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CARLSBERG ITALIA SpA - Lainate
Avanti a tutta... birra!
Un’azienda sull’orlo del fallimento, una tecnologia ultra innovativa, un manager capace di guardare oltre il proprio naso e di scoprire che la soluzione del problema era a portata di mano.

Mettete insieme il tutto e otterrete la storia recente - fine 2007, inizio 2008 - della filiale italiana della Carlsberg: multinazionale danese, leader mondiale nella produzione di birra, con 41.000 dipendenti nel mondo e un fatturato che sfiora i 9 miliardi di Euro l’anno.

“Quando sono arrivato a Lainate - spiega Alberto Frausin, manager triestino di 55 anni, da poco più di quattro anni managing director di Carlsberg Italia SpA - ho trovato un’azienda in coma profondo che rischiava seriamente di chiudere.

Forse a causa del fatto che nelle mie precedenti esperienze professionali non mi ero mai occupato di bevande, bensì di prodotti farmaceutici ed alimentari, mi è venuto naturale vedere subito quello che era sotto gli occhi di tutti: la possibilità cioè di sfruttare una tecnologia nuova e innovativa che la stessa Carlsberg aveva scoperto e che aveva e ha il potere di rivoluzionare il sistema di spillatura della birra”.

Insomma, un vero e proprio “uovo di Colombo”: vale a dire la soluzione semplice di un problema in apparenza impossibile?
“Proprio così. Molto spesso bisogna essere fuori dalla foresta per accorgersi di cose che chi è dentro alla foresta non vede, anche se le ha davanti agli occhi. In ogni caso, il nostro obiettivo primario era quello di migliorare nettamente la qualità del prodotto. È da lì che è nata la nuova tecnologia di spillatura della birra denominata DM Modular20. Insieme a questo traguardo ne abbiamo raggiunti altri, altrettanto importanti, relativi al rispetto dell’ambiente e al risparmio di risorse”.

Ossia?
“La spillatura tradizionale della birra, cioè la distribuzione al consumatore finale in un bar o in un ristorante della bevanda, consiste nell’utilizzo di fusti in acciaio che contengono la birra e di bombole di anidride carbonica che serve come gas di spinta. Carlsberg ha inventato una nuovissima tecnologia, in gran parte made in Italy, che ha sostituito l’acciaio con il pet, lo stesso con cui sono fabbricate le bottiglie dell’acqua minerale, e che ha nettamente diminuito l’anidride carbonica.
Il risultato è un netto miglioramento della qualità del prodotto, nel senso che viene garantita la massima freschezza della birra e il contenuto di CO2 è quello voluto dal mastro birraio. C’è in pratica la corretta gasatura senza CO2 in aggiunta; inoltre, grazie all’assenza di anidride carbonica, la birra mantiene inalterato il suo gusto per 31 giorni dall’apertura del fusto in pet.
La spillatura tradizionale garantisce al massimo una conservazione di 4 giorni dall’apertura del fusto in acciaio. Ci sono poi i vantaggi di ordine ecologico”.

Quali, esattamente?
“Beh, innanzi tutto una drastica diminuzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, un’ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse, una significativa riduzione dei rifiuti”.
Uno studio dello IEFE (Istituto economia e politica dell’energia e dell’Ambiente dell’Università Bocconi di Milano) ha calcolato che per distribuire 100 litri di birra con il metodo tradizionale occorrono 8 chilogrammi di acciaio, mentre con quello nuovo sono sufficienti pochi grammi di pet; la diminuzione di anidride carbonica è dell’ordine di circa il -30% e i rifiuti si riducono di una percentuale che sfiora il -20%; ogni tre fustini di birra contenuti nei contenitori in pet si risparmia la quantità di CO2 che un albero può assorbire in un anno.
“La ricerca - precisa Alberto Frausin - è sempre stata nel dna della Carlsberg, tanto è vero che la società venne fondata nel 1847 e già nel 1875 si dotò di un laboratorio per lo studio e il miglioramento del prodotto.
Oggi il laboratorio è la punta di diamante della Fondazione Carlsberg che controlla l’intera società e ne determina le strategie di sviluppo: caso unico al mondo. In questi ultimi dieci anni il consumo della birra si è profondamente evoluto, è diventato cool.
La filiale italiana, da cui è partita l’idea di sfruttare a pieno la nuova tecnologia, è considerata dalla casa madre danese alla stessa stregua di un’area di investimento sulla quale puntare: siamo vissuti come un grande laboratorio nel quale si sperimentano nuove linee di sviluppo”.
I numeri danno ragione alla “visione imprenditoriale” del manager triestino: Carlsberg Italia occupa attualmente 340 dipendenti e fattura circa 200 milioni di Euro l’anno con un utile netto (dati 2011) di 4-5 milioni.
“Ho preso in mano un’azienda che nel 2006 aveva perso 56 milioni di Euro e nel 2007 ne aveva persi 58.
Avevamo solo due alternative: o si migliorava, oppure si chiudeva. Con impegno, entusiasmo e passione abbiamo scelto la prima!”

Uno fra i tanti problemi che pesanosul futuro produttivo del nostro Paese è la scarsa attrattività che esercita nei confronti degli investitori esteri.
“Noi abbiamo invertito la tendenza. Dipende dai manager italiani attrarre i capitali esteri. L’Italia è una fucina di innovazione straordinaria. Alla radice di ogni grande successo c’è sempre un grande prodotto. Questa è la regola d’oro che non si deve mai dimenticare”.

Il “soldato euro” riuscirà a sopravvivere alla... guerra?
“Io vedo sempre il... boccale mezzo pieno. Non potrebbe essere altrimenti con il mestiere che faccio! Certo, la crisi durerà ancora a lungo e trasformerà nel profondo la società. L’euro penso sia irreversibile! L’Unione Europea deve consolidare la propria compattezza politica ed economica.
Chi parla o straparla di uscita dall’euro sta facendo una partita su qualche cosa che non c’è più e la sta facendo solo per procacciarsi nuovi voti. Dobbiamo smetterla di piangerci addosso, l’unica cosa da fare è badare alle cose veramente essenziali. Solo così potremo sconfiggere la cattiva politica che ha letteralmente infettato tutto il sistema.
Un sistema all’interno del quale - sostiene con forza Alberto Frausin - ci sono tante cose positive!”.
La Carlsberg Italia (presente in provincia di Varese con lo storico stabilimento del Birrificio Poretti di Induno Olona) di recente è stata insignita del “Premio dei Premi”, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri su mandato diretto del Presidente della Repubblica, nel corso delle celebrazioni della Giornata Nazionale dell’Innovazione: “È la dimostrazione concreta - chiosa Alberto Frausin - di come il Varesotto sia ancora una culla dello spirito imprenditoriale e offra spazio alle imprese che scommettono sul cambiamento. Proprio come è avvenuto con il Birrificio Poretti.
Da Induno parte infatti una rivoluzione che avrà ricadute a livello internazionale per tutto il mondo del beverage e che porta Carlsberg Italia a guidare questo processo innovativo, assumendo una leadership di grande responsabilità e importanza”.
 
l’Inform@zioneonline - 28 giugno 2012

 


 
Luciano Landoni
pubblicato il: 22/07/2014

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CHIARAVALLI GROUP SpA - Cavaria con Premezzo
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