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LITOCARTOTECNICA PIGNI SRL - Gorla Maggiore
Milioni di scatole tutte da rompere
GORLA MAGGIORE - Da oltre cinquant’anni fabbricano scatole che poi vengono regolarmente… rotte. Ѐ il destino inevitabile del packaging dei prodotti alimentari, qualcosa di “superfluo” che riveste però una funzione fondamentale per incentivare le vendite. “Noi trattiamo in un anno qualche migliaio di tonnellate di cartone che poi si trasformano in una media di 100 milioni di scatole per il confezionamento di bottiglie, dolciumi, panettoni, uova di Pasqua e tanto altro ancora”.
Patrizia Pigni, classe 1970, sales manager della Litocartotecnica Pigni Srl di Gorla Maggiore, fa parte del consiglio d’amministrazione dell’azienda di famiglia fondata nel 1963 dal padre Augusto, che a 77 anni è ancora attivissimo e sempre presente, con la mamma Dorina e la sorella Marina.
 
Andate sempre d’accordo nella gestione aziendale?
“Il ‘segreto’ è creare un cocktail di competenze fra loro diverse che poi si integrano naturalmente. Io mi occupo della parte commerciale e supervisiono la produzione che rimane il ‘regno’ di mio padre, mentre mia sorella Marina è la responsabile degli acquisti e della parte amministrativa e mia mamma Dorina si occupa di tutto il resto, compresa l’organizzazione complessa e delicata del trasferimento nella nostra nuova sede che avverrà nell’agosto del prossimo anno”.
La Litocartotecnica Pigni ha 25 dipendenti (più altri 15, i cosiddetti “stagionali”, che vengono impiegati nel periodo natalizio e in quello pasquale), fattura poco meno di 6,5 milioni di euro nell’arco dei dodici mesi (l’export incide per circa il 20% e interessa la Svizzera e la Francia) e investe parecchio in nuove tecnologie.
“Nel 2014 abbiamo installato una nuovissima macchina da stampa del valore di oltre 2 milioni di euro – precisa Patrizia Pigni – che ci ha permesso di effettuare un vero e proprio salto di qualità dal punto di vista produttivo”.
 
Quali sono i vostri clienti?
“Ѐ una catena un po’ complessa: noi riforniamo i produttori che, a loro volta, vendono alla grande distribuzione. Non è facile rimanere competitivi in questo particolare mercato”.
Perché?
“Per diversi motivi. Prima di tutto, è difficile scovare nuovi clienti; inoltre, le tecnologie utilizzate nel nostro settore costano veramente tanto. Un altro fattore rilevante è rappresentato dalla forza lavoro”.
In che senso?
“C’è bisogno di un’elevata professionalità. Tutti i nostri dipendenti sono specializzati. La formazione, all’interno dell’azienda, è estremamente importante”.
 
Due parole sul vostro futuro…
“Continueremo a stampare il cartone. La nuova sede di 14.000 metri quadri, peraltro adiacente a quella vecchia, ci permetterà di potenziare l’attività e di migliorarla ulteriormente. Siamo in grado di lavorare fogli di cartone molto grandi: 100 cm. per 140 cm. che per il packaging rappresentano misure di tutto rilievo. In questi ultimi 2/3 anni c’è stata una vera e propria inversione di tendenza nel mercato: ha riacquistato importanza l’’aspetto estetico della confezione dei prodotti, con tutta una serie di ‘effetti’ lucido-opachi. L’acquisto di un prodotto alimentare dipende dalla bellezza e dall’accuratezza della confezione. Dico  spesso che noi non facciamo lavori, ma capolavori!”.
 
Ѐ veramente così difficile “fare impresa” in Italia?
“Sono tre le cose che bisognerebbe fare da subito, anzi, da … ieri per favorire nei fatti una ripresa degna di questo nome: abbassare le tasse per le imprese e per i lavoratori, così da far circolare più  quattrini e favorire il risveglio della domanda di consumi e la politica di investimenti; far emergere una volta per tutte il cosiddetto ‘sommerso’ (211 miliardi di euro, secondo le ultime stime) che finché rimane tale sottrae risorse la sistema nel suo complesso; ridurre drasticamente il ‘tasso burocratico’ che imbriglia le forse vive della società. Insomma, bisogna cambiare registro!”.
 
A proposito di “cambiamenti”, ha deciso cosa voterà il prossimo 4 dicembre in occasione del referendum costituzionale?
“Mi riservo di prendere una decisione proprio in questi giorni che precedono il voto. Una considerazione, però, mi sento di farla: se c’è una cosa di cui c’è bisogno è la stabilità. Se dovessero prevalere i “no”, conoscendo le abitudine politiche del nostro Paese, è facile prevedere che tutto verrebbe messo in discussione. Non mi pare proprio il momento di creare scompiglio…”.
 
Cosa c’è dietro l’angolo?
“Un sistema Paese formidabile. I dipendenti hanno voglia di lavorare, gli imprenditori hanno voglia di intraprendere. Con un po’ di vento in poppa non vedo limiti ai nostri traguardi. C’è bisogno di credere nell’Italia! Noi l’abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo!”.

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 03/11/2016

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