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MIC SpA - Legnano
Spingi sui pedali e arriverai al traguardo!
L’importante è... pedalare! È così che si potrebbe sintetizzare l’avventura imprenditoriale di Amedeo Colombo, 69 anni, una passione sviscerata per il mondo delle due ruote (versione bicicletta) e un ottimismo contagioso che i duri colpi della Grande Crisi non hanno intaccato.

“L’ottimismo direi che è un dovere dell’imprenditore. Detto questo, aggiungo che avere alle spalle un’azienda seria come Shimano aiuta molto a guardare con fiducia al futuro!”.

Già, perché la MIC SpA di Legnano (Milan International Commerce), l’azienda di cui Amedeo Colombo è Presidente, è rappresentante in esclusiva dei prodotti Shimano (la multinazionale giapponese specializzata nella produzione di componentistica per il mondo delle biciclette) sul mercato nazionale.

“Sono sempre stato innamorato della bicicletta - spiega Amedeo Colombo - anche se ho cominciato la mia carriera professionale come responsabile commerciale in un’impresa di Cavaria che costruiva bielle e alberi meccanici per motociclette.

Alla fine degli anni ’70, con i miei due soci Sergio Marzorati e Alfio Moroni, ho fondato la MIC e negli ultimi mesi del 1979 la nostra neo-nata azienda riuscì ad acquisire la rappresentanza commerciale dei prodotti Shimano, un nome allora quasi sconosciuto. In Italia, infatti, l’azienda leader era la Campagnolo”.

Insomma, un rischio e una scommessa insieme?
“Ricordo che quando i giapponesi ci dissero che sarebbero venuti a trovarci per conoscerci meglio, io e i miei soci sudammo freddo. Un vero e proprio attacco di panico. Dove li avremmo ricevuti? La sede della MIC non era... all’altezza.
Allora, con un pizzico di fantasia e anche di follia, li ospitammo nella sede milanese della Adler, l’azienda di Alfio Moroni, e... superammo l’esame. Alla fiera di Milano del ciclo e motociclo, nel 1979, allora un appuntamento di portata internazionale, le cose andarono molto bene: acquisimmo ordini del valore di 800 milioni di lire”.

Mica male, e poi?
“Il passo successivo, molto importante, fu firmare un contratto con Francesco Moser, un vero campione del ciclismo italiano.
Dopo una serie di schermaglie legali fra Campagnolo e Shimano, alla fine del 1981 Moser ci lasciò.
L’anno successivo il nostro fatturato decollò: da 800 milioni di lire a 2 miliardi e mezzo. Nel biennio 1983-84 le cose peggiorarono e il fatturato scese a 1 miliardo di lire. Nel frattempo, ero rimasto solo dato che i miei due soci avevano deciso di percorrere altre strade”.

Da solo a... pedalare in salita?
“In effetti, la situazione era critica. Shimano, però, mi rassicurò e mi garantì che avrebbe sfornato un prodotto altamente innovativo. E fu proprio così. Con il cambio sis, altamente automatizzato, si fece il... botto!
E poi il 1984 fu l’anno della mountain bike, la bicicletta strutturata per muoversi fuori dalle strade asfaltate. I fatturati letteralmente... esplosero!”.

Una progressione da Guinness dei primati: 3 miliardi di lire nel 1985, 6 nel 1987, 12 nel 1988, 24 nel 1989, 48 nel 1990 e addirittura 140 miliardi di lire nel 1996. “Sono dati certificati che chiunque può controllare.
All’epoca la produzione di mountain bike in Italia raggiuse la cifra record di 6,5 milioni di esemplari. Cifre - dice Amedeo Colombo - da capogiro”.

Una vera e propria cuccagna che non poteva durare all’infinito.
“E infatti nel 1996, con l’irruzione sul mercato dei cinesi, terminò!”

Adesso, come vanno le cose?
“Oggi in Italia si producono 2 milioni e mezzo di mountain bike: il mercato interno ne assorbe 1 milione e 800 mila, il resto finisce all’estero. Per quanto mi riguarda, nel 1990 ho realizzato una joint venture con la divisione pesca della Shimano da cui è nata la Shimano Italy Fishing che commercializza sul mercato interno tutta la componentistica legata al mondo della pesca: canne, mulinelli, indumenti sportivi”.

Dalla bicicletta alla pesca, oggi come oggi MIC SpA cosa vale?
“Nel 2012 abbiamo fatturato 32 milioni di Euro nel settore delle due ruote - risponde Amedeo Colombo dagli uffici direzionali della sede aziendale di Legnano - e 13 milioni in quello della pesca. I nostri dipendenti sono 42, a cui si aggiungono 10 agenti commerciali”.

La Grande Crisi ha reso la... “pedalata” più difficile?
“Crisi o non crisi, la bicicletta non morirà mai! Anzi, proprio in relazione ai tempi duri che stiamo attraversando, non è più solo uno strumento sportivo, è diventata anche un comodo, salutare e conveniente mezzo di trasporto personale. Il vero problema, semmai, è che in Italia le piste ciclabili sono veramente poche.
Ma sono sicuro che verranno realizzate e che le biciclette continueranno ad andare avanti!”.

Buona pedalata a tutti!

l’Inform@zioneonline - 31 gennaio 2013

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 22/07/2014

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