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VOLTA ROBOTS - Gerenzano
Da… Platone ai robot che pensano
GERENZANO – Cominciamo con un po’ di filosofia platonica di base: l’importate è il concetto che, una volta compreso e assimilato, diventa indistruttibile e ti consente di affrontare e gestire la realtà.
Il concetto di “sentiero” è stato “compresso” nella “rete neurale” di BASE 1 che, attraverso una telecamera, è in grado di vedere la realtà circostante e muoversi al suo interno in maniera “intelligente”.
 
“E’ come aver … messo in pratica la filosofia di Platone. In particolare, la sua teoria delle ‘idee’. Abbiamo fatto in modo che la macchina entrasse in ‘possesso’ di un … concetto, il concetto di sentiero, e da questo punto di partenza abbiamo realizzato BASE 1, cioè un drone che si muove su terra. Ne abbiamo poi costruiti altri che volano e navigano sott’acqua”.
Silvio Revelli, giovane ingegnere nato trent’anni fa a Varese, è il Ceo di Volta Robots: micro impresa hi-tech che ha fondato un paio d’anni fa con il socio Giacomo Bignami, 40 anni, ingegnere a sua volta, nato a Busto Arsizio.
 
“Abbiamo messo insieme la concettualità platonica con il pragmatismo scientifico-tecnologico di Alessandro Volta, l’inventore della pila”, mi dice con disarmante naturalezza Silvio Revelli, dopo avermi accolto negli uffici della nuovissima sede aziendale all’interno dell’Insubrias Biopark di Gerenzano.
Una “filosofia operativa” (è proprio il caso di dirlo!) che ha permesso a Volta Robots di diventare una delle star indiscusse dell’edizione 2017 di Ces, la fiera internazionale dell’hi-tech che da cinquant’anni si svolge a Las Vegas.
“In effetti – precisa Silvio Revelli –, BASE 1 rappresenta un po’ la fusione ideale fra l’informazione e l’oggetto. Vale a dire l’Internet delle cose (Iot) che sta alla base della 4° Rivoluzione Industriale. Un’ulteriore evoluzione dell’intelligenza artificiale. I nostri rover, aerei e piccoli sottomarini, in altre parole, sono capaci di ‘guidare’ da soli e di ‘imparare’ di volta in volta. Abbiamo sommato la visione con le reti neuronali. Semplificando al massimo: con gli occhi si riesce a … fare tutto! Le nostre macchine hanno immagazzinato nei loro circuiti neurali di silicio il concetto stesso di percorso. Si tratta di qualcosa di straordinario che meraviglia e un po’ … inquieta anche noi stessi. Ci sono infatti anche delle implicazioni etiche, legate alla capacità di pensiero e di vita delle macchine, di notevole spessore”.
 
Vuole dire che nemmeno voi ve lo aspettavate?
“Beh, non in termini così marcati. L’interesse che la scoperta ha suscitato nel mondo industriale è stato ed è veramente grande. Siamo in una fase di forte espansione e contiamo, entro quest’anno, di raggiungere e forse superare i 2 milioni di euro di fatturato. Le nostre principali fonti di finanziamento, in ordine di importanza, sono almeno quattro: gli stessi clienti, i partner industriali, i fondi di private equity e per ultimo le banche. Attualmente siamo in contatto con tre multinazionali fortemente interessate alla nostra attività”.
Quali sono le prospettive occupazionali?
“Entro l’anno assumeremo certamente 8 persone. Mi occupo personalmente della selezione del personale. Devo dire che non è affatto semplice trovare le persone giuste,  anche a causa dello scollegamento che c’è fra il sistema formativo e quello produttivo. Credo molto nella teoria delle 2P”.
 
Teoria delle 2P? Di cosa si tratta?
“Passione e Perseveranza. La passione alimenta la perseveranza e, insieme, costituiscono una ‘miscela’ vincente mediante la quale raggiungere gli obiettivi più importanti e più ambiziosi. Ho sempre applicato su me stesso questi principi e continuerò a farlo. Se non hai veramente ‘fame’ di qualcosa che tu ritieni importante, difficilmente potrai saziare il tuo ‘appetito’. Solo così sarà possibile sconfiggere l’immobilismo e la paura che ci circondano. Viviamo in un’area ricchissima di talenti, la chiamo la A8 Valley. Certo, bisogna darsi da fare. Tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016 mi sono fatto almeno due volte il giro del mondo alla ricerca di partner industriali con cui sviluppare la nostra tecnologia robotica”.
E li ha trovati?
“Certo. Collaboriamo con una grande azienda, quotata in Borsa, di Taiwan: la Thunder Tiger”.
 
Quali sono gli sbocchi pratici di utilizzo dei droni della Volta Robots?
“Molteplici. Si va dal monitoraggio ambientale (tramite i nostri rover) al controllo delle colture subacquee  (mediante il nostro piccolo sottomarino). Di recente, un’importante azienda del territorio ha acquistato una decina di rover  BASE 1; mentre dalla Cina ci hanno chiesto il mini-sottomarino da 30 chili”.
Quanto costano le vostre “macchine intelligenti”?
“Si va dai 5.000 dollari del rover terrestre ai 9.400 del sottomarino”.
Mica male per una società nata un paio d’anni fa e con prospettive concrete di un rapido sviluppo.
“Io e il mio socio – conclude Silvio Revelli – siamo molto veloci nell’analisi, nella decisione e nell’esecuzione. L’evoluzione tecnologica è estremamente rapida, l’importante è assecondarla senza perdere tempo!”
Sia Platone che Alessandro Volta sono d’accordo.
 

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 07/02/2017

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