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CHIARAVALLI TRASMISSIONI SpA - Cavaria con Premezzo
Gli ingranaggi che fanno... girare il mondo!
Archimede sosteneva di poter sollevare il mondo con una leva, alla Chiaravalli Trasmissioni SpA di Cavaria con Premezzo (oltre 250 dipendenti, 54 milioni di euro di fatturato annuo, metà del quale destinato ai mercati esteri, stabilimenti in tutta Italia e all’estero) sono più modesti e si limitano... a farlo girare con gli ingranaggi che producono da quasi cinquant’anni.

“Per essere esatti - precisa Anna Chiaravalli, responsabile dell’area finanziaria e commerciale dell’azienda che conduce insieme al fratello Mario, il quale segue tutta la produzione, la ricerca e lo sviluppo - noi realizziamo organi di trasmissione industriale che vengono utilizzati da costruttori di macchine agricole, per l’imballaggio, per materie plastiche, nonché dalle più prestigiose case motociclistiche. Una produzione diversificata. Negli ultimi quindici anni la nostra azienda si è letteralmente trasformata”.

In che senso?
“Io e mio fratello Mario apparteniamo alla seconda generazione imprenditoriale e abbiamo capito che per valorizzare al massimo quello che aveva creato nostro padre dovevamo adattarlo alle esigenze di un mercato in continua evoluzione.
Da un’azienda orientata al mono-prodotto, che produceva cioè quasi esclusivamente ingranaggi standardizzati per la trasmissione a catena e che fatturava 17 milioni di euro integralmente derivati dal mercato interno, siamo passati ad una realtà imprenditoriale flessibile e diversificata che fattura attualmente più di 50 milioni di euro all’anno”.

Conseguenza diretta della cosiddetta globalizzazione?
“Esattamente. Rinnovamento tecnologico, dislocamento di parti della produzione, acquisizione di nuove aziende ci hanno consentito di fare il salto di qualità”.

Cambiare... testa e pelle quanto vi è costato?    
“Parliamo di investimenti, negli ultimi 15 anni, nell’ordine di 100-110 miliardi di vecchie lire. Risorse destinate prevalentemente all’innovazione tecnologica, alla formazione del personale e alla qualità. Oggi siamo in grado di realizzare produzioni speciali che ci consentono di fornire ai clienti sistemi di trasmissione completi in ogni loro componente. Non solo, lavoriamo in assicurazione di qualità e diamo quindi al cliente un servizio in più, un’affidabilità praticamente assoluta”.

Come ve la siete cavata, e come ve la cavate, con le disfunzioni e i relativi costi del “sistema Italia”?
“È ovvio che abbiamo dovuto convertire e ricollocare una parte cospicua della produzione. Quella tecnologicamente più povera e standardizzata viene attualmente prodotta in Asia: Cina in particolare, dove abbiamo realizzato importanti accordi commerciali con i principali produttori locali. Il Giappone è un altro punto di forza. Abbiamo poi dei punti vendita in Spagna, Francia, Repubblica Ceca, Polonia e Turchia”.

Una delocalizzazione produttiva tanto diffusa non rischia di impoverire nel tempo il vostro patrimonio produttivo in Italia, con delle ricadute negative sul piano occupazionale?
“È vero il contrario. È proprio attraverso questa politica che l’azienda si rafforza e mantiene elevati i propri livelli occupazionali. Attenzione ad una cosa: noi, all’estero, non apriamo stabilimenti produttivi, ma punti vendita che ci consentono di essere presenti sui diversi mercati in termini realmente competitivi. In Italia è concentrata la progettazione e la produzione di alta qualità. Con questa politica di internazionalizzazione arriviamo persino ad esportare in Cina, Singapore e Taiwan i nostri gruppi di movimento che fanno funzionare scale mobili e tapis roulant”.

In questi ultimi tempi si è fatto un gran parlare di “concorrenza impossibile” o “sleale” proveniente dai Paesi dell’Estremo Oriente, Cina in testa, invocando anche misure protezionistiche, tipo i dazi doganali. Cosa ne pensa?
“Mi sembrano discorsi... fuori dal mondo. Quello che si deve fare, che noi perlomeno abbiamo fatto e continueremo a fare, è puntare ancora di più sull’internazionalizzazione, abbandonando una volta per tutte l’ottica miope e ristretta del proprio piccolo orticello che, in ogni caso, nessun dazio potrà proteggere”.

La Cina è un pericolo oppure un’opportunità?
“È senz’altro una grande opportunità. Smettiamola di cercare alibi esterni alle nostre incapacità. Diamoci da fare e puntiamo sugli investimenti innovativi, sulle collaborazioni, sulle sinergie multiaziendali. Per quanto ci riguarda, l’ultima scommessa è stata una vera e propria rivoluzione della logistica”.

Vale a dire?
“Dal luglio dello scorso anno ha cominciato ad essere operativo il nostro nuovissimo magazzino merci: circa 18.000 metri quadrati coperti, a Cavaria zona Cantalupa.
Si tratta del più grosso magazzino in assoluto esistente in Italia e forse addirittura in Europa: 34.000 celle che contengono milioni e milioni di ingranaggi. Possiamo evadere qualunque ordine in meno di 48 ore.
Un investimento veramente rilevante e tuttavia indispensabile per proseguire lungo la strada della qualità e dell’efficienza”.
Un gigantesco supermercato dell’ingranaggio, suddiviso in due grandi capannoni, collocato nella zona industriale di Cavaria, con 33 persone che ci lavorano ed un elevato livello di automazione e di informatizzazione in grado di individuare immediatamente lo specifico ingranaggio richiesto, nella quantità desiderata.
“La centrale informatica riceve l’ordinazione - spiega il Direttore della logistica, Walter Marangoni - e la smista immediatamente agli operatori, subito dopo entrano in azione i muletti che percorrono ininterrottamente i corridoi, lunghi più di 100 metri, dei due magazzini, prelevando automaticamente gli ingranaggi di volta in volta necessari per l’evasione dell’ordinazione stessa. I tempi morti sono stati azzerati, il controllo qualità è elevatissimo e il coinvolgimento del personale è costante e soprattutto motivante”.

Un magazzino particolarmente... intelligente?
“Diciamo - risponde Anna Chiaravalli - un’appendice logica rispetto alla filosofia operativa della nostra azienda che, come ho già detto, ha costituito all’estero numerosi punti vendita, veri e propri avamposti operativi, che hanno ovviamente bisogno di essere riforniti tempestivamente e con standard qualitativi elevati per accrescere il tasso complessivo di competitività dell’azienda stessa”.
“Il primo magazzino - interviene Walter Marangoni - è adibito allo stoccaggio vero e proprio; il secondo, denominato picking, in perfetta coerenza con il nome, una volta raccolto l’ordine e prelevata la merce per la spedizione, consente la scelta migliore nel minor tempo possibile”. Un vero e proprio polmone logistico per l’intero gruppo Chiaravalli che, dal quartier generale di Cavaria, è in grado di fornire la “materia prima” ai numerosi punti vendita sparsi nel mondo secondo degli standard ottimali.
“Solo così - evidenzia Anna Chiaravalli - la globalizzazione diventa un’autentica opportunità e la Cina in particolare un enorme mercato di sbocco. Adeguare se stessi alle nuove tendenze macroeconomiche è la condizione indispensabile per sfruttare l’allargamento dei mercati e per non rimanerne vittima.
Tutte le altre considerazioni, anche se legittime, rischiano di essere superflue. Prima di incolpare gli altri dei nostri problemi, bisogna avere il coraggio di fare un rigoroso e severo esame di coscienza. Noi lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo”. Della serie: ogni lungo viaggio comincia sempre con il primo passo! Si tratta, per inciso, di un proverbio... cinese, guarda un po’ l’ironia.
 
l’Inform@zione n. 1 del 6 gennaio 2006
 



 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/07/2014

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