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EUROJERSEY SpA - Caronno Pertusella
Si riparte dal “capitalismo naturale”. Già salvati 3.000 ettari di verde!
Andrea Crespi, 38 anni, Direttore Generale di Eurojersey SpA, realtà industriale di spicco nel panorama tessile a livello internazionale con sede a Caronno Pertusella, una delle pochissime aziende italiane del settore con un ciclo produttivo totalmente integrato (al suo interno sono presenti tutte le fasi della produzione: dalla tessitura, alla tintoria e alla stamperia), ha le idee molto chiare riguardo all’attuale crisi economico-finanziaria.
 
“Oggi, tutti, nessuno escluso, stiamo pagando il conto di una vera e propria globalizzazione selvaggia, basata cioè sull’assenza totale di regole e sulla ricerca della convenienza a qualsiasi condizione, con la sistematica delocalizzazione delle produzioni in quelle aree del mondo dove il costo del lavoro è estremamente basso, senza alcuna preoccupazione per le questioni etico-sociali”.

Eurojersey con circa 200 dipendenti, un fatturato che nel 2009 ha sfiorato i 50 milioni di euro, l’85% della produzione esportata in Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Germania e resto del mondo, fa parte del Gruppo Carvico. L’impresa di Caronno Pertusella è leader mondiale nella produzione di tessuti indemagliabili per i settori del bagno e dello sport ed è titolare del brevetto internazionale per il sistema di tessuti “Sensitive”.

“Il marchio Sensitive - spiega Andrea Crespi - comprende un’ampia gamma di prodotti altamente performanti sviluppati a partire dal 2000 e sempre più apprezzati nei settori dell’intimo, del bagno, dell’abbigliamento esterno e dello sport”.

Stiamo attraversando un periodo di profonde trasformazioni, la crisi in atto sta cambiando modelli di sviluppo e di consumo: siamo all’inizio di una nuova rivoluzione economica?
“Oggi il mondo intero è come se fosse stato costretto a tirare una riga e a fare i conti. Negli ultimi 15 anni nel settore tessile sono prevalse logiche che privilegiavano l’assoluto abbattimento dei costi e richiedevano, per essere ritenuti competitivi, la delocalizzazione forzata nel sud-est asiatico. Non importava la qualità del tuo prodotto o l’efficienza della tua azienda, l’importante era che tu producessi in Asia”.

Adesso, invece?
“Ora, con l’esplosione della crisi, il meccanismo si è rotto: i principali mercati di sbocco per questo tipo di produzioni, in particolare il mercato americano, hanno frenato, anzi si sono praticamente... bloccati. I motivi sono molteplici, primo fra tutti la bolla finanziaria”.

E quindi?
“Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Per quanto ci riguarda, lo start-up del 2009 è stato estremamente difficile. Abbiamo dovuto fronteggiare un vero e proprio blocco degli acquisti da parte dei clienti nel corso dei primi tre mesi dell’anno. Ora ci auguriamo che si torni alla normalità già a partire dal 2° semestre”.

Il 2009 sarà un anno tutto in salita?
“Nel primo trimestre, rispetto allo stesso periodo del 2008, abbiamo registrato una contrazione del fatturato pari al 20%. Un inizio d’anno, dunque, decisamente difficile anche se ampiamente previsto. L’anno si è chiuso con una perdita di fatturato. Però, abbiamo stretto i denti e l’abbiamo superato, senza intaccare l’occupazione. Guardiamo al futuro con ragionevole anche se prudente ottimismo. Penso che solo le attività veramente sane ce la faranno”.

Ossia?
“Quelle che si basano e continuano a basarsi sui 4 pilastri fondamentali: prodotto, qualità, servizio e, ovviamente, solidità finanziaria... Chi risponderà a questi requisiti potrà, con le dovute cautele, affrontare il mercato e coglierne le opportunità, che ci sono comunque.
Le aziende sane, quelle che hanno sempre investito, si devono fare avanti. Ora fortunatamente conta chi sei e non dove sei. Oggi la globalizzazione selvaggia sta implodendo e da questa implosione emergeranno solo le aziende solide.
Quelle che offrono prodotti di qualità. La velocità di reazione delle imprese agli input del mercato sarà la chiave del loro successo: la rapidità nel produrre e nel consegnare sarà asssolutamente fondamentale per stare sul mercato. Carpe diem, cogli l’attimo sarà la filosofia del futuro”.

Sia il mercato interno che quelli esteri, però, non danno segnali di ripresa: quando è ragionevole supporre che si risveglieranno?
“Nessuno può dirlo. La nostra azienda è italiana al 100%, però parla tutte le lingue e ha uffici commerciali a Hong Kong, in Cina e in Sri Lanka oltre che nel resto del mondo.
Le nostre sedi estere seguono direttamente la diffusione commerciale del prodotto pensato e nato a Caronno Pertusella. Ecco perché, per quanto mi riguarda, considero il bicchiere mezzo pieno.
Bisogna saper resistere fino a quando sui mercati sarà cessato l’effetto della crescita drogata, cioé priva di solide basi“.

Cosa significa?
“Quando il mercato cesserà di consumare il superfluo e quando sarà ridato il giusto valore alla qualità, quella vera, allora si potrà ripartire. È finito il tempo del consumismo sfrenato e fine a se stesso. La gente, siccome sta facendo e farà più fatica a sbarcare il lunario, sarà più attenta alle proprie decisioni di acquisto e tornerà a valere quel vecchio detto dei nostri nonni secondo cui chi più spende meno spende! Più che uscire dalla crisi, è necessario tornare alla normalità. Bisogna puntare allo sviluppo sostenibile. Non deve essere uno slogan, ma un impegno serio per tutti”.

Concretamente, in cosa consiste l’impegno specifico di Eurojersey?
“Abbiamo cominciato con uno studio di fattibilità nel 2007 che è diventato un progetto operativo nel 2008 con il marchio registrato SensitivEcoSystem. Abbiamo fatto un’analisi attenta e rigorosa di tutte le fasi del nostro processo produttivo per individuare le soluzioni migliori attraverso le quali ridurre il più possibile l’impatto ambientale innescato da ogni metro di tessuto prodotto”.

Vale a dire?
“Dal 2001 ad oggi abbiamo investito 35 milioni di euro in tecnologie e macchinari avanzati che ci hanno permesso di produrre con maggior efficienza.
Per ogni chilogrammo di Sensitive prodotto, dal 2001 ad oggi, abbiamo ottenuto una riduzione pari al: 5% nel consumo di energia elettrica, 13% nel consumo di gas, 19% nel consumo d’acqua e 25% nel consumo di coloranti. Dal 1° gennaio di quest’anno poi, acquistiamo solo energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili come il vento e il sole.
Già dall’ottobre 2008 invece, è attivo al nostro interno un impianto di produzione di energia alimentato da pannelli fotovoltaici. In più, ben oltre 1.000 metri quadrati di superficie aziendale vengono oggi riscaldati recuperando il calore dell’acqua utilizzata per il trattamento dei tessuti.
Infine, la nostra azienda può fregiarsi della cosiddetta dichiarazione ambientale di prodotto con la quale viene attestato il nostro impegno concreto a ridurre al minimo le emissioni di anidride carbonica in atmosfera.
Nel 2009 abbiamo ridotto sensibilmente il consumo globale di energia e risorse in rapporto all’andamento di mercato con un risparmio pari a -30% di energia e un recupero del 10% di tutta l’energia termica utilizzata”.

Dove sta il… segreto?
“Nessun segreto, ma un’autentica coscienza ecologica. Abbiamo inventato una nuova tecnologia di stampa dei tessuti denominata Eco Print che, interagendo con la tinta unita, riproduce effetti tono su tono o a contrasto utilizzando una pasta di stampa con una particolare soluzione chimica che permette l’ancoraggio del colorante sul tessuto, evitando così due fasi del processo produttivo quali il vaporissaggio e il lavaggio.
Significa 20% in meno di energia e ben 50 litri d’acqua risparmiati per ogni metro di tessuto Sensitive stampato con Eco Print. Per non parlare della netta riduzione dell’impatto ambientale grazie alla diminuzione di coloranti e prodotti chimici”.

In sintesi: no agli sprechi, sì alle produzioni di qualità?
“Certo. Senza mai dimenticare l’efficienza. Tutti quelli che lavorano in azienda devono sentirsi motivati e coinvolti direttamente nei processi di miglioramento. In ogni nostro reparto sono istallati pannelli LCD dove è possible visualizzare in tempo reale i consumi energetici dell’azienda e l’entità del risparmio ottenuto.
L’attenzione al miglioramento costante delle condizioni di lavoro per noi è un impegno continuo. In quest’ottica abbiamo appena inaugurato una palestra all’avanguardia a disposizione di tutta la squadra Eurojersey. In termini più generali, vogliamo che chi lavora per noi si senta parte di un modello di produzione innovativo e socialmente responsabile, attento a salvaguardare anche l’ambiente e il benessere delle generazioni future”.

Crisi o non crisi, quindi, il futuro sta tutto nel capitalismo naturale?
“Ne sono così convinto che la strategia operativa dell’azienda mira a coniugare la propria italianità produttiva con un progetto internazionale di salvaguardia dell’ambiente”.

Quale progetto?
“L’abbiamo chiamato 1 metro di tessuto venduto per 1 metro quadrato di foresta salvato! Dove la foresta è quella pluviale del nord-ovest dell’Argentina, all’interno della riserva naturale Mocona.
In collaborazione con il World Land Trust, un’organizzazione anglosassone che da vent’anni si preoccupa di proteggere le foreste del pianeta, abbiamo varato un progetto quinquennale che nel 1° anno ha garantito la preservazione di 3.000 ettari di foresta: l’equivalente di 5.000 campi di calcio! Alla fine si creerà un vero e proprio corridoio naturale dall’Argentina al Brasile che consentirà il passaggio degli animali e la conseguente sopravvivenza in un habitat ideale di innumerevoli specie a rischio estinzione. Dal 1° gennaio 2010 ogni nostro cliente, acquistando i tessuti Sensitive, contribuisce a salvare la foresta argentina: più metri vendiamo, più foresta salviamo. Il cliente e il consumatore di capi in Sensitive possono sapere quanta foresta hanno salvato sul sito internet dedicato: www.sensitivecosystem.it”.
 
Integrazione articoli pubblicati su: BellimBusto 2009
l’Inform@zione n. 11 del 19 marzo 2010




 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/07/2014

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