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OMP PORRO SpA - Cucciago
La maniglia giusta per... aprire le porte dei mercati!
Un prete, uno scultore e un genio della meccanica messi insieme cosa possono combinare?
“Mio nonno Alfredo nel 1946, anche a causa della profonda amicizia che lo legava a Don Luciano, il parroco di Cucciago, e allo scultore Angelo Perini, è stato capace di trasformare la sua passione per l’arte in un business che ha fatto delle Officine Meccaniche Porro, nel corso degli anni, il punto di riferimento mondiale della progettazione e produzione di maniglie per porte, maniglioni, pomoli, battenti e accessori vari”.
Fabio Porro, classe 1960, nipote di Alfredo, è l’amministratore delegato della OMP Porro SpA di Cucciago, un paesino in provincia di Como.
“Mio padre Giuseppe ha ereditato dal nonno la capacità di inventare e di rivoluzionare le lavorazioni meccaniche. Nel 1974 ha impresso una vera e propria svolta all’azienda di famiglia facendole fare un salto di qualità mediante l’invenzione di un nuovo modo di costruire i letti in ottone.
Io ho cominciato a lavorare in OMP nel 1981, sono affiancato dalle mie sorelle Paola e Donata che si occupano prevalentemente delle vendite all’estero: Paola cura i mercati del Medio Oriente e dell’Europa e Donata si occupa del Nord America e dell’Est Europa. Stiamo cercando di traghettare l’azienda nel cosiddetto mercato globale, con tutti i problemi e le incognite del caso”.

Torniamo per un momento all’amore per l’arte del nonno che è diventato lo stimolo principale per fare impresa...
“Beh, Don Luciano aveva libero accesso allo sterminato patrimonio artistico custodito dalla Chiesa e questo ha permesso a mio nonno di affinare e arricchire la sua innata passione per l’arte.
Tutti i lunedì nonno Alfredo, Don Luciano e Angelo Perini facevano delle vere e proprie gite culturali, abbinate alla degustazione dei piatti tipici delle varie cucine regionali. Questi continui input artistico-culturali, aggiunti alle sue straordinarie capacità tecnico-progettuali, hanno consentito a mio nonno di fare quello che ha fatto. Ovviamente, ha avuto una grande importanza anche la sua esperienza professionale”.

Vale a dire?
“Mio nonno era capo reparto alla Siemens di Milano e aveva assorbito, se così posso dire, la mentalità della multinazionale. Quando si mise in proprio, nel 1946, divenne, caso praticamente unico per quei tempi, una sorta di artigiano... manageriale.
Inizialmente mise in piedi la classica fabbrichetta, con un tornio, e successivamente, su richiesta di uno dei suoi primi clienti, Arturo Salice, titolare di una ferramenta, inventò la prima macchina in grado di duplicare le chiavi. Dalle chiavi alle maniglie per le porte il passo fu quasi naturale. La piccola azienda, originariamente operativa in quel di Cantù, cominciò a crescere e si trasferì a Cucciago; poi arrivò mio padre e l’espansione aziendale accelerò ulteriormente”.
Attualmente la OMP Porro occupa 149 persone, utilizza 432 macchine utensili che lavorano l’ottone per la realizzazione di maniglie di ogni genere e tipo, e produce la bellezza di 32.380 articoli che sono esportati in 76 Paesi.
La sede aziendale rappresenta essa stessa un piccolo-grande “miracolo” imprenditoriale: “L’abbiamo messa in piedi esattamente in 391 giorni, acquisendo un terreno di 92.000 metri quadrati che ospitava una cava di sabbia. La superficie è diventata nostra nel 1992, abbiamo dovuto aspettare 9 anni per ottenere tutti i permessi necessari, a dimostrazione concreta dell’inefficienza lentocratica della burocrazia made in Italy, e una volta che li abbiamo ottenuti in poco più di un anno abbiamo edificato una struttura di 20.000 metri quadrati. Abbiamo sbancato qualcosa come 312.500 metri cubi di terra, gettato in opera 15.030 metri cubi di calcestruzzo armato con 351.830 chili di ferro. I 2.486 elementi prefabbricati - continua Fabio Porro - componenti l’intera struttura, del peso di 12.577 tonnellate, sono stati trasportati con 718 carichi eccezionali. La rete fognaria è stata realizzata posando 4.123 metri di tubi. Per gli impianti di riscaldamento, elettrico, dell’aria compressa e della rete informatica - aggiunge l’imprenditore comasco, quasi in uno sfogo che è di orgoglio legittimo da un lato e dall’altro di impietoso confronto fra l’efficienza della sfera privata e l’inettitudine di quella pubblica - sono serviti 59.607 metri di cavo elettrico, 18.850 metri di tubi e 3.806 metri di fibra ottica. Abbiamo pavimentato 17.380 metri quadrati di piazzali e piantumato le zone verdi con 12.806 arbusti. Abbiamo impiegato 432 addetti e siamo incappati in 0 infortuni!”.
Il guinnes dei primati dell’architettura industriale ha la sua patria in quel di Cucciago!

Voi realizzate prevalentemente maniglie per porte, un prodotto tecnologicamente “povero”. Come ve la siete cavata e ve la state cavando con la Grande Crisi e con la concorrenza internazionale?
“È stata ed è dura. Molto dura. La crisi l’abbiamo sentita, eccome. Il mercato è cambiato radicalmente. Viviamo momenti molto difficili, nel senso che diventa sempre più problematico mantenere i nervi saldi e conservare intatta la passione per il proprio lavoro. Il contesto esterno, soprattutto in Italia, sembra faccia apposta per togliertela! La nostra è un’azienda meccanica strettamente legata al settore del legno, dell’arredo e dell’edilizia.
Noi sostanzialmente produciamo accessori per mobili. Agli inizi del terzo Millennio abbiamo capito che era necessario trasformarsi. Per due motivi: la necessità di distinguersi e l’arrivo... dei cinesi, vale a dire le produzioni a basso costo.
Nel 2005 abbiamo acquisito la Enrico Cassina di Milano, vale a dire il top mondiale nella produzione di maniglie di ogni epoca. Chi vuole appagare il proprio desiderio di bellezza, avere intorno a sé segni di eleganza e distinzione non può fare a meno di apprezzare gli oggetti della Enrico Cassina, un’azienda nata nel 1850!
Questa strategia operativa ha contribuito a fare di noi dei leader nel settore dell’infisso, cioè porte e finestre. Una strada obbligata per parare il colpo del drastico calo dei consumi provocato dalla grande crisi.
L’unica strada percorribile era ed è quella della qualità, del design, della cura assoluta dei dettagli. La fase di trasformazione aziendale è ancora in corso”.

Per diventare?
“La nostra nuova mission ha un obiettivo ben preciso: fare di noi gli artigiani più... grandi del mondo! In questi ultimi tre anni abbiamo investito oltre 6 milioni di Euro in marketing e formazione del personale.
I nostri dipendenti stanno trasformandosi in altrettanti artigiani eccellenti, capaci cioè di partire dalla materia prima e di arrivare alla produzione del pezzo finito. Una conversione certamente non facile, ma indispensabile.
Solo percorrendo questa strada saremo in grado di soddisfare le esigenze crescenti della clientela: restaurare castelli antichi e alberghi di prestigio, piuttosto che essere capaci di realizzare prodotti ultra specifici anche in quantità minime, anche solo un pezzo su disegno! Non so se mi spiego...”. Si spiega benissimo, della serie: datemi la... maniglia giusta e vi aprirò le porte dei mercati internazionali!
 
l’Inform@zioneonline - 17 settembre 2013
 


 
Luciano Landoni
pubblicato il: 18/07/2014

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GALLARATE - Fine anno, tempo di bilanci. Soprattutto per le società quotate in Borsa. In provincia di Varese non sono molte, una fra queste è la Openjobmetis Spa di Gallarate. Un “progetto imprenditoriale” nato dalla passione e dalla determinazione di Rosario Rasizza che ne è l’amministratore delegato.
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