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LEM Srl - Galliate Lombardo
Voir la vie... en rose
Quelli che... prima gli americani ci sono, poi se ne vanno e vogliono liquidare tutto, ma loro non ci stanno e rilanciano investendo e rischiando di brutto.

Stefano Lodigiani, 46 anni, e Claudio Marcassa, 44 anni, ci hanno creduto e hanno “scommesso” sul loro futuro e su quello di 80 persone: “Ci voleva un po’ di pazzia... ragionata per fare quello che abbiamo fatto!”.
 
Le parole di Claudio Marcassa, business e development manager della LEM Srl di Galliate Lombardo, sintetizzano la passione e l’amore per il proprio lavoro di chi è abituato a guardare oltre il proprio naso. “In Italia, oggi, sembra che si voglia uccidere le aziende manifatturiere, noi invece pensiamo che siano l’asse portante dell’intero sistema economico. Non si può vivere - rincare la dose Stefano Lodigiani, general manager della società - di soli servizi!”. Una convinzione che è diventata una ragione di vita per entrambi.

La LEM produce occhiali da sole e maschere da sci, ne realizza circa 800 mila esemplari all’anno, occupa 80 dipendenti e fattura 7 milioni di Euro nell’arco dei dodici mesi (l’80% del fatturato finisce all’estero, prevalentemente negli Stati Uniti e in Canada). Fondata nel 1985, la società negli anni ’90 inizia una collaborazione stretta con un’azienda statunitense che, nel corso degli anni, ne assume il controllo.

“Eravamo - spiega Lodigiani - il loro braccio operativo, in pratica tutta la parte produttiva dipendeva da noi”.
Nel 2010 gli americani decidono di ricalibrare la loro strategia complessiva e la principale conseguenza della decisione consiste nella dismissione della fabbrica di Galliate Lombardo: stop al made in Italy. “Ricevemmo l’incarico - racconta Stefano Lodigiani - di chiudere l’impresa. Io ero direttore generale dal 2007, mentre Claudio era in azienda dal 1996. I dipendenti erano 105, più 15 temporanei e il fatturato sfiorava i 12 milioni di Euro l’anno: per il 70% dipendeva dalla casa madre americana”.

“Fu proprio sul 30% rimanente che decidemmo di... scommettere. Ci guardammo nelle palle degli occhi e ci dicemmo reciprocamente: se ci stai tu, ci sto anch’io. Il punto di partenza - dice Claudio Marcassa - è stata la grande fiducia fra di noi”.

La “voglia d’impresa” che riesce a vincere tutte le difficoltà e a superare tutti gli ostacoli?
“Intendiamoci, l’azienda era sana, le persone che vi lavoravano straordinarie. Esattamente come adesso. Valeva la pena - precisa Lodigiani - fare il braccio di ferro con gli americani e far loro capire che con i soldi necessari per la liquidazione si poteva affidare a noi la società. Li abbiamo convinti e abbiamo preso in mano le redini della LEM.
Non che mancassero le preoccupazioni, anzi, in un primo momento vennero contattati i concorrenti e i fondi di private equity. I primi, però, abbiamo subito capito che avrebbero ‘comprato’ la nostra fetta di mercato e soppresso l’azienda e i secondi erano interessati a farla crescere nell’arco di un triennio per poi rivenderla. E allora, io e Claudio abbiamo deciso di assumerci il rischio e di provarci!”.

“Già, proprio così. Un rischio senza nessun... paracadute”, interviene Claudio Marcassa.
Detto fatto, la nuova LEM si accorda con gli ex proprietari e ottiene: a) di poter “spalmare” i “costi di chiusura” nell’arco di tre anni; b) di avere prodotti in cambio della spesa; c) di diventare una valida alternativa alla produzione delocalizzata in Cina.
L’avventura imprenditoriale prende il via e significa il salvataggio della società e, soprattutto, il mantenimento di 80 posti di lavoro.

Quali sono stati (e sono) i vostri punti di forza?
“Essenzialmente, uscire dagli schemi operativi classici e tradizionali. D’accordo realizzare un prodotto di qualità, a prezzi competitivi e con consegne rapide e puntuali. Tutte cose buone e giuste, per carità. Ma scontate. Le fanno un po’ tutti.
Noi volevamo e vogliamo distinguerci! Ecco perché ci siamo messi in sintonia assoluta con i clienti e abbiamo cercato di capire cosa volessero esattamente. Li siamo andati a trovare uno ad uno e per ciascuno - osserva Stefano Lodigiani - abbiamo individuato una specifica linea d’azione. L’importante è comunicare con il cliente, fornirgli tutte le informazioni possibili”.

Ossia?
“Abbiamo puntato sulla tracciabilità della produzione. Ogni nostro cliente - risponde Claudio Marcassa - tramite un portale personalizzato è in grado di conoscere perfettamente la fase di lavorazione del suo ordine, minuto dopo minuto”.
“Le posso garantire che si è trattato di una novità assoluta. Non l’ha mai fatto nessuno prima. Un sistema semplice ed efficace per sviluppare una collaborazione fattiva fra la domanda e l’offerta del prodotto.
Entrambi ci guadagniamo in efficienza e qualità. Abbiamo poi adeguato il ciclo produttivo - aggiunge Stefano Lodigiani - alla gestione dei piccoli lotti: 100-150 pezzi. Cosa che i cinesi manco prendono in considerazione. Tutto questo ha voluto dire forti investimenti in innovazione tecnologica: mezzo milione di Euro nel 2013 e ne prevediamo altrettanti quest’anno.
Il nostro obiettivo è quello di... anticipare le esigenze della clientela. Abbiamo poi sviluppato intensi rapporti di collaborazione con i 10 fornitori più importanti. Insomma, come già detto, abbiamo cercato di andare fuori dai soliti schemi”.
“Non è stato e non è facile. Spesso ci scontriamo con il mantra: abbiamo fatto sempre così, perché dovremmo cambiare? Non dimentichiamoci che il settore dell’occhialeria è uno di quelli storici della produzione italiana in generale e varesina in particolare. Per nostra fortuna - commenta Claudio Marcassa - abbiamo trovato persone che ragionano come noi”.

Il futuro prossimo venturo come sarà?
“Per il prossimo biennio mi aspetto una buona crescita. Per ora siamo focalizzati sull’area del dollaro, ma il mondo è grande: Sud America, Europa dell’Est, Asia sono mercati sui quali punteremo.
Lo faremo - replica Stefano Lodigiani - investendo in tecnologia e marketing”.
“Vogliamo generare utili da riversare nell’area produttiva e commerciale. Oggi come oggi - rileva Claudio Marcassa - dipendiamo dai nostri clienti e... subiamo le loro decisioni. Vorremmo raggiungere una vera e propria autonomia di marketing.
Nella distribuzione ci sono più margini che non nella produzione. Certo, per arrivarci l’impegno e i costi sono elevati. Ma io e Stefano insieme con i nostri collaboratori abbiamo deciso di provarci. L’azienda sta crescendo.
L’anno scorso abbiamo assunto tre persone. Siamo alla disperata ricerca di stagisti. Ci piacerebbe poter collaborare di più con le scuole”.

Vuoi... vedere che con gli occhiali “made in LEM” è veramente possibile “voir la vie en rose”?
 

l’Inform@zioneonline - 14 febbraio 2014

 



 
Luciano Landoni
pubblicato il: 22/07/2014

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