemente, solo per fare un esempio, la politica estera del Governo Berlusconi, mentre adesso, con la missione in Libano, queste proteste sono cessate? Il Libano va bene mentre l’Iraq e l’Afghanistan no?
Seguo poco le vicende politiche, lo confesso, però certe disparità di comportamento non è possibile non notarle”.

Parliamo di occupazione e, in particolare, dei giovani che fanno fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro: si tratta di un luogo comune eccessivamente enfatizzato, oppure il nodo c’è e deve essere sciolto?
“Rispondo citando un episodio che si è verificato in azienda non molto tempo fa. Dopo aver ospitato, come stagista, un giovane laureato che ha elaborato la propria tesi di laurea proprio sulla Condor’s Rubber, ho proposto allo stesso l’assunzione in azienda. Mi era sembrato un giovane preparato e motivato. Alla fine sono stato costretto a ricredermi. Il suo scopo principale era guadagnare di più per potersi sposare.
Il che, intendiamoci, è più che legittimo a patto però di correlare la retribuzione al valore effettivo del lavoro svolto.
Nel caso specifico, il soggetto in questione mi ha provocato un danno complessivo di circa 100.000 Euro, fra vendite sotto-costo e altro, e, di fronte alle osservazioni critiche che non potevo non fargli per evidenti motivi, mi ha presentato una lettera di dimissioni, magari pensando che avrei patteggiato con lui. Ovviamente, invece, sono stato ben felice di accettare le sue dimissioni e, nello stesso tempo, sono rimasto sorpreso dalla sua quasi assoluta mancanza di umiltà”.

Quale è la... morale della storia che ci ha appena raccontato?
“Mi pare evidente: quando uno studente sceglie un determinato iter formativo per poter poi svolgere una certa funzione nel mondo delle imprese, è bene che abbia un impatto immediato con le imprese stesse per poterle conoscere dal di dentro. Non facciamo gli stage alla fine del percorso universitario, prevediamoli sin dall’inizio dello stesso.
Durante un seminario di studio all’Unione degli Industriali di Varese, l’ho detto chiaramente al Rettore della Carlo Cattaneo di Castellanza. E poi si tratta di formare una mentalità: fare bene il proprio lavoro per poter guadagnare di più!
Non si possono pretendere subito più quattrini, indipendentemente dal valore effettivo del proprio lavoro!”.

Un giudizio sintetico sull’andamento congiunturale: c’è o no la ripresa?
“Non si può negare che qualche miglioramento ci sia stato, sempre tenendo conto delle difficoltà a cui ho fatto prima riferimento. Quest’anno, come ho già detto, incrementeremo il fatturato di circa il 20% rispetto all’anno scorso”.

Un’ultima curiosità: da dove deriva la ragione sociale dell’azienda, perché Gomma... del Condor?
“Tutto nasce dalla mia passione per il gioco delle carte. I miei compagni di scopa e di briscola, a causa della mia imperturbabilità durante le fasi del gioco, mi avevano soprannominato il... condor che se ne sta tranquillo prima di... catturare la preda. E così...”.
 
l’Inform@zione n. 32 del 22 settembre 2006


 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/07/2014

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