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MOLINA & C. SpA - Cairate
Il business della leggerezza... pesante!
Si dice molto spesso: “leggeri come una piuma”. Già, ma qualche volta anche la “leggerezza” può avere il suo... peso. Eccome! Ne sanno qualcosa alla Molina & C. SpA di Cairate (un’ottantina di dipendenti e un fatturato annuo di 22 milioni di Euro) dove, nell’arco dei dodici mesi, di piume ne lavorano la bellezza di 2 mila e 500 tonnellate!
Gli stabilimenti di Cairate, Fagnano Olona e Torba ogni giorno trattano 12,5 tonnellate di materia prima (vale a dire le piume d’oca) che volumetricamente significano circa 400 metri cubi. Numeri da primato.

“Siamo la quinta azienda in Europa - spiega il Presidente della società, Agostino Molina, classe 1952, imprenditore di 4ª generazione - e la prima in Italia per la lavorazione delle piume”.
Una tradizione produttiva e imprenditoriale che affonda le sue radici nella storia: la famiglia Molina già a partire dal 1890 si dedicava alla raccolta e alla vendita di piume e piumini; due decenni dopo, esattamente nel 1911, è iniziata l’attività industriale vera e propria.

“Quest’anno abbiamo celebrato il centenario dell’azienda. Fu mio nonno Agostino - continua il nipote - a iniziare il processo di lavorazione, già allora incentrato sull’innovazione continua e sull’ingegno delle persone”.
Due caratteristiche che hanno sempre accompagnato l’evoluzione dell’impresa di Cairate.
Nel 1950, negli anni della ricostruzione, venne introdotta la prima linea di lavorazione delle piume a ciclo completo: depolverizzazione, selezione, lavaggio e sterilizzazione.
“Nel 1954 - racconta Agostino Molina - il ‘piumino Molina’ ha accompagnato la spedizione italiana di Ardito Desio fin sulla vetta del K2. Già all’epoca eravamo presenti nei tre settori di base della nostra attività: letto, abbigliamento e arredamento”.
Nel 1997, prima azienda del settore in Europa, la Molina Spa ottiene la Certificazione di Qualità UNI EN ISO 9002.

“L’ho detto e lo ripeto: per noi l’innovazione è una costante. Nel 2006 abbiamo investito più di 7 milioni di Euro per verticalizzare l’intero ciclo produttivo aziendale, migliorandone l’efficacia e l’efficienza.
La vera e propria... ossessione della qualità ci ha poi indotto a dotarci di un impianto di finissaggio tessile che ci consente di essere versatili e di poter eseguire ogni tipo di trattamento per i tessuti a tenuta piuma: ignifughi standard e permanenti, idrorepellenti, spalmatura e stampa. Inoltre, caso unico in tutta Europa, la nostra azienda - prosegue Agostino Molina - è dotata di un sistema ad alta tecnologia per il controllo in process della permeabilità dell’aria dei tessuti a tenuta piuma. Il che permette di assicurare le performance dei tessuti stessi”.

Qualità, qualità, ancora... qualità?
“Non ci sono alternative se si vuole rimanere competitivi nel cosiddetto mercato globale. È questo il nostro valore aggiunto.
Siamo riusciti a lavorare e a trasformare la materia prima al punto da renderla talmente performante che oggi le nostre piume sono nei manufatti imbottiti e nei divani e poltrone delle più importanti aziende italiane che esportano in tutto il mondo.
Infatti, rispetto al nostro fatturato, l’export diretto incide ‘solo’ per un 10%, ma quello indiretto supera di gran lunga il 50%.
Acquistiamo le piume in Siberia, Polonia, Ungheria e Canada dove le condizioni climatiche, le razze e l’alimentazione, i sistemi di allevamento e le modalità di prelievo da animali maturi assicurano la migliore qualità delle piume”.
 
E i mercati di sbocco?
“Esportiamo il nostro piumino d’oca di alta qualità, secondo le modalità già dette, anche per l’industria dell’abbigliamento sia alle imprese italiane che hanno delocalizzato la produzione nell’Est Europa e in Cina, sia alle stesse aziende cinesi produttrici di indumenti sportivi.
Non dimentichiamoci che la Cina è la maggior produttrice di piume al mondo. Loro, i cinesi, invadono il mercato italiano con prodotti di scarsa qualità, mentre noi andiamo a Est a colpi di qualità e vendiamo ai cinesi il meglio della nostra produzione. Per quanto mi riguarda, - precisa Agostino Molina che si definisce ‘un uomo curioso di natura, l’unico pregio che mi riconosco!’ - la globalizzazione non ha mai rappresentato un pericolo ma solo una grande opportunità”.

Insomma, datemi una... piuma e conquisterò il mondo?
“Mica male come slogan, lo ammetto. Si fa un gran parlare di green economy, considerandola una delle frontiere del futuro. Sono perfettamente d’accordo.
L’attività imprenditoriale, il rispetto dell’ambiente e soprattutto quello della salute delle persone devono essere fattori fra loro strettamente legati. Senza che l’uno vada a scapito dell’altro.
Proprio per questo ci tengo a sottolineare che se è vero che la piuma esteriormente è bianca candida, è ancora più vero che ha un’anima verde perché è al 100% un prodotto naturale, è al 100% biodegradabile, è al 100% riciclabile.
Sono ottimista di natura, per me il bicchiere è sempre mezzo pieno. Per riappropriarci della crescita credo sia necessario valorizzare i giovani e inaugurare una nuova educazione dei consumi. Girando spesso il mondo, me ne sono reso conto. Non si finisce mai d’imparare, l’importante è mantenere intatta la propria curiosità”.

Proviamo a spiegare meglio il concetto.
“Stiamo facendo troppo poco per i giovani. Dobbiamo fare molto di più per loro, aiutarli a sviluppare una nuova educazione ai consumi. Di recente ho visitato il centro ricerche Ikea in Svezia: un vero e proprio avamposto... nel futuro.
Oltre 70 dipendenti, la maggior parte dei quali ricercatori dai 18 ai 25 anni, che ogni giorno sperimentano soluzioni nuove per il domani, anche in apparente contrasto con le regole tradizionali del mercato. Si sviluppa una vera e propria nuova cultura del consumo, nel pieno rispetto della natura. Noi abbiamo sperimentato la rottamazione delle auto. Nel Nord Europa stanno sperimentando la rottamazione dei cuscini. Ho visto una tecnologia ultra-innovativa che è letteralmente in grado di riciclare e rigenerare un vecchio guanciale. La piuma, in altre parole, può essere riciclata.
Col che si ottengono tre importanti risultati: 1) non si uccidono gli animali; 2) non si consuma l’acqua per lavare la materia prima; 3) si ottiene una sterilizzazione perfetta della stessa materia prima. Cambiano le abitudini e cambia di conseguenza l’educazione al consumo. Chi, meglio dei giovani, può testimoniare questa nuova linea di tendenza?
Mettere insieme l’innovazione con l’ingegno delle persone significa comprendere meglio il futuro, vuol dire conquistarlo e non solo prevederlo”.

Manca un ingrediente: la ricerca, in particolare quella applicata. Una delle ragioni in base alle quali il sistema-Italia
cresce poco deriva dalla scarsa (per non dire nulla) attività di ricerca del settore industriale.

“Noi intratteniamo rapporti stretti con il Politecnico di Milano proprio in questo senso. Più in generale, ci tengo a dire che in azienda si fa ricerca applicata ogni giorno.
Da noi è valorizzata al massimo quella che definisco la contaminazione tecnologica, vale a dire l’utilizzo di tecnologie tipiche di determinati settori, ad esempio quello della carta, che vengono adattate alle nostre esigenze. Mi è capitato molto spesso di diventare un... cinese al contrario. Mi spiego: in Cina si possono trovare a prezzi stracciati dei macchinari che adeguatamente ristrutturati possono trasformarsi in tecnologie estremamente utili per il trattamento e la lavorazione delle piume. Per molti versi, inoltre, le nostre lavorazioni si possono considerare le stesse che vengono applicate nel tessile e di conseguenza mutuiamo anche da quel settore il meglio dell’innovazione di processo, sempre ovviamente con le modifiche del caso. Al nostro interno, lo ripeto, la ricerca e l’innovazione derivate dall’esperienza sono giornaliere e sono in continua evoluzione. Uno degli obiettivi del futuro, per esempio, è rendere completamente operativo l’impianto per il recupero integrale dell’acqua utilizzata, stiamo parlando di mille metri cubi al giorno, e per l’utilizzo dei fanghi prodotti dalle lavorazioni come fertilizzanti. Tutto questo vuole dire un impatto ambientale praticamente uguale a zero!”.

Cosa c’è dietro l’angolo?
“Credo che a breve vi saranno grandi opportunità per il nostro Paese. Il mondo intero apprezza il made in Italy. Certo, c’è in atto un processo selettivo estremamente duro. Ne verranno fuori i veri imprenditori.
Quelli che continueranno a crederci e a investire. Bisogna sviluppare al massimo il gioco di squadra. Il tempo dei piccoli orticelli è finito per sempre. Prima ce ne rendiamo conto e meglio sarà per tutti!”.
Della serie: l’innovazione, l’ingegno e la ricerca hanno come unico limite... l’infinito!
 
l’Inform@zione n. 10 del 12 ottobre 2012




 
Luciano Landoni
pubblicato il: 19/07/2014

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