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FOCREM SpA - Magnago
“Fusi” dalla competizione globale?
Nel 2006 la Fonderia Cremona (Focrem) di Magnago - specializzata nella produzione di ghise speciali e comuni - celebrerà il mezzo secolo di vita. Un traguardo non da poco in un panorama nazionale che vede, anno dopo anno, ridursi il numero di fonderie attive e soprattutto competitive.

In base ai dati più recenti a disposizione, dal 2000 alla fine dello scorso anno, il parco delle imprese è passato da 1.999 a 1.106 e il trend negativo non sembra essersi arrestato (nel 2004 sono state 36 le aziende che hanno cessato la produzione).
 
“Il prossimo anno la Focrem SpA compirà 50 anni, per quanto riguarda l’insediamento di Magnago.
Però, se risaliamo alle prime origini, dobbiamo tornare indietro di almeno 10 anni, allorché la sede della fonderia era a Busto Arsizio”.

Carlo Cremona, ottant’anni suonati e la grinta di un ventenne (“Quello che conta è lo spirito! - dice con un vocione che sovrasta i rumori della fonderia e con lo sguardo attento a non perdersi nemmeno un secondo della colata in corso d’opera - Tutto il resto viene di conseguenza”), ci tiene a ricordare le radici storiche della sua azienda e, nello stesso tempo, è il primo a guardare al futuro con atteggiamento di sfida costante.

“Mai come in questo momento chi si ferma è perduto! Guai a guardarsi indietro con nostalgia oppure con rammarico. Quello che è stato, è stato. - afferma, alzando la voce - L’importante è guardare avanti e conservare il gusto del nuovo. La mia esperienza è a disposizione dei miei figli”.

Già, perché, accanto alla “memoria storica” del padre Carlo, in Focrem lavorano i figli Emilio (responsabile dell’area commerciale, Presidente di Assofond e vice-Presidente dell’Associazione Europea delle Fonderie, organizzazione di cui assumerà la guida il prossimo anno) e Mario (responsabile della produzione e della qualità, nonché direttore di stabilimento).

Il passaggio generazionale - uno snodo importante e delicato per qualunque impresa - all’interno della fonderia di Magnago non ha mai rappresentato un problema, al contrario continua ad essere una fonte di stimoli e di confronti costruttivi fra mentalità ed esperienze diverse, legate fra loro da un’unica finalità: l’evoluzione competitiva dell’azienda.

“Diversificazione produttiva, innovazione e ricerca della qualità sono stati e sono, in sintesi, i nostri principali punti di forza. I pezzi che realizziamo - spiega Carlo Cremona - servono per la costruzione delle macchine utensili in tutti i principali settori produttivi: dalle macchine per la maglieria ai telai tessili, dalle pompe alle valvole. Utilizziamo ghise speciali, sferoidali e perlitiche. La qualità è la base essenziale - prosegue - che si deve mettere in evidenza, poi ci sono i servizi post-vendita e naturalmente l’innovazione costante dei processi produttivi”.

La vecchia retorica secondo cui l’anticamera infernale doveva necessariamente passare attraverso i reparti di fusione delle fonderie appartiene alla... preistoria, oggi le cose sono radicalmente cambiate: ”Le fonderie - interviene Mario Cremona - non sono più l’inferno di una volta.
Vorrei tanto che le scuole organizzassero visite guidate nelle nostre aziende per rendersene conto direttamente. Oggi i processi produttivi più a rischio sono fatti dalle macchine”.

Più innovazione uguale a... meno occupazione?
“Ai problemi ormai storici - risponde sempre Mario Cremona - come il costo dell’energia e delle materie prime, si è aggiunta la tendenza sempre più spiccata da parte dei nostri principali clienti a portare pezzi di produzione nei Paesi low cost. Nonostante ciò, la produzione totale delle fonderie italiane, che comprende getti ferrosi e non ferrosi, è cresciuta ultimamente di oltre il 3% e il fatturato complessivo è stato di poco superiore ai 19 miliardi, in aumento del 10%.
In questo contesto, l’occupazione a livello nazionale è di pochissimo inferiore alle 35.500 unità, dato riferito alla fine del 2004, con una contrazione del 3,4% rispetto all’anno precedente. Una diminuzione, tutto sommato, contenuta”.

L’andamento della congiuntura economica rimane problematico?
“Inutile giocare con le parole, tipo ripresina o definizioni simili, la verità e che ci troviamo in una posizione di difesa - osserva Carlo Cremona - quello che ci dobbiamo augurare è che la concorrenza proveniente dalla Cina e dall’India ci... lasci perdere e rivolga la propria attenzione verso il rispettivo mercato interno che, sia nel primo che nel secondo caso, è veramente grande”.

Talmente grande che non varrebbe la pena di farci un pensierino?
“In teoria sì, però in pratica le cose non sono così facili, soprattutto per le piccole industrie. E poi non dimentichiamoci - aggiunge sempre Carlo Cremona - del dinamismo dei Paesi dell’Est europeo. Viviamo veramente in un mercato globale.
Il problema è che il nostro... elettrocardiogramma rischia di rimanere piatto, o comunque con dei sussulti minimi. La crisi c’è, inutile nasconderselo”.
 
La Focrem occupa attualmente 45 dipendenti, fattura poco meno di 9 milioni di euro all’anno, esporta circa il 30% della produzione (prevalentemente in Francia e Svizzera, più il resto d’Europa) e si avvale di un ciclo produttivo particolarmente innovativo.

Grande flessibilità operativa, capacità di occupare i mercati di nicchia, qualità sofisticata, innovazione del processo produttivo: sono queste le caratteristiche di una piccola industria che ... pensa in grande?
“Aggiungiamoci anche ricerca e servizi - precisa Carlo Cremona - solo così è ragionevole affrontare le insidie di un mercato sempre più concorrenziale e sempre più schizofrenico. Diciamo che la posizione di difesa bisogna fare in modo che sia attiva e non passiva”.

Cosa ne pensa dei dazi doganali?
“La competizione mondiale è inarrestabile e non si può pretendere di bloccarla. Certo, ci devono essere delle regole. Così come è innegabile che certe tipologie aziendali hanno bisogno di una difesa”. “I risultati acquisiti dal settore nazionale delle fonderie di metalli ferrosi nel 2004 - si inserisce Mario Cremona - sul fronte del commercio estero confermano un trend in crescita sia delle esportazioni, sia delle importazioni.
In particolare, le seconde, con un incremento del 6% in volume, hanno raggiunto le quasi 450.000 tonnellate: un nuovo record di prodotti di fonderia entrati in Italia.
Anche le esportazioni confermano una tendenza evolutiva crescente che prosegue senza interruzioni dal 1998: nel 2004 la quantità di getti esportati è stata superiore alle 300.000 tonnellate, con un aumento del 4% in termini di volume rispetto al 2003, inferiore però di due punti rispetto al tasso di espansione delle importazioni”.
L’elettrocardiogramma, per tornare a quello che diceva Carlo Cremona, non è piatto senza tuttavia essere particolarmente brillante: da un lato il saldo commerciale evidenzia un deficit di poco superiore alle 144.000 tonnellate; dall’altro, in termini di valore, la differenza fra esportazioni e importazioni presenta un attivo di 515 milioni di Euro (una crescita del 10%, sempre nel 2004 in confronto al 2003).
Per rendersi conto della portata della partita in corso a livello internazionale, con riferimento al comparto siderurgico, basta considerare questi numeri: nel 2004 l’Italia ha prodotto 28,4 milioni di tonnellate di acciaio (solo la Germania ha fatto di più nell’Unione Europea), nello stesso periodo la Cina ne ha sfornate 272,5 milioni di tonnellate!
“Grazie alla politica del suo governo - spiega Mario Cremona - la Cina ha un vantaggio competitivo enorme rispetto agli altri Paesi, soprattutto quelli europei.
Il governo cinese prima decide se un settore è strategico e poi lo finanzia con la defiscalizzazione e altre forme di aiuto di Stato. La Cina controlla fonderie gigantesche che sono in grado di mettere sul mercato europeo prodotti simili ai nostri a costi del 30-40% inferiori. Economicamente parlando, sono condizioni semplicemente insopportabili!”.

La Cina è ormai diventata la “fabbrica del mondo”, la sua fame di materie prime continua ad essere insaziabile, con delle ripercussioni pesanti sul piano dei prezzi e anche della disponibilità delle stesse: un grosso problema in più?
“Con l’aggravante che ha già illustrato mio fratello. Se fino a ieri le imprese cinesi comperavano la materia prima in Europa, la lavoravano e riportavano poi il prodotto in Europa, oggi il processo si è accorciato e a costi sempre minori per quanto riguarda la manodopera e gli aiuti di Stato. La Cina, fra le altre cose, - aggiunge Emilio Cremona - è il primo produttore di coke, una materia strategica per la siderurgia. Se pensiamo poi che in Italia l’energia costa almeno il 30% in più rispetto alla Francia e alla Germania, ci rendiamo conto della enorme complessità dei nodi che dobbiamo sciogliere”.

La Federazione nazionale Assofond comprende diverse sezioni: ghisa, acciaio, metalli non ferrosi (alluminio) e microfusioni e rappresenta la quasi totalità delle imprese italiane impegnate nell’intera area produttiva: ”Mai come in questa particolare fase economica - concludono all’unisono Mario ed Emilio Cremona - risulta di importanza strategica la forza del gruppo.
Non si tratta di un semplice slogan, ma di una vera e propria ragione di sopravvivenza!”.
 
l’Inform@zione n. 44 del 9 dicembre 2005



 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/07/2014

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