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SICES GROUP SpA - Lonate Ceppino
Dall’industria pesante all’industria pensante!
Alberto Ribolla, classe 1957, Ceo di Sices Group di Lonate Ceppino, presidente dell’Energy Cluster Lombardo, nonché presidente di Confindustria Lombardia, è abituato ad andare subito al nocciolo del problema, senza tanti giri di parole.

“L’Italia - ci dice, dal suo ufficio al 2° piano della sede ultramoderna della Pensotti di Legnano: storica fabbrica di caldaie acquisita intorno alla metà degli anni ’90 - è un paese manifatturiero oppure... non è! Ce lo dobbiamo mettere in testa una volta per tutte e regolarci di conseguenza”.

In che senso?
“Nel senso che il nostro sistema industriale, nonostante la crisi, è stato capace di creare nel 2012 un surplus commerciale di 100 miliardi di dollari. Solo Stati Uniti, Cina, Germania e Corea hanno saputo fare meglio di noi. Per diverse tipologie produttive il nostro export supera quello dei tedeschi! Ho l’impressione che non ci sia la piena consapevolezza di questa realtà oggettiva. Soprattutto quando si parla, e se ne parla veramente poco, di politiche indirizzate allo sviluppo”.

Parliamone, allora...
“Bisogna distinguere fra le azioni di lungo periodo, quelle di medio e quelle da mettere in cantiere immediatamente.
Per le prime ho già detto: dove vogliamo portare l’Italia, tenuto conto della sua forte vocazione manifatturiera? Per ogni posto di lavoro che si crea nell’industria se ne creano almeno quattro nei servizi, viceversa per ogni posto perso se ne perde il quadruplo altrove.
Non dimentichiamo che fra le direttive strategiche della stessa Unione Europea spicca l’obiettivo di passare da un’ incidenza della produzione industriale pari all’attuale 14% al 20%.
Nel medio periodo è indispensabile varare un grande piano di rafforzamento delle infrastrutture europee, utilizzando lo strumento degli euro bond. Così facendo, si darebbe una scossa all’intero mercato mondiale.
A breve - aggiunge Alberto Ribolla - si deve avere il coraggio di prendere le decisioni necessarie per ridurre significativamente, e non simbolicamente, il cuneo fiscale così da ridare fiato alla domanda interna. Non basta fare bene le cose, bisogna farle... intensamente bene. Per curare una febbre da cavallo l’aspirina è utile ma non è sufficiente”.

Il Gruppo Sices, fondato nel 1958 da Tarcisio Saporiti, Dino Zaroli e Franco Ribolla (padre di Alberto), incentra il proprio core business produttivo nell’ambito dell’energia in generale e dell’oil/gas in particolare; le aree di intervento sono sostanzialmente quattro: la realizzazione di scambiatori di calore, la costruzione di caldaie, la produzione di valvole e l’installazione di impianti.
Il fatturato consolidato di quest’anno sfiorerà i 300 milioni di Euro, con circa 1.500 dipendenti occupati.

Il 2013 che anno è stato, economicamente parlando?
“Lo definirei di recupero positivo rispetto ad un 2012 estremamente difficile. Teniamo conto che ci tiriamo dietro le scorie di una crisi che è cominciata, a livello mondiale, a partire dalla seconda metà del 2008 e che non è ancora finita. Per il 2014 prevediamo, come Gruppo, una crescita. Anche considerevole”.

Sostenuta da?
“Prevalentemente dal mercato mondiale. Quello interno è praticamente inesistente. Il nostro fatturato aggregato è indirizzato per un 70-80% verso l’estero. Le nostre valvole le esportiamo al 100%. Il problema vero - precisa Ribolla - è che la stessa congiuntura mondiale non è che sia particolarmente brillante.
Figuriamoci quindi un Paese fragile come il nostro che sconta l’evanescenza del mercato domestico.
I nostri grandi competitori sono indubbiamente i coreani. Anche loro, però, scontano il rallentamento globale del mercato. Inoltre, teniamo conto che parlare di mercato mondiale, come se fosse un’entità omogenea, non è corretto. C’è mercato e mercato. Negli Stati Uniti e nel Canada, per esempio, ci sono barriere protezionistiche sempre più difficili da superare.
Solo in Europa si tende a volere essere più bravi dei... più bravi e si esagera nello zelo, con conseguenze molto spesso spiacevoli”.

In termini più chiari, cosa significa?
“Che l’eccesso di rigore può rivelarsi letale. Gli Stati Uniti hanno sostenuto e stanno sostenendo la propria economia con massicce iniezioni di liquidità nel sistema, noi, in Europa, non lo facciamo e non lo vogliamo fare. Intanto, però, il nostro... eccesso di virtù ha come immediata conseguenza lo sbilanciamento del cambio euro/dollaro.
Gli stessi tedeschi si devono capacitare del fatto che... ammazzare il resto dell’Europa non conviene a nessuno, nemmeno a loro.
Dove esporterebbero i loro super-prodotti? Nessuno, intendiamoci, vuole tornare indietro nel tempo e riesumare le ‘svalutazioni competitive’ all’italiana, però penso che tutti vogliano competere ad armi pari”.

Presidente, il bicchiere e mezzo pieno oppure mezzo vuoto?
“Sempre e comunque mezzo pieno, ci mancherebbe. Certo è che, tornando a parlare del ‘caso Italia’, con un debito di 2.060 miliardi di Euro, a fronte di un Prodotto interno lordo di 1.600 miliardi, ci attende un lungo periodo di sacrifici. Inutile nasconderselo”.

Quale sarà l’evoluzione più probabile del sistema industriale?
“Prendo a prestito una considerazione non mia e che tuttavia condivido in pieno: occorre passare dall’industria pesante all’industria pensante! Ridurre i capannoni e aprire i laboratori di ricerca. No alla fuga di cervelli, sì alla loro valorizzazione e alla loro... importazione.
Il manifatturiero deve arricchirsi qualitativamente. Nel nostro gruppo facciamo ricerca esperienziale quotidiana e sono oltre 100 le persone che si dedicano all’ingegnerizzazione dei prodotti. Ogni anno investiamo qualche milione di euro in ricerca applicata e cerchiamo di favorire in ogni modo i giovani. L’età media dei nostri dipendenti è di 40 anni.
Ci tengo ad aggiungere che impieghiamo numerose donne, operative anche sui cantieri. Segni evidenti della trasformazione a cui facevo prima riferimento: dall’industria pesante a quella pensante.
Un altro aspetto che mi preme sottolineare fa riferimento al versante della formazione. Il rilancio degli Istituti Tecnici è assolutamente fondamentale per poter offrire alle imprese manifatturiere le menti d’opera di cui hanno bisogno”.

l’Inform@zioneonline - 14 novembre 2013



 
Luciano Landoni
pubblicato il: 23/07/2014

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