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GALDABINI SpA - Cardano al Campo
C’è bisogno di governabilità per la ripresa!
La caduta libera si è interrotta (era ora!), abbiamo toccato il fondo (era ora!), adesso confidiamo ardentemente ci sia il “rimbalzo” verso l’alto. Tanto più che la diffusa “sfiducia ha compresso la domanda interna ben oltre quanto giustificato dalla situazione oggettiva dei bilanci familiari e aziendali”. Insomma, secondo Confindustria il peggio è ormai alle nostre spalle.
È il momento giusto per invertire la marcia e riprendere a crescere.

Eccesso di ottimismo, oppure no?
“Le condizioni sembra stiano cambiando in meglio. Indubbiamente la caduta si è interrotta o almeno ha rallentato. I presupposti per un’inversione di tendenza ci sono. Vedo un duplice problema: l’incertezza della condizione politica e l’intensità della ripresa. Mi domando, cioè, se la risalita sia e soprattutto sarà adeguata rispetto alla caduta. Per il comparto delle macchine utensili il 2013 sarà un anno di tenuta sostanziale, tenendo presente che nel 2012 il fatturato è cresciuto del 3% rispetto al 2011 che a sua volta è stato un buon anno dal punto di vista dell’andamento produttivo”.
Le parole di Luigi Galdabini - 54 anni, Managing Director della omonima società di famiglia fondata nel 1890, Presidente degli imprenditori metalmeccanici di Univa e dell’Unione Costruttori Italiani Macchine Utensili (UCIMU) - evidenziano un “ragionevole ottimismo” più per l’evoluzione economica che per quella politica.

Presidente, cosa si aspetta dalle prossime elezioni?
“Poco o niente. Ho deciso di andare a votare, anche se la maggior parte dei protagonisti presenti sul palcoscenico politico non mi ispira una particolare fiducia. Il che non significa che li giudichi degli incapaci. Anzi. Ci vuole una particolare abilità per rimanere a galla in un mare di melma. Bisogna saperci fare. Il problema è come e dove viene applicata questa intelligenza”.

Ci dia la sua interpretazione.
“Abbiamo bisogno di una maggioranza ampia e forte che sia in grado di governare veramente. Tutto è meglio dell’indecisione. C’è una autentica fame di governabilità. Altrimenti la sfiducia dei cittadini nei confronti del sistema, che è già molto alta, non potrà che crescere ulteriormente e si perpetuerà il potere di veto a scapito del potere di governare”.

Se gliel’avessero proposta avrebbe accettato una candidatura politica?
“Assolutamente no! Non mi voglio... inzaccherare troppo”.

Risposta chiarissima che denota una profonda sfiducia, proprio il problema da lei stesso denunciato.
“E infatti lo considero il problema dei problemi. La condizione economica dell’Italia non è peggiore di quella di altri Paesi a noi vicini, penso in particolare al contesto europeo. In economia contano i fatti e i fatti sono prodotti dalle persone e le persone decidono con la testa ma anche con la... pancia. È così che si fanno le scelte veramente convinte.
Ed è per questo che in Italia, dove predomina una sfiducia estremamente forte nei confronti dello Stato e delle istituzioni che lo rappresentano, ci consideriamo istintivamente in condizioni peggiori rispetto agli altri.
È come se ci fossimo convinti di stare peggio di quanto effettivamente stiamo.
Una sorta di auto-convincimento psicologico in negativo che il non funzionamento del sistema legittima e perpetua”.

Come se ne esce?
“Dobbiamo cambiare mentalità, solo così potremo superare i nostri traumi psicologici e guardare finalmente avanti e non sempre e soltanto indietro come oggi succede. Uno dei nodi più difficili da sciogliere è che chiunque fra tutti noi, intesi come comunità nazionale, andasse al potere farebbe straordinariamente meno di quanto pensato e voluto. Troppe regole, troppe pastoie burocratiche, troppo di tutto. Lavorare, in Italia, è veramente difficile. Manca ancora un’autentica cultura industriale.
Mantenere e consolidare il settore manifatturiero interessa veramente a qualcuno? A parte, ovviamente, gli imprenditori che però, percependo il disinteresse generale, diventano a loro volta sfiduciati. Un circolo perverso che dobbiamo assolutamente spezzare”.
La Cesare Galdabini SpA di Cardano al Campo occupa 110 persone, fattura 25 milioni di Euro all’anno e produce tre differenti tipologie di macchine utensili: le macchine per la prova materiali, le presse idrauliche per lamiere e le raddrizzatrici per alberi meccanici, barre e anelli.

Presidente, aziendalmente parlando, come vanno le cose?
“Per l’anno in corso non mi posso lamentare. Lavoro ne abbiamo. Mi dichiaro ragionevolmente ottimista, anzi: prudenzialmente ottimista. Certo, non aspettiamoci i... fuochi d’artificio.
La crisi non è ancora finita e per la mia come per le altre aziende industriali ci vorrà del tempo per ritornare ai livelli pre 2008/2009”.

Il mercato interno continua a essere piatto mentre le esportazioni vanno bene, conferma o smentisce?
“Confermo senz’altro. La mia azienda esporta l’85% del proprio fatturato. I nostri mercati di sbocco fanno riferimento ai cosiddetti Paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina ndr.), in particolare la Cina, l’India e il Brasile.
Altre aree per noi molto importanti sono quelle della Germania, della Svezia e della Francia. Siamo molto attenti all’innovazione di prodotto che, in concreto, vuol dire investire sulle persone che devono produrre idee nuove per le quali è necessaria una grande preparazione tecnica.
Ogni anno investiamo almeno 100 mila Euro in formazione, selezionando attentamente le persone su cui puntare”.

Domanda finale d’obbligo: il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
“Mezzo pieno, ci mancherebbe!”.
 
l’Inform@zioneonline - 29 gennaio 2013


 
Luciano Landoni
pubblicato il: 18/07/2014

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