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PRAEZISION Srl - Bodio Lomnago
L’informatica… gentile a dimensione d’uomo
BODIO LOMNAGO – Il significato delle parole racchiude molto spesso lo spirito e la vocazione di chi le utilizza.
Luigi Rinaldi, alla fine degli anni ’60, importava dall’allora Germania Ovest articoli per il disegno tecnico, più esattamente degli affila mine: vale a dire delle piccole “campane” dotate di una ghiera abrasiva che servivano per appuntire le mine da disegno.
Strumenti costruiti con una cura e una precisione assolute.
 
“Mio nonno Luigi, da buon perito industriale, in un periodo in cui il diploma equivaleva ad una laurea, è sempre stato ossessionato dalla precisione. Ne ha fatto una vera e propria filosofia di vita e di lavoro. Al punto che, quando si  trattò di scegliere la ragione sociale dell’azienda da lui fondata, non ebbe il minimo dubbio:  la chiamò Praezision, che vuol dire precisione in tedesco”, racconta il nipote Andrea Rinaldi, classe 1971, chief operating officer dell’attuale Praezision Srl di Bodio Lomnago.
 
Se da un lato la precisione è rimasta nel dna imprenditoriale della famiglia Rinaldi, dall’altro si è profondamente evoluta.
Al punto tale che a oltre cinquant’anni dalla fondazione dell’azienda, il core business della stessa si è radicalmente trasformato: dall’importazione di articoli per il disegno tecnico alla progettazione e realizzazione del software che serve per gestire strutture sanitarie quali le case di riposo, gli ambulatori, i centri diagnostici, i consultori, i poliambulatori.
 
Più che una trasformazione, una vera e propria rivoluzione?
“La caratteristica principale di un’azienda sono convinto che sia, anzi, che debba essere il dinamismo. Adattamento, trasformazione, accettazione dei cambiamenti – risponde Andrea Rinaldi -  sono fattori determinanti per ogni attività imprenditoriale. L’ho imparato da mio padre Liborio, nato nel 1943, che dopo essere uscito dalla IBM, dove era capo vendite in Lombardia per il settore sanitario, nel 1984 ha ‘riplasmato’ la società di famiglia chiamandola Praezision Informatica e creando i primi software per la gestione dell’accoglienza ospedaliera. Ovviamente, sempre nel pieno rispetto della filosofia operativa del nonno: la precisione. L’evoluzione-trasformazione è proseguita nel tempo”.
 
In che senso?
“Abbiamo sempre pensato che fosse indispensabile fare poco e bene. Insomma, lavorare in maniera… precisa. Nello stesso tempo, però, è altrettanto importante assecondare la crescita del mercato. E così dall’ambito regionale ci siamo estesi a quello nazionale. Nel 2007 abbiamo dato vita ad una partnership con un importante gruppo industriale bolognese da cui è nata Praezision Life Srl. Il business si è allargato e ha compreso grosse realtà ospedaliere. Adesso sono impegnato nell’ennesima trasformazione”.
 
Quale?
“Un gruppo di persone uscirà da Praezision Life e fonderà Praezision Srl con una mission ben precisa: seguire il segmento specifico delle cliniche private medio-piccole. Si tratta di un’operazione recentissima che si sta praticamente concludendo”.
Attualmente il gruppo impiega 21 persone e fattura circa 2,5 milioni di euro all’anno.
 
Voi lavorate esclusivamente per il mercato interno, particolarmente colpito dalla Grande Crisi esplosa nella seconda metà del 2008…
“Ne abbiamo inevitabilmente avvertito le conseguenze. C’è stato un dimagrimento occupazionale consensuale. Oltre tutto la spesa sanitaria ha dovuto sopportare, e sopporta tuttora, i tagli più consistenti da parte dello Stato. Ci aggiunga le difficoltà di pagamento che tutti quelli che lavorano con le amministrazioni pubbliche devono mettere in conto e avrà un quadro sufficientemente completo dei problemi che dobbiamo affrontare. C’è però da dire che la nostra filosofia di lavoro, ispirata com’è alla precisione e all’impegno costanti, ha fidelizzato i nostri clienti che non ci hanno mai negato la loro fiducia. Aggiungo che possiamo contare su un buon rapporto di collaborazione con le banche”.
 
Addirittura? Siete fra i pochi a cui le banche danno l’ombrello non solo quando… splende il sole?
“Anche in questo caso possiamo contare su una partnership efficace con le banche che hanno una spiccata vocazione territoriale. Ripeto: spiccata vocazione territoriale. Poi, ovviamente, c’è l’autofinanziamento. Tipico delle aziende familiari. L’altra nostra grande forza è il fattore umano. Quello che oggi va di moda definire il ‘capitale umano’. Per quanto ci riguarda, è realmente la risorsa più preziosa. Faccio parte del direttivo del settore Terziario Avanzato dell’Unione Industriali, sono stato nominato di recente Vice Presidente del gruppo merceologico, e anche in rapporto al mio impegno associativo mi sento in obbligo di dare una mano concreta ai giovani dinamici che si accostano al mondo del lavoro. Ho aderito con entusiasmo al progetto culturale e formativo Generazione d’Industria, aprendo le porte dell’azienda a uno stagista. Collaboriamo anche assiduamente con la LIUC-Università Cattaneo di Castellanza sul versante della valorizzazione delle risorse umane”.
 
La piaga della disoccupazione giovanile è un grave problema sociale, come possiamo uscirne?
“Bisogna entrare nell’ordine di idee che non è più il tempo del ‘posto fisso’, così come è finita l’epoca, ammesso e non concesso che sia mai esistita, dell’impresa statica, aggrappata alle consuetudini e alle tradizioni. Tutto è mutevole. Per fare impresa, oggi, occorre accettare e fare proprio il concetto del dinamismo”.
 
Conclude così Andrea Rinaldi, accompagnandoci in una veloce visita della sede di Praezision Srl a Bodio Lomnago: una location davvero unica,ricavata dalla ristrutturazione conservativa di un cascinale del 700, al cui interno erano collocate originariamente le stalle del Conte Puricelli.
“L’ambiente di lavoro deve essere gradevole e deve favorire l’impegno delle persone. La nostra, poi, è un’informatica che si rivolge alle persone – precisa Andrea Rinaldi – e deve quindi essere… gentile. Il modulo software che gestisce i ricoveri e i day hospital si chiama ‘Verbena’, mentre quello destinato all’invalidità civile l’abbiamo battezzato ‘Butterfly’…”.
La genialità “made in Italy” si misura anche attraverso questi piccoli-grandi particolari.

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 18/06/2015

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