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CONCERIA GAIERA GIOVANNI SPA - Robecchetto con Induno
“La nostra mission è offrire un prodotto… sensuale!”
ROBECCHETTO CON INDUNO – In estrema sintesi, si tratta di una questione di pelle e di conseguente sensualità tattile, visiva e anche olfattiva.
“Le pelli toccano quasi tutti i nostri sensi e per lavorarle occorre la passione, oltre ad una grande professionalità. Solo così è possibile trasmettere l’essenza e il valore della nostra attività artigianale. Sono indispensabili sia la testa che il cuore, per realizzare un prodotto… sensuale!”.
 
Enrica “Chicca” Miramonti, 49 anni, responsabile marketing e della “produzione sostenibile” a 360° della Conceria Gaiera Giovanni Spa di Robecchetto con Induno (“Lo considero – dice con fermezza – un autentico obbligo morale e sociale!”), 3° generazione imprenditoriale, parla del proprio lavoro con un trasporto (quasi) amoroso.
Non potrebbe essere altrimenti per chi lavora in un’azienda che ha di recente celebrato i… primi settant’anni di “vita produttiva”.
“Il fondatore è stato mio nonno Giovanni Gaiera nel 1946. Un uomo autorevole e pieno di entusiasmo, con una grande visione del futuro. Il nonno ha avuto due figlie: mia mamma Pinuccia, che a 81 anni è sempre presente e attivissima in azienda e nel consiglio d’amministrazione e mia zia Enrica, 83 anni, presidente della società. Mio fratello Giovanni sovraintende alla qualità e alla selezione delle pelli all’origine, mentre mio cugino Raffaele Mosconi si occupa degli acquisti, della produzione, delle vendite ai clienti strategici, nonché della qualità in generale del prodotto”.
Entrambe le sorelle Pinuccia e Enrica sono vedove.
 
“Mio papà Domenico – precisa Enrica Miramonti con la voce lievemente incrinata dalla commozione – era un uomo straordinario con un… senso di squadra veramente eccezionale; mio zio Lorenzo Mosconi è stato veramente il motore propulsivo dell’azienda: trasmetteva un ottimismo operativo veramente contagioso e valorizzava al massimo quello che oggi viene definito il capitale umano; il suo attivismo non si è limitato al contesto locale dato che è stato uno dei Presidenti più brillanti dell’Unione Nazionale Industrie Conciarie; inoltre ha sempre avuto una grandissima sensibilità per le politiche ambientali ed è stato fra i maggiori sostenitori della realizzazione del depuratore di Robecchetto. La nostra azienda, come credo sia facilmente intuibile, è la classica azienda familiare. Ne siamo orgogliosi e siamo assolutamente convinti che questa sia la nostra forza principale”.
 
La Conceria Gaiera Giovanni Spa impiega 90 persone, fattura 35 milioni di euro all’anno (dato 2015), indirettamente esporta gran parte della produzione e mediamente lavora e vende 450.000 metri quadrati di pelli nell’arco dei dodici mesi; prevalentemente pelli di vitelli, agnelli e capre per la produzione di scarpe, borse e capi d’abbigliamento di alta qualità.
 
E’ proprio il caso di dirlo: lavorate sulla… pelle degli animali.
“Guardi, a questo proposito è bene fare chiarezza. Altrimenti, si corre il rischio di cadere preda dei soliti luoghi comuni del tutto falsi e privi di qualsivoglia aggancio con la realtà fattuale”.
Bene, allora facciamo chiarezza…
“Nessuna attività come la nostra nutre un profondo rispetto sia per la natura, sia per gli animali. L’industria conciaria non fa altro che lavorare lo scarto del settore alimentare. Le pelli dei vitelli, degli agnelli e delle capre nessuno le mangia, ovviamente. Anziché andare perse e buttate, vengono recuperate e lavorate dalle industrie conciarie come la nostra. In sostanza, riprendiamo e valorizziamo una tradizione vecchia come l’uomo che, sin dai tempi delle caverne, utilizzava le pelli per coprirsi e per confezionare delle calzature. Ci aggiunga che le nostre lavorazioni avvengono nel più rigoroso rispetto dell’ambiente e delle persone”.
 
Insomma, la vostra è una coscienza “verde”?
“La nostra azienda, a partire dalla sua fondazione nel 1946, ha sempre avuto una profonda sensibilità ecologica. Mio nonno era un vero e proprio ‘innamorato’ della natura e delle sue bellezze e ha trasmesso a tutti noi il suo ‘innamoramento’! Ci siamo dotati di tutte le certificazioni ambientali previste dalla legge e siamo andati ben oltre gli obblighi legislativi”.
In che senso?
“Con i principali brand del lusso con cui collaboriamo abbiamo promosso una ricerca finalizzata ad esaltare, nei fatti, il concetto della cosiddetta sostenibilità produttiva in rapporto all’ambiente e alla salute delle persone. Abbiamo eliminato l’utilizzo dei prodotti chimici maggiormente inquinanti e abbiamo investito decisamente sulla qualità. Anche questa nuova sede nella quale ci troviamo ne è una prova concreta”.
Ossia?
“Una quindicina d’anni fa ci siamo trovati davanti a un bivio: delocalizzare in Cina e puntare sulle grandi quantità, oppure scegliere l’alta qualità e la cura maniacale delle lavorazioni, ivi compresi i più piccoli particolari. In altre parole, una sorta di artigianalità artistica. Abbiamo deciso di percorrere la seconda… strada e così abbiamo investito circa 10 milioni di euro nella costruzione della nuova sede, rimanendo in Italia e ribadendo tutto il nostro orgoglio di azienda familiare italiana!”.
 
Un’italianità imprenditoriale proiettata verso i mercati internazionali?
“Certo. Facciamo parte dei principali Comitati Moda in Italia e in Francia, le due ‘patrie’ del mondo fashion. Siamo in costante contatto con i settori dell’abbigliamento, dei ricami, delle passamanerie. Si tratta di un confronto importante e arricchente che ci permette di dialogare con le eccellenze manifatturiere di tutto il mondo. Sono l’unica donna che fa parte del direttivo dell’Unione Nazionale Industrie Conciarie e all’interno della Camera della Moda le posso assicurare che non manco mai di sottolineare l’importanza strategica, nonché il dovere sociale di promuovere e sostenere sempre e comunque il tema della sostenibilità ambientale. Aggiungo che mio cugino Raffaele fa parte del direttivo di Confindustria Alto Milanese”.
Nelle lavorazioni basate sull’alta qualità l’importanza del fattore umano ricopre una rilevanza assoluta; anche voi vi trovate di fronte al problema della difficile reperibilità sul mercato del lavoro delle figure professionali adeguate?
“In effetti, avremmo bisogno di chimici conciari. Il nostro territorio di appartenenza è uno dei distretti italiani della pelle, specializzato nella lavorazione delle pelli di piccola taglia. Gli altri si trovano ad Arzignano in provincia di Vicenza (grandi pelli per i comparti dell’auto e dell’arredamento), Santa Croce sull’Arno in Toscana (pelli per le scarpe e l’abbigliamento), Solofra in Campania (pelli per i guanti). Crediamo molto nell’alternanza scuola/lavoro e da quattro anni ospitiamo degli stagisti, chimici del cuoio, provenienti dalle scuole di Lione che rimangono con noi diversi mesi e che ci aiutano nei processi di ricerca”.
Durante la visita dei reparti produttivi dell’azienda incrociamo un’anziana e arzilla signora, vestita con un severo grembiule nero da lavoro, che spinge con decisione e senza apparente fatica un carrello stracolmo di pelli lavorate.
“Come vede – ci dice Enrica Miramonti – mia mamma Pinuccia non disdegna alcun tipo di lavoro!”
 
Signora, scusi la franchezza: chi glielo fa fare?
“La voglia e il piacere di lavorare! Come ho sempre fatto e come continuerò a fare …”, è la risposta immediata e un po’ meravigliata della signora Pinuccia.
“Mia mamma non cambierà mai e nemmeno mia zia Enrica, entrambe sono in azienda un giorno sì e l’altro pure. Venga, la porto dalla zia che, fra le altre cose, segue l’amministrazione e la finanza aziendale”, dice Enrica Miramonti.
Detto fatto, conosciamo la presidente della società.
Signora, se fosse cittadina americana, chi voterebbe per la presidenza degli Stati Uniti? La Clinton o Trump?
“Non voglio parlare di politica e quindi non glielo dico”.
 
Il governo Renzi ha deciso che andremo alle urne il prossimo 4 dicembre per il referendum costituzionale: lei è per il “Sì” o per il “No”?
“Idem come prima. Non parlo di politica”.
Mi parli un po’ di lavoro, allora.
“C’è poco da parlare e c’è molto da fare. Con tanta passione e tantissimo impegno!”
La signora Enrica Gaiera, 83 anni spavaldamente portati, presidente della ConceriaGaiera Giovanni Spa, vedova di Lorenzo Mosconi, è donna di poche parole e moltissimi fatti.
 


 
Luciano Landoni
pubblicato il: 28/09/2016

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