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ELETTROMECCANICA COLOMBO - Mesero
Più cultura industriale e più qualità per uscire dalla crisi
MESERO – L’effetto “ripresina” si è già esaurito, ammesso e non concesso che si sia mai concretizzato?
L’analisi congiunturale del Centro Studi Confindustria (maggio 2014) è impietosa e parla di un elettroencefalogramma piatto e aggiunge che nel medio futuro la crescita sarà “nulla”.
Nel frattempo, il debito pubblico continua ad aumentare.
Insomma, il sistema Italia risulta ancora bloccato e le resistenze corporative che ne impediscono la (ri)partenza sono tutt’altro che sconfitte, anzi.
Il premier Matteo Renzi ne sa qualcosa.
 
Presidente, che succede? Tutto come al solito? Dopo le promesse e le aspettative, le inevitabili delusioni?
“No, non è giusto essere così pessimisti. Le posso dire che gli imprenditori non vedono ancora la ripresa, ma credono sia possibile innescarla…”
 
Che fa? Gioca con le parole?
Gian Angelo Mainini, classe 1943, presidente di Confindustria Alto Milanese, dall’ufficio direzionale dell’Elettromeccanica Colombo, azienda specializzata nella produzione di trasformatori elettrici che ha acquisito nel 1980 trasferendone la sede da Busto Arsizio a Mesero, ci guarda con occhi disincantati, scuote leggermente la testa, accenna ad un sorriso e replica: “Nella mia carriera ne ho viste tante. Le crisi ci sono sempre state e sempre ci saranno. Questa che stiamo vivendo e che indubbiamente è una delle più difficili e prolungate, è sostanzialmente iniziata nella seconda metà del 2008 e, a differenza delle altre, sembra aver intaccato anche il morale delle persone. Proprio per questo, occorre reagire. Bisogna crederci sul serio e reagire…”
 
Come?
 
“Ci vuole più cultura industriale. Solo così potremo ‘vendere’ la qualità italiana nel mondo. Il made in Italy è apprezzato all’estero: non a caso i dati della bilancia commerciale, al netto dei prodotti energetici, certificano il dinamismo delle nostre esportazioni. Le imprese industriali si devono evolvere e devono crescere. C’è ancora una scarsa capitalizzazione e questo non va bene. L’altra cosa, fondamentale, è il ‘rinascimento’ del sistema Italia nel suo complesso. L’abbiamo detto tante volte, ma giova ripeterlo ancora una volta: troppe tasse e troppa burocrazia imballano la macchina, la bloccano e impediscono che possa riprendere a funzionare. Da qui non si scappa. Nonostante tutto, però, qualche segnale incoraggiante c’è. Penso soprattutto al contesto locale”.
 
Vale a dire?
“Proprio di recente abbiamo avuto una riunione di giunta da cui è emerso come le aziende interessate alla Cassa Integrazioni Guadagni nel primo semestre di quest’anno siano significativamente diminuite rispetto allo stesso periodo del 2013. Stesso discorso per la Cassa Integrazione Speciale e anche per quella in deroga. Insomma, un segnale incoraggiante. A livello nazionale, secondo i dati confindustriali, si stima che la produzione industriale in giugno sia aumentata dello 0,7% su maggio, quando c’era stato un calo dell’1,2% su aprile. In Italia nei mesi estivi la tendenza dell’attività industriale si prefigura, nel complesso, lievemente positiva. Qualcosa si muove, magari lentamente e faticosamente, però si muove. Lo ripeto: dobbiamo crederci e andare avanti…”.
 
Come vanno le cose nella sua azienda?
“Produciamo trasformatori elettrici che vendiamo in tutto il mondo: in India, nelle Filippine, in Sud America, in Islanda, in Finlandia. L’obiettivo è portare l’incidenza dell’export sul fatturato dall’attuale 55% al 90% nei prossimi cinque anni”.
 
Elettromeccanica Colombo Sasfattura 7 milioni di euro e occupa una trentina di persone.
Il core business dell’azienda è rappresentato dai trasformatori elettrici di ultima generazione (quelli in resina) per i quali l’impresa di Mesero detiene una specie di primato internazionale della qualità.
 
“Praticamente, tutte le metropolitane dell’India funzionano con i nostri trasformatori. In India ci siamo dal 1999 e nel 2011 abbiamo costituto, con un partner indiano, una joint venture nella quale deteniamo il 51% per seguire al meglio quell’immenso mercato. Siamo molto soddisfatti e riteniano di poter migliore ancora. Del resto – aggiunge Gian Angelo Mainini – il nostro è un prodotto trasversale che finisce in tutti i settori industriali: dall’edilizia all’energia ai trasporti urbani, fino alle piattaforme oil/gas”.
 
Qual è la vostra “ricetta” vincente?
“Si condensa in una sola parola: qualità! Certo, la qualità costa e costa parecchio. Non sempre il mercato ne recepisce il valore. Anche per questo è importante puntare verso l’estero. In Italia, troppo spesso si guarda quasi esclusivamente al prezzo. Un segno di scarsa cultura industriale. Se poi ci aggiungiamo i costi e le perdite di tempo, vale a dire altri costi, innescate dalla palude burocratica… Guardi lei stesso…”
 
Nel dirlo, Gian Angelo Mainini ci mette sotto il naso il manuale della sicurezza interna che sembra una tesi di laurea.
 
“Così come facciamo fatica noi, pensi a tutte le altre piccole industrie, pensi – aggiunge – alla condizione disperata delle imprese artigianali costrette a lavorare in simili condizioni…”.
 
Cosa diciamo ad un giovane diplomato o laureato in cerca di lavoro?
“Di non scoraggiarsi. Le aziende hanno bisogno delle ‘menti d’opera’. Ho sempre creduto nei giovani. L’età media dei miei collaboratori è molto bassa e ho intenzione di abbassarla ulteriormente. Da sempre mi metto a disposizione delle scuole medie superiori del territorio. Quando ero sindaco ad Inveruno mi sono fortemente impegnato nel potenziamento dell’Istituto Professionale di Stato e attualmente la mia azienda collabora intensamente con l’Istituto dei Maestri Comacini di Como”.

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 18/07/2014

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