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RANCILIO MACCHINE PER CAFFE' SpA - Villastanza di Parabiago
Tecnologie e design per l’espresso italiano!
“Vuole un caffè?”. Difficile dire di no, per almeno due motivi: 1) il caffè è la bevanda corroborante per eccellenza e ti tira su in un momento in cui tutto va giù; 2) la richiesta parte da Luca Rancilio, imprenditore quarantaduenne di 3a generazione, dell’omonima impresa leader mondiale nella costruzione di macchine per caffè.

All’interno dello show room dell’azienda di Villastanza di Parabiago, dove fanno bella mostra di sé le macchine di ultima generazione, il nipote del fondatore, Roberto Rancilio (1896-1956), spiega gli inizi dell’avventura imprenditoriale della sua famiglia.

“Mio nonno Roberto nel 1927, riprendendo e rinnovando la tradizione della macchina per caffè, inventata agli inizi del ‘900 nel milanese, costruì La Regina: la capostipite di tutte le nostre macchine per caffè”.

Oggi Rancilio Group - 250 dipendenti; un fatturato di 55 milioni di Euro l’anno; l’85% indirizzato verso i mercati di tutto il mondo; cinque sedi estere in Svizzera, Stati Uniti, Spagna, Portogallo e Germania; il 10% del fatturato investito ogni anno nei due centri di ricerca e sviluppo di Parabiago e Zurigo - di macchine ne realizza oltre 30.000 nell’arco dei dodici mesi.

“L’officina del nonno, aperta a cavallo fra il 1926 e il 1927, si trovava nel centro di Parabiago, in via Galeazzi 1 bis, dove adesso c’è il nostro museo storico che è stato inaugurato nel 2010. Mio nonno ebbe tre figli: lo zio Francesco, mio padre Romano e mio zio Antonio. Il primo è scomparso nel 1968, mio padre ci ha lasciati nel 1991 e lo zio Antonio se n’è andato nel 1983. Adesso l’azienda di famiglia la mandiamo avanti io, mia sorella Silvia e i nostri due cugini Giorgio e Roberto”.

Un poker di giovani imprenditori, tutti con meno di cinquant’anni d’età, che hanno un obiettivo ben preciso: “Mantenere e rafforzare il marchio aziendale. Ognuno di noi ha lavorato sempre all’interno del gruppo. Personalmente - precisa Luca Rancilio, che si occupa prevalentemente dell’area amministrativa e finanziaria - ho cominciato nel 1995, subito dopo la laurea in economia e commercio alla Cattolica di Milano.

Ogni generazione è figlia del proprio tempo. Il cambiamento è inevitabile. L’eredità che abbiamo ricevuto è riassumibile in tre parole: dedizione al marchio. Credo di poter affermare che abbiamo consolidato l’internazionalizzazione del gruppo. Una caratteristica, peraltro, presente sin dall’inizio”.

In che senso?
“Mio nonno già nel 1930 chiese il passaporto per poter seguire le esportazioni nei mercati stranieri. Un vero e proprio pioniere, per l’epoca. Oggi come oggi, per parlare di internazionalizzazione, non basta puntare sull’export. Bisogna essere presenti nei mercati di sbocco, magari individuandone le eccellenze produttive per acquisirle. Noi ci stiamo muovendo in questo modo”.

Ossia, in concreto?
“Faccio riferimento alle nostre ultime mosse sullo scacchiere internazionale: nel 1999 abbiamo aperto una sede nei pressi di Chicago negli Stati Uniti, nel 2006 siamo diventati dapprima soci della svizzera Egro, una vera e propria eccellenza produttiva nel settore specifico, e nel 2008 l’abbiamo comprata”.

Il quartier generale rimane e rimarrà a Parabiago?
“Certamente. Tanto è vero che nel 2010 abbiamo trasferito la produzione di macchine per il caffè da Zurigo a Villastanza di Parabiago. Dei 250 dipendenti complessivamente occupati nel nostro gruppo, 140 lavorano in Italia, 40 in Svizzera, 25 negli Stati Uniti e il resto è distribuito nelle sedi ubicate in Spagna, Portogallo e Germania”.

L’occupazione soffre particolarmente in questo periodo di pessima congiuntura.
“Ne sono perfettamente consapevole. Posso dire che noi dal 2010 a oggi abbiamo assunto 15 persone. Inoltre, particolare di una certa rilevanza, abbiamo due centri ricerca e sviluppo qui a Parabiago e a Zurigo per mantenere costantemente viva la propensione dell’azienda a innovare tecnologie e design.
Quando progettiamo e costruiamo una nuova macchina la nostra principale preoccupazione è semplificare la vita del barista. Detto così sembra una cosa... facile, in realtà dietro c’è tanto lavoro, tanta applicazione, tantissima ricerca. C’è, in altre parole, l’impegno imprenditoriale che rimane il propellente fondamentale della crescita e per la crescita. Il resto sono chiacchiere”.

Traspare una nota polemica, o è solo un’impressione sbagliata?
“Cosa vuole che le dica, molto spesso mi viene da pensare che anziché continuare a lamentarsi di quello che non va in Italia, vale a dire un sacco di cose, faremmo meglio, tutti noi nessuno escluso, a sforzarci di dare il massimo per il nostro Paese”.

Esortazione di vago sapore kennedyano.
“Non lo nego. Non chiedere che cosa il tuo Paese può fare per te, domandati che cosa puoi fare tu per il tuo Paese. Cerco ogni giorno di mettere in pratica queste parole. Tutti quelli che lavorano nel nostro gruppo si sforzano di farlo, ognuno con le sue responsabilità e le sue mansioni specifiche”.

Cosa c’è... dietro l’angolo?
“Sono fiducioso! Sono anche convinto che questo momento indubbiamente difficile e complesso stia passando. L’importante è avere idee nuove e saperle organizzare. La fantasia, la creatività sono certamente importanti, ma da sole non bastano. È chiaro che chi ha problemi cronici, aziendalmente parlando, difficilmente sopravviverà al processo di dura selezione in corso. È proprio in questi momenti di crisi che bisogna avere il coraggio di cambiare.
La politica si deve risanare, le imprese si devono riorganizzare, la finanza si deve concentrare su ciò che ha un futuro. L’obiettivo dell’imprenditore è e rimane il profitto, per raggiungerlo occorrono comportamenti etici ed è necessario garantire la continuità dell’impresa”.
Il museo inaugurato nell’ottobre 2010 a Parabiago in via Galeazzi 18-22 (all’interno della ricostruzione immobiliare dell’area ex-Rancilio), denominato Officina Rancilio 1926, è uno spazio dedicato alla “cultura industriale” in cui: “Muri, pareti e luoghi custodiscono gelosamente sogni, tradizione e maestria”.
Gli “ingredienti” giusti per affrontare e magari sconfiggere la Grande Crisi.

l’Inform@zioneonline - 20 settembre 2012








 
Luciano Landoni
pubblicato il: 22/07/2014

RG ITALIA PRODUCTION Srl - Casorate Sempione
Dai sublimi voli poetici di Francesco Petrarca (quello delle “Chiare fresche e dolci acque…”) alle esigenze più prosaiche di Stefano Carraro e Giuseppe Ielpo (quelli della “osmosi inversa”). Soggetti molto diversi fra loro, e tuttavia accomunati da un’unica… passione: l’acqua.
RODOLFO COMERIO SRL
SOLBIATE OLONA – Non sapevano che fosse impossibile e allora l’hanno fatto; anzi, per meglio dire: si sono “rifiutati” di considerarlo inattuabile e sono stati capaci di realizzarlo. Cosa? Due mega impianti per la calandratura di film plastici che finiranno in Cina e che serviranno per produrre rivestimenti di tetti e pavimenti.
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SOLBIATE OLONA – Ci sono aziende industriali talmente abituate a stabilire record produttivi che finiscono per diventare concorrenti di… se stesse. E’ il caso della Rodolfo Comerio Srl di Solbiate Olona, azienda leader mondiale nella progettazione e costruzione di impianti per la calandratura di pvc e gomma (in pratica, dalla materia prima si ricavano film dello spessore di qualche micron).
ROSSI D'ANGERA Srl - Angera
La sede dell’azienda è moderna, ma il cuore è antico. Antichissimo. La famiglia Rossi d’Angera - dal 1847 - distilla grappe pregiate per i palati esigenti e raffinati di mezzo mondo.
ROSSINI SpA – Rescaldina
RESCALDINA – “Sono nato in Italia e sono orgoglioso di essere italiano, ma mi sento un cittadino del mondo”, dice Felice Rossini, 71 anni, presidente della Rossini Spa di Rescaldina: due stabilimenti produttivi in Italia (Rescaldina e L’Aquila), cinque all’estero (Spagna, Romania, Brasile, Stati Uniti, India), oltre ad uffici commerciali in Germania, Francia, Inghilterra e Cina.
ROTOPRINT SOVRASTAMPA Srl - Lainate
L’attività è così particolare che non è nemmeno contemplata dalla classificazione Istat relativa ai comparti merceologici in cui è suddiviso il settore industriale. Si chiama sovrastampa e consiste nel riutilizzo-riciclaggio degli imballaggi che avvolgono i prodotti più disparati (dai biscotti al caffè, dai surgelati agli yogurt, dai tortellini al prosciutto, dai medicinali ai concimi) attraverso una tecnica mediante la quale si possono correggere errori (per esempio un codice a barre scorretto), aggiungere particolari (l’immagine di una minestra dal verde pallido che diventa brillante), creare nuovi sfondi e reinventare così l’imballaggio senza buttare via niente e senza produrre nuovi rifiuti. Risparmio e rispetto dell’ambiente: due vantaggi in un’unica soluzione.
 



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