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GIUSEPPE BELLORA SpA - Fagnano Olona
Il futuro si chiama integrazione produttiva
Centotrent’anni di vita aziendale sulle spalle ti permettono di guardare con un certo distacco i problemi di oggi e di affrontare quelli di domani con il ragionevole ottimismo di chi ne ha viste “di cotte e di crude”.
“Sono ottimista per natura. Il settore tessile è... abituato a navigare nella tempesta, senza nessuna protezione e senza nemmeno perdere di vista la prospettiva internazionale che è la logica conseguenza della globalizzazione dei mercati”.
Giuseppe Bellora, 47 anni, 5ª generazione imprenditoriale, Amministratore Delegato e Vice Presidente della Giuseppe Bellora Spa, azienda fondata nel 1883, una leadership consolidata nell’arredo casa di alta qualità con tessuti di lino pregiati, ci riceve negli uffici della storica sede di Fagnano Olona, le cui pareti sono tappezzate da una serie di foto che evidenziano la storia industriale del tessile italiano, e ribadisce che il “primato” del made in Italy nell’ambito del gusto, dell’eleganza e della bellezza è intatto.
“Il comparto tessile nel suo complesso - precisa - sta soffrendo, ma mi pare di vedere un po’ di luce alla fine del tunnel. Quello che mi preoccupa veramente è il sistema-Italia. Bisogna invertire la direzione, bisogna veramente cambiare registro. Dobbiamo ridare priorità alle cose che contano veramente. I posti di lavoro che si sono persi nel nostro settore in questi ultimi anni si contano a migliaia, eppure non mi pare di vedere nessuna... mobilitazione.
Stiamo parlando di uno dei fiori all’occhiello del modo italiano di produrre, di creare moda e tendenza!”.

Dopo le consultazioni elettorali del 24 e 25 febbraio, un certo cambiamento c’è stato. Qualcuno pensa sia addirittura eccessivo e paventa il rischio che si possa “sfasciare” tutto.
“Certo, gli italiani hanno votato per dimostrare tutta l’incompetenza dei politici che non sono stati nemmeno capaci di cambiare la legge elettorale. Il segnale c’è stato ed è stato forte. Lo ripeto: bisogna cambiare!”.

Come è “cambiata” la Giuseppe Bellora SpA?
“Fino alla fine degli anni ’90-inizio 2002 eravamo una media impresa tessile che faceva semilavorato. Abbiamo sopportato una crisi durissima e siamo stati sull’orlo della chiusura. Tutti, ma proprio tutti mi consigliavano di chiudere. Mio padre, ricordo, mi diceva addirittura di... regalare l’azienda pur di evitare la cessazione dell’attività produttiva.
Insomma, una condizione ipercritica. Con l’importante collaborazione di Mediobanca abbiamo potuto predisporre un’operazione di salvataggio e abbiamo ridisegnato l’intera proprietà aziendale: il 50% al sottoscritto e l’altro 50% alla famiglia Riello. Dai 400 dipendenti del 2000 siamo scesci agli attuali 100. Nessuno ci ha dato una mano. Anzi, tutte le porte si sono chiuse. La ristrutturazione-ricapitalizzazione si è basata, e si basa, su due direttrici fondamentali: deindustrializzazione e abbassamento dei costi di produzione e sviluppo del retail, vale a dire vendita al dettaglio delle collezioni arredo casa. Abbiamo cercato di far crescere la nuova azienda da quella vecchia”.

A distanza di oltre un decennio rifarebbe tutto?
“Sì, anche se è stato tutto difficile, molto difficile. Continuare nella tradizione imprenditoriale della famiglia è stato duro. D’altra parte, il processo di adattamento aziendale non si è mai interrotto”.

Ossia?
“Oggi sono socio di una multinazionale indiana, la Hima, che controlla il 70% del capitale societario, mentre il restante 30% è controllato da me. Le vendite di biancheria per la casa superano i 300 milioni di dollari e per circa i due terzi sono indirizzate sul mercato americano tramite Hima America. La produzione made in Italy, di competenza della Giuseppe Bellora SpA, vale 14 milioni di Euro l’anno ed è in crescita. Per il 2013 puntiamo sui 16-17 milioni che diventeranno 20 nel 2015. Nel mio ruolo di Amministratore delegato sono il responsabile produttivo e i miei soci indiani credono moltissimo nell’eccellenza italiana. Rappresentiamo un anello importante della catena. L’Italia è considerato il vero e proprio polo della creatività ed è anche il motore principale della conquista del mercato americano”.

È cambiata la “testa” e la “pelle” dell’impresa, con quali conseguenze sul piano occupazionale?
“C’è stata un’inevitabile diminuzione. I nostri attuali 100 dipendenti sono suddivisi fra i 35 impegnati nella produzione e i 65 impiegati nei nostri negozi sparsi in tutta Italia. Ne abbiamo 26: 16 corner Coin e 10 Rinascente. Tutta la nostra crescita è basata sull’estero. Il mercato interno è statico, per non dire in ribasso”.

La Grande Crisi non ha allentato la morsa?
“No. In Italia la crisi si avverte, eccome. Ne vuole una prova? I negozi che hanno fatto meglio sono quelli che possono contare su una clientela internazionale, gli altri sono in difficoltà. E parlo di punti vendita collocati nelle stesse città, tipo Milano o Roma. Basta qualche centinaio di metri di distanza per fare la differenza. Mediamente la clientela italiana, penso alla media borghesia, sta spendendo meno. Ne dobbiamo tenere conto. Le lenzuola prodotte e confezionate per l’estero sono vendute a 500 euro, mentre quelle realizzate per il mercato italiano costano la metà”.

Come si fa a “sopravvivere” in un mercato così frammentato?
“Primeggeranno i marchi storici che non hanno mai ‘tradito’ il consumatore. Entreranno nel gioco le ‘firme’ della moda tipo Armani, Missoni, Gucci. Parlo naturalmente dell’arredo casa.
Il cliente vuole l’abitazione ‘chiavi in mano’, compreso l’arredamento. Il tessile si dovrà integrare sempre più con la casa.
Ecco perché per noi una manifestazione fieristica di grande prestigio come è il Salone del mobile assume un’importanza fondamentale. Il futuro sarà sempre più caratterizzato da una vera e propria integrazione di eccellenze produttive!”.
 
l’Inform@zioneonline - 13 marzo 2013


 


 
Luciano Landoni
pubblicato il: 18/07/2014

G & G PAGLINI – RENAULT - Castellanza
“Perché le cose accadano ci vuole un luogo dove la tua storia incontra il tuo futuro”. Sono le parole che si possono leggere sulle pareti del nuovissima sede della concessionaria G & G PAGLINI-RENAULT di Castellanza (inaugurazione ufficiale giovedì prossimo).
G & G PAGLINI - RENAULT - Castellanza
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Metti insieme le idee innovative, le conoscenze, i progetti di sviluppo, le visioni del futuro di due biologi molecolari, di un biologo genetista e di un laureato in economia e commercio con master in diritto delle biotecnologie e cosa ottieni?
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