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ECO-MIND - Busto Arsizio
L’informatica che semplifica la vita
Ha le idee chiare e una precisa visione ancora del futuro, la determinazione per passare dalle parole ai fatti è assoluta e, soprattutto, il suo mantra imprenditoriale si condensa in una sola parola: semplificazione.
 
Nel 2009, dopo una carriera manageriale particolarmente intensa, Fabio Chinaglia, 46 anni, ha deciso di diventare imprenditore di se stesso e ha fondato ECO-MIND, una piccola azienda hi-tech nel settore informatico con sedi a Busto Arsizio, Torino e Rende in provincia di Cosenza.
“La mia filosofia imprenditoriale – dice – è improntata alla semplicità. Lo scopo è quello di mettere in atto dei processi digitali mediante i quali permettere alle imprese manifatturiere di fare meglio quello che già … fanno”.
 
Vale a dire?
“Una delle nostre realizzazioni più efficaci è stata l’invenzione del cosiddetto ‘libro firma’ sul tablet. Una soluzione digitale che elimina integralmente la carta, esattamente come il meeting book: ideale per le riunioni dei consigli d’amministrazione. Il libro firma ha naturalmente un valore legale e la firma digitale equivale in tutto e per tutto a quella sui tradizionali documenti cartacei. L’idea, sulla quale io e i miei soci abbiamo lavorato e investito le nostre risorse, è piaciuta. Fra i nostri principali clienti ci sono aziende del livello di Mediolanum, Mediobanca, Pirelli. Grande semplicità d’uso e grande rapidità: questo, a mio parere, significa avere e diffondere una cultura del prodotto nel settore informatico”.
 
Insomma, l’informatica “innestata” nella vita aziendale di tutti i giorni?
“Esattamente. Tutto è nato attraverso tanto impegno, tantissimo lavoro e… l’autofinanziamento. Io e i miei soci abbiamo ‘sostenuto’ le nostre idee – risponde Chinaglia che è anche presidente del settore Terziario Innovativo di Confindustria Alto Milanese – con il nostro lavoro di consulenza. L’altra area di intervento di ECO MIND è l’interazione fra Internet e… le cose”.
 
Questa me la devi proprio spiegare.
“È molto semplice. Pensa, ad esempio, all’interazione fra un telefono cellulare e un elettrodomestico. Oppure a delle applicazioni digitali sugli occhiali che utilizzano i piloti che praticano il cosiddetto volo libero, cioè quello a vista. In questo specifico caso, il pilota vola in base a quello che vede. Il problema è che deve ‘guardare’ gli strumenti di volo e tutto il resto senza distrarsi. Con Head App Glass 4 Flight, che abbiamo approntato in collaborazione con un’azienda aeronautica di Torino, lo può fare senza problemi. Il prodotto è stato testato da numerosi piloti e il loro verdetto è stato estremamente positivo”.
 
Sostenere finanziariamente le proprie idee di sviluppo non è facile, soprattutto in questo particolare momento.
“È vero. Dico sempre che realizzare una cosa semplice è sempre molto… difficile. Il 2013 è stato un anno complesso, siamo riusciti a fatturare 500.000 euro con fatica. Quest’anno si cominciano a vedere i frutti degli investimenti e contiamo, toccando ferro, di fatturare almeno il doppio. In tutto siamo una quindicina di persone, a Busto siamo in sei. Devo dire che le banche, soprattutto quelle locali, ci hanno dato una mano. Ègiusto riconoscerlo. Il futuro dipenderà dalle persone e dal tessuto industriale esterno”.
 
In che senso?
“Noi viviamo in stretta correlazione con la capacità delle persone. I semplici ‘esecutori’ non ci interessano. C’è bisogno della mentalità giusta e della capacità/voglia di mettersi in gioco, di diventare imprenditori di se stessi. Da questo punto di vista, il mercato del lavoro italiano è ancora troppo rigido e ingessato. Non penso solo alle regole che lo governano, alludo proprio, come ho già detto, alla mentalità. Il posto fisso non deve far venire meno la visione a 360° dei problemi. I problemi sono di tutti, così come i vantaggi. Ognuno si deve sentire una ‘parte promotrice’ dell’organizzazione a cui appartiene. Il lavoro non significa solo diritti, è anche un insieme di  doveri! Altra cosa fondamentale è ‘come’ vieni percepito dalle altre aziende. In Italia – sostiene Fabio Chinaglia – non sempre, per non dire quasi mai, le idee innovative vengono accettate e apprezzate. Tutto il contrario di quello che accade negli Stati Uniti. In America se hai un’idea di sviluppo trovi anche i supporti necessari per concretizzarla, in Italia …”
 
In Italia?
“Qui da noi ti dicono ‘Bello il tuo prodotto! Adesso ci appiccico sopra il mio marchio e lo vendiamo’. Una miopia pazzesca, tipica del resto di un sistema che non ha la cultura dell’innovazione e che non rispetta le idee. Soprattutto quelle degli altri. Da questo punto di vista, la mentalità made in Italy è proprio da… 3° Mondo”.
 
Proviamo a “immaginare” il futuro.
“Vogliamo affermarci anche sui mercati esteri. Ammetto che non siamo ancora riusciti a predisporre una strategia adeguata in questo senso. Si tratta di un nostro limite. Dobbiamo superarlo”.
 
Essere consapevoli del problema, diceva qualcuno, vuol dire averlo in parte risolto.
“Beh, allora, sono… tranquillo. La consapevolezza è totale!”.





 
Luciano Landoni
pubblicato il: 22/06/2014

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