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CONFEZIONI DAMAP Srl - Cardano al Campo
Made in Italy sì, ma senza... integralismi!
“Il made in Italy è un patrimonio che va salvaguardato. Sono pienamente d’accordo. Attenzione, però, a non farlo in maniera integralista. I ‘talebani’ del made in Italy rischiano di perdere di vista la realtà delle cose!”.

Vale a dire?
“La globalizzazione dei mercati è un dato di fatto incontestabile. Quindi, è necessario prenderne atto e comportarsi di conseguenza.
Delocalizzare secondo le regole e adottando comportamenti corretti dal punto di vista etico non è sbagliato. Anzi. Anche perché far lavorare come schiavi dei cinesi in uno scantinato malsano, che si trova in Italia, è produrre qualcosa ‘made in Italy’, oppure no? Inoltre, dal momento che dobbiamo importare dall’estero la materia prima, il made in Italy al 100% semplicemente non esiste. Chiaro, no? Non so se mi sono spiegato...”.
Paolo Bordin, classe 1962, responsabile produttivo delle Confezioni Damap Srl di Cardano al Campo (azienda fondata nel 1961 dai genitori Dante e Maria Pia: “La ragione sociale Damap - spiega - ricorda i loro nomi: sono entrambi scomparsi nel 1992”) si è spiegato benissimo.
“La nostra è un’impresa familiare, con me lavorano due dei miei quattro fratelli: Giovanni che è lo stilista e Anna che è la responsabile dell’amministrazione. Il core business è focalizzato nella produzione di pigiami. Anche se è riduttivo definire così i nostri capi che sono multifunzionali e possono essere identificati come la risposta elegante all’abbigliamento per la casa e il relax. Se avessimo puntato solo sul prodotto con tutta probabilità non ce l’avremmo fatta a sopravvivere, a causa dei costi di produzione che in Italia sono più elevati che altrove”.

Qual è stata la strategia alternativa?
“Internazionalizzare e mantenere alto il livello qualitativo, facendo però in modo di suddividere la produzione.
Mediamente un nostro capo d’abbigliamento - risponde Paolo Bordin - costa dai 70 agli 80 euro. I prodotti di fascia alta, di valore superiore ai 150 euro, vengono realizzati esclusivamente in Italia, mentre gli altri sono confezionati all’estero. In Italia è concentrato il 30% della produzione, il resto è delocalizzato in Turchia. Là i costi di produzione sono più bassi di un 20-30% rispetto all’Italia, la distanza non è eccessiva e soprattutto c’è una forte tradizione tessile.
I nostri partner turchi tecnicamente e professionalmente sono veramente bravi: la prima è una tedesca che ha sposato un turco e il secondo è un turco che ha lavorato per oltre trent’anni in Germania. In entrambi i casi possiamo contare su una grande capacità organizzativa.
La nostra, in sintesi, è un’internazionalizzazione che da un lato valorizza il made in Italy e dall’altro sfrutta i vantaggi della delocalizzazione produttiva”.
Confezioni Damap occupa 16 persone (compresi i tre fratelli soci), crea un indotto di almeno una quarantina di addetti, fattura 2,5 milioni di Euro all’anno ed esporta il 97% della produzione.
“I nostri mercati di sbocco principali - spiega Paolo Bordin - sono la Svizzera, la Germania, il Giappone, la Russia e gli Stati Uniti.
Non vendiamo il set d’abbigliamento completo, cerchiamo di stimolare il cliente facendolo diventare lo stilista di se stesso.
Per i capi d’abbigliamento di altissima qualità impieghiamo filo di Scozia, il lino in assoluto più pregiato, il cachemire Loro Piana. In Turchia facciamo jersey al 100% cotone. La qualità del prodotto è certamente importante ma il vantaggio competitivo è qualcosa di più”.

Cosa?
“Noi dobbiamo comunicare una vera e propria cultura dell’abbigliamento! La presentazione del prodotto al cliente è assolutamente fondamentale, non ci stanchiamo mai di ripeterlo. Il gusto, il senso della bellezza, la magia del colore che noi italiani possediamo da sempre dobbiamo sforzarci di farli diventare altrettanti elementi di successo.
Soprattutto con riferimento ai mercati esteri. Il mercato italiano è sempre meno ricettivo, con un potere di spesa molto basso. Fare impresa in Italia è sempre più difficile. Se si parlasse meno di piccole industrie e si facesse qualcosa di più per loro... In Svizzera si parla poco e si fanno i ponti d’oro alle aziende. Noi rimaniamo in Italia per rispetto della tradizione e perché siamo fortemente legati al nostro territorio d’origine. Certo, se anziché col cuore, ragionassimo solo con la testa...”.

Ve ne sareste già andati da tempo?
“Guardiamo i fatti: in Svizzera le tasse per le imprese raggiungono il livello massimo del 27%, per ogni dipendente assunto si può contare su sgravi contributivi integrali della durata di 5 anni, ci sono delle straordinarie agevolazioni in merito all’individuazione della location produttiva, in una settimana ottieni tutti i permessi necessari per iniziare l’attività imprenditoriale.
In Italia, invece, l’energia costa mediamente il 30% in più rispetto al resto d’Europa, le tasse superano il 53% (l’Irap ci massacra e sembra fatta apposta per diminuire il numero dei dipendenti, noi di Imu abbiamo pagato il doppio di quanto pagavamo per l’Ici), la burocrazia è soffocante e impone dei tempi d’attesa biblici. Devo continuare? L’Italia è... complicata e invoglia a chiudere o ad andarsene!
Lo sa che in base alle nuove norme sulla sicurezza sono obbligato a far frequentare ad un mio dipendente un corso di 40 ore, vale a dire una settimana lavorativa, per avere il patentino di guida del muletto?
Dico, le sembra logico? La nostra è un’azienda di 13 dipendenti, mica di 1.300! In Italia si organizzano un sacco di convegni per magnificare e lodare le piccole industrie, poi però si legifera contro di loro. Mica male come incoerenza... scientificamente organizzata.
Noi siamo costretti a pagare dei consulenti esterni solo per tener dietro al milione di incombenze burocratiche che rallentano il nostro lavoro”.

Nonostante tutto e tutti, come vanno le cose?
“Bene! Il 2012 è stato un anno buono e le prospettive del 2013 sono incoraggianti. Certo, molto dipenderà da quello che succederà a partire dal prossimo mese di settembre.
La nostra clientela tipo, penso soprattutto a quella svizzera, tenuto conto del fatto che la Svizzera è un ‘piazza’ veramente internazionale, non ha risentito in termini drammatici della difficile situazione economica che in Italia e non solo si fa sempre più pesante. Anche il mercato tedesco tutto sommato riesce a tenere. Inoltre, alla fine dello scorso anno, abbiamo inaugurato il nostro canale commerciale via Internet.
Devo dire che l’e-commerce sta funzionando.
Siamo soddisfatti. Sia nel 2012 che quest’anno abbiamo assunto delle persone. Insomma, ci diamo da fare”.

Nonostante tutto e tutti e con la Svizzera tanto, ma tanto vicina...
“È meglio non pensarci troppo!”.
Già, è meglio (per chi?).
 
l’Inform@zioneonline - 25 giugno 2013



 
Luciano Landoni
pubblicato il: 16/07/2014

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In tempi di grandi e repentine trasformazioni del mercato - sempre più allargato e sempre più competitivo - solo chi è capace di adattarsi con tempestività ed efficacia ai cambiamenti può sopravvivere e crescere.
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CHIARAVALLI GROUP SPA - Cavaria con Premezzo
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CHIARAVALLI GROUP SpA - Cavaria con Premezzo
CAVARIA CON PREMEZZO – Qualcuno, tanto tempo fa, pretendeva di sollevare il mondo con una leva; i fratelli Chiaravalli, Anna e Mario, oggi, molto più modestamente, contribuiscono a farlo… girare meglio con gli ingranaggi e i sistemi di trasmissione che producono.
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Archimede sosteneva di poter sollevare il mondo con una leva, alla Chiaravalli Trasmissioni SpA di Cavaria con Premezzo (oltre 250 dipendenti, 54 milioni di euro di fatturato annuo, metà del quale destinato ai mercati esteri, stabilimenti in tutta Italia e all’estero) sono più modesti e si limitano... a farlo girare con gli ingranaggi che producono da quasi cinquant’anni.
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COLMEC Spa – Busto Arsizio
Ubaldo Colombo, classe 1957, imprenditore di seconda generazione, alla guida del Gruppo Colmec (la Colombo Meccanica, Colmec, è stata fondata da suo padre Giannino nel 1973). Al suo fianco Giovanni Colombo, classe 1987, laurea in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, entrato nell’azienda di famiglia nel 2011.
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COMERIO ERCOLE SpA - Busto Arsizio
Guardare al futuro con la consapevolezza di avere alle spalle oltre 125 anni di storia aziendale - quest’anno la Comerio Ercole SpA compie il suo centoventiseiesimo “compleanno” - significa: “Considerare il domani sia un’incognita che un’opportunità.
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ROBECCHETTO CON INDUNO – In estrema sintesi, si tratta di una questione di pelle e di conseguente sensualità tattile, visiva e anche olfattiva. “Le pelli toccano quasi tutti i nostri sensi e per lavorarle occorre la passione, oltre ad una grande professionalità. Solo così è possibile trasmettere l’essenza e il valore della nostra attività artigianale. Sono indispensabili sia la testa che il cuore, per realizzare un prodotto… sensuale!”.
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La Condoroil Chemical nasce nel 1973 ad opera di Franco Zavattoni, classe 1931, e cambia “testa” e “pelle” a partire dal 1989, allorché vi entra Marco Zavattoni, il figlio, nato nel 1965.
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