Skip Navigation Links
Prima Pagina
Busto Arsizio
Valle Olona
Circondario
Lettere in Redazione
Skip Navigation Links
Cronaca
Politica e Società
Avvenimenti e Cultura
Imprese e lavoroExpand Imprese e lavoro
Sport
Skip Navigation Links
GMC News
Premio LetterarioExpand Premio Letterario
Skip Navigation Links
Commenta l'articolo
Archivio
Stampa
Cerca su l'Inform@zione:  
Aziende eccellenti  
Skip Navigation Links
Tutte
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
VENERUZ FABIO - Castellanza
L’abito fa il monaco? Sì, no, forse... con un gioiello è meglio
La sua vocazione è sempre stata la vendita, valorizzata da una duplice sensibilità umana e artistica fuori dal comune, arricchita da un’umiltà sincera e non di facciata.

È questo il ritratto flash di Fabio Veneruz: 63 anni, friulano, gioielliere... quasi per caso. “Ho cominciato a vendere gioielli nel 1969, partendo da Milano e viaggiando per tutta l’Italia con una valigetta piena di argenteria.
 
Riuscivo a vendere più velocemente - spiega - di quanto gli orafi per i quali lavoravo non riuscissero a produrre e così, molto spesso, mi capitava di rimanere in laboratorio e allora...”.

Allora cosa?
“Ho cominciato ad innamorarmi del mestiere e ho frequentato la scuola di oreficeria che allora c’era al Castello Sforzesco e sono diventato cesellatore e orefice. Forse, se avessi venduto altro la mia strada professionale sarebbe stata diversa, chissà...?”.

Già, chissà? Il fatto è che Fabio Veneruz, per caso e per necessità, decide di mettere a frutto la sua innata propensione alla vendita nel settore orafo e crea una vera e propria rete commerciale, 8 rappresentanti, coprendo in lungo e in largo l’intero territorio nazionale.

“È proprio così: da Bolzano alla Calabria! Raccoglievo la migliore produzione dei laboratori di oreficeria e la piazzavo in tutta Italia”. La svolta si verifica alla fine degli anni ’70, inizio anni ’80. “Nel 1980 - precisa Fabio Veneruz - insieme a mia moglie Ivana, la mia prima collaboratrice ancora oggi, decido di aprire una piccola rivendita a Castellanza dove creare, secondo la mia ispirazione culturale e la mia sensibilità artistica, dei gioielli”.

Dopo quasi trent’anni quella “piccola rivendita” si è trasformata in una palazzina di quattro piani all’interno della quale fanno bella mostra di sé ori, argenti, pietre preziose, orologi e quanto di meglio l’arte orafa italiana è in grado di creare.
La provincia di Varese (soprattutto con i comuni di Cassano Magnago e Gallarate) appartiene a buon diritto alla ristretta cerchia dei poli orafi italiani accanto ad Arezzo, Napoli, Valenza Po, Vicenza.

“Il nostro laboratorio orafo, formato da 5 giovani maestri orafi, con un’età media di poco superiore ai quarant’anni, formatisi alla scuola di uno straordinario maestro orafo valenzano che per tanti anni ha lavorato per me - dice Fabio Veneruz, con un pizzico di legittimo orgoglio - è in grado di realizzare qualunque cosa: dalla semplicissima saldatura di una catenina, alla creazione di un gioiello di grande classe. Qualunque lavoro per noi è importante, l’essenziale è soddisfare il cliente: sia chi è disposto a sborsare 10 euro, sia chi può permettersi di spenderne 100.000!”.

Con i tempi che corrono? La sua è una battuta?
“Al contrario. Osservi questo particolare tipo di diamante - risponde Fabio Veneruz, estraendo da un cofanetto un diamante indubbiamente ‘insolito’, di un colore che tende all’arancio - si tratta di un raro diamante fancy e il suo valore è superiore ai 130.000 Euro. Questa pietra ha già il suo acquirente.
L’ho detto e lo ripeto: per noi è fondamentale accontentare i nostri clienti. Tutti. A qualunque ceto sociale essi appartengano. Dopo tanti anni di lavoro e di impegno possiamo dire di averne 25.000! Ognuno di loro merita il massimo delle nostre attenzioni e delle nostre capacità. Sono loro che costituiscono il nostro patrimonio più importante”.

Attualmente la Fabio Veneruz & C Srl occupa una ventina di addetti e fattura circa 5 milioni di Euro all’anno. “Negli anni ’80 e ’90 - osserva Fabio Veneruz - esportavamo in Germania, Francia e Spagna. Oggi come oggi preferiamo indirizzare tutte le nostre energie verso il mercato interno. La nostra filosofia operativa può condensarsi in queste tre parole: coccolare il cliente! Ci tengo a ribadirlo per l’ennesima volta: il cliente vale molto di più dei chili d’oro che abbiamo in casa”.

Come “nasce” un gioiello?
“La fantasia è la fonte di ogni ispirazione. La natura, poi, è un palcoscenico straordinario: basta guardarsi in giro, dalla terra al cielo, gli spunti sono infiniti.
A me piace molto dipingere e sono affascinato dalla musica, anche queste passioni contribuiscono ad arricchire e stimolare il mio stato d’animo. Qualche tempo fa, per esempio, osservando i fiori del mio giardino ne ho ricavato un’emozione particolare che mi ha ispirato una linea di gioielli. Altre volte mi è capitato di dipingere un paesaggio, piuttosto che un altro soggetto, e di ricavarne un biglietto augurale per il compleanno delle nostre affezionate clienti.
A volte, basta poco per essere gentile e per dimostrare a chi ti circonda che non conta solo il... rapporto commerciale. La sensibilità umana e culturale sono fattori indispensabili per fare al meglio il proprio lavoro, per quanto mi riguarda sono favorito anche dalla mia famiglia”.

In che senso?
“Nel senso che sono arrivato dove sono arrivato grazie a mia moglie Ivana e ai miei due figli Mirco e Walter. Mia moglie è il vero e proprio perno dell’azienda; Mirco, 42 anni, si è specializzato nel settore degli orologi e ne è diventato un vero e proprio esperto; Walter, 40 anni, è diplomato maestro d’arte alla scuola Beato Angelico di Milano e attualmente si occupa dell’area promozioni aziendali.
Tutti insieme formiamo veramente una bella squadra e accanto a noi lavorano dei collaboratori molto validi. Sempre insieme cerchiamo costantemente idee nuove e ci diamo da fare per realizzarle. La valorizzazione del made in Italy si fonda anche sull’integrazione fra diverse attività imprenditoriali”.

Vale a dire?
“Il gioiello è un oggetto di ornamento personale e quindi è una componente dell’abbigliamento a tutti gli effetti, un mezzo per riaffermare il proprio status sociale. Oggi come ieri. L’uomo del periodo paleolitico portava al collo una collana ornata dai denti delle belve feroci che aveva ucciso per sottolineare il suo coraggio, il suo ardimento.
Cambiano ovviamente i tempi e, per fortuna, anche le simbologie, tuttavia il significato è sempre lo stesso. Molto spesso l’abito... fa il monaco, eccome. Ecco perché collaboriamo con le aziende del settore abbigliamento: il gioiello valorizza il concetto stesso di vestibilità. Nasce da qui quell’integrazione di cui parlavo prima”.

La gioielleria fondata e diretta dalla famiglia Veneruz produce in proprio per circa il 30% del fatturato e per il resto distribuisce i prodotti delle più importanti aziende orafe italiane.

Nel settore orafo in che misura incide la cosiddetta concorrenza impossibile proveniente dai mercati dell’Estremo Oriente?
“Devo dire che gioielli... provenienti dall’estero non ne ho in casa. Il gusto, lo stile, la fantasia e la capacità creativa delle imprese italiane rappresentano elementi difficilmente copiabili e, in ogni caso, anche se lo fossero, la nostra capacità di combinare il tutto in un modo originale e quindi inimitabile rimane intatta. L’importante è crederci e non smettere mai di lavorare e di impegnarsi in questo senso. Aggiungo che dobbiamo essere innanzi tutto noi italiani ad essere più affezionati ai nostri prodotti”.

Anche quando si sente parlare di “declino” del sistema Italia?
“Non ci credo! Sono parole a vanvera! Mai come in questi ultimi anni il nostro Paese ha conquistato prestigio e considerazione nel mondo. A mio parere il governo in carica ha lavorato bene. Sono contrario al disfattismo che, soprattutto in questi ultimi tempi, una certa parte politica ha contribuito a diffondere.
Non voglio addentrarmi in discorsi politici. Guardo i fatti. Il fatturato è il dato che conta: dopo una fase di difficoltà, all’inizio degli anni ’90, la mia azienda ha ripreso a crescere, facendo registrare un incremento, nel 2005 rispetto al 2004, di oltre l’11%. Quando si lavora bene e con impegno, i frutti si raccolgono.
Sì, è vero, c’è stata una scrematura, una specie di selezione naturale della clientela, però per una consistente fetta della medesima siamo stati capaci di diventare i gioiellieri di famiglia e di conseguenza non abbiamo avuto contraccolpi negativi. Il declino non c’è, semmai sono cambiate le propensioni di spesa”.

Cosa intende dire?
“Che è cambiata la cultura stessa dello spendere. Dal telefonino ultimo modello alla vacanza in posti esotici, tutto sembra essere diventato una specie di diritto a cui non è possibile rinunciare. Il mio peggior concorrente non è il collega e amico gioielliere, ma l’agenzia di viaggi! Ma lo sa che si arriva persino a chiedere dei prestiti in banca per andare in vacanza?
Questo non è ‘declino’, assomiglia di più ad una nuova cultura della spesa che ci ha fatto... più poveri!”.

Uno dei fattori di difficoltà per l’industria in generale e per le piccole imprese in particolare è rappresentato dallo scarso reperimento sul mercato del lavoro delle figure professionali adeguatamente preparate. Il settore orafo, al cui interno le capacità lavorative rivestono un’importanza così cruciale, soffre oppure no della carenza di mano d’opera?
“L’importante, al di là del ruolo rivestito dalla scuola, è che all’interno delle singole aziende vi siano soggetti particolarmente preparati in grado di ‘insegnare’ il mestiere agli altri. È quello che è successo in casa nostra. Da noi, dal momento che si fa di tutto, c’è veramente una grande potenzialità di insegnamento.
Altro fattore fondamentale è la gratificazione concreta della professionalità, solo così si possono motivare le persone. Il momento congiunturale è indubbiamente delicato e l’aumento del prezzo della materia prima, vale a dire l’oro e l’argento, ha messo in crisi non poche fabbriche. Ormai il prezzo di un chilo d’oro sfiora i 15.000 euro: si tratta di speculazione, innescata dall’incetta di materie prime che Paesi come la Cina operano sul mercato. Occorre reagire. Non a caso la nostra azienda ha puntato molto anche sulle pietre preziose, personalmente ne sono ‘innamorato’.
Fantasia abbinata alla professionalità: è questa, in sintesi, la ricetta vincente”.
 
l’Inform@zione n. 13 del 31 marzo 2006


 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/07/2014

VAGO SpA - Busto Arsizio
Quasi sessant’anni di storia e la vocazione imprenditoriale nel dna familiare. “L’azienda è stata fondata nel 1952 da nostro padre Cesare e da suo fratello Giuseppe, a Busto Arsizio. Entrambi decisero di tingere i filati e non i tessuti per evitare di far concorrenza ai cugini Cerana”.
VENANZIEFFE Srl – Parabiago
PARABIAGO – Parafrasando una delle più note composizioni-canzoni del cantautore Fabrizio De André (Via Del Campo) si potrebbe dire che se dai diamanti non nasce niente, dai rifiuti possono nascere i… fiori. A patto, però, che questi vengano raccolti, immagazzinati e trattati secondo criteri operativi improntati alla competenza tecnica e al rispetto dell’ambiente. Esattamente gli stessi che ispirano da oltre cinquant’anni l’attività della Venanzieffe Srl.
VHT Srl - Bodio Lomnago
“Io sono un vecchio repubblicano e il progetto imprenditoriale su cui si basa VHT Srl, acronimo che sta per Varese hoisting technology, è lo stesso delle cooperative mazziniane all’interno delle quali, come sosteneva Garibaldi, non ci devono essere né padroni né schiavi!”.
VIBA SpA - Tradate
Il 2008, economicamente parlando, rischia di essere un anno difficile. Il barile di petrolio che ha sfondato la soglia dei 100 dollari, il terremoto finanziario innescato dalla crisi dei mutui subprime, l’iper-valutazione dell’euro rispetto al dollaro e, in aggiunta, una crescita economica dell’Italia al rallentatore.
VILLAGGIO AMICO Srl - Gerenzano
“Per lavorare qui non è sufficiente dimostrare di avere professionalità e senso di responsabilità, ci vuole anche il sorriso!”. Dice proprio così Massimo Riboldi, giovane manager di 46 anni, consigliere delegato di Villaggio Amico Srl di Gerenzano. Una struttura medica, specializzata nella cura e nella gestione delle problematiche legate alla terza età. “Il solidarismo intelligente è la bussola che guida il nostro lavoro”.
VITO RIMOLDI SpA - Legnano
Il passaggio di testimone da una generazione all’altra, all’interno di un’azienda, è sempre una fase complessa e delicata, che va gestita con cura.
VOLTA ROBOTS - Gerenzano
GERENZANO – Cominciamo con un po’ di filosofia platonica di base: l’importate è il concetto che, una volta compreso e assimilato, diventa indistruttibile e ti consente di affrontare e gestire la realtà. Il concetto di “sentiero” è stato “compresso” nella “rete neurale” di BASE 1 che, attraverso una telecamera, è in grado di vedere la realtà circostante e muoversi al suo interno in maniera “intelligente”.
 



Mastini biancorossi sconfitti nel big-match
BUSTO ARSIZIO - La Busto Pallanuoto Renault Paglini cede il passo allo Sport Time Osio. Dopo cinq...
Uyba impresa sfiorata: la capolista Conegliano passa al tie-break
BUSTO ARSIZIO - Una coriacea Unet Yamamay lotta fino al tie break contro la capolista Conegliano ...

www.informazioneonline.it Tutti i diritti riservati
"l'Inform@zione on line" è un marchio di GMC editore di Marcora Gianluigi & C. s.n.c. via Bellingera 4 - 21052 Busto Arsizio (VA) - Tel. +39 0331 323633 - Fax +39 0331 321300 - P.Iva/C.F. 01198110122
Reg. Tribunale di Busto Arsizio n. 02/2011 del 28.3.2011 - Direttore responsabile: Gianluigi Marcora