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BRUNELLO Spa – Brunello
Orgogliosi di avere la stoffa!
BRUNELLO – Un’azienda tessile così glocale che più glocale non si può!
Fortemente radicata nel territorio d’origine, il piccolo comune di Brunello, e proiettata verso i mercati di tutto il mondo.
Dei 35 milioni di euro di fatturato annuale, oltre il 65% è destinato all’export.
Persino la ragione sociale rivela l’anima dell’impresa: Brunello Spa.
 
“Non a caso – spiega Elisabetta Gabri, la giovane e grintosa general manager alla guida della società tessile il cui core business è la produzione di fodere in fibra artificiale per i confezionisti – nei nostri biglietti da visita sono stampate quattro parole che rappresentano la nostra ragion d’essere: proudly made in Italy”. 
Traduzione: orgogliosamente fatto in Italia!
La Brunello Spa è stata fondata nel 1927 dai coniugi Giuseppe e Maria Ghiringhelli, i nonni di Elisabetta.
 
“In realtà, si hanno testimonianze della vocazione tessile della mia famiglia in quel di Brunello già a partire dal ‘400”.
Tanti anni sono trascorsi e oggi l’azienda conta 5 capannoni industriali nel cuore del comune di Brunello più i reparti delle aree logistica e qualità nella zona industriale del comune, complessivamente occupa 120 persone e ogni anno investe non meno di 1,5 milioni di euro per il miglioramento dei processi produttivi, l’efficientamento energetico, la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti.
 
“Mio nonno è scomparso nel 1956 e mia mamma Anna Maria, nata nel 1932, si è vista ‘costretta’ a prendere in mano l’attività industriale. Immagini cosa doveva essere all’epoca gestire un’impresa per una donna. L’ha fatto con grande lungimiranza, abbinata a un carattere e a una volontà di raggiungere il successo di ferro! Mi ha sempre detto che l’unica cosa che conta è diventare dei numeri uno. Arrivare al secondo posto significa aver perso la partita”, ci dice Elisabetta avendo alle spalle un grande arazzo raffigurante Alessandro Magno – scusate se è poco! – espressamente voluto da sua madre e collocato strategicamente dalla stessa negli uffici direzionali dell’azienda.
“Il messaggio mi sembra chiaro: cercare di eccellere un giorno sì e l’altro… pure”!
 
“Mia madre, al primo capannone aziendale, ne ha aggiunti altri quattro. A quarant’anni, nel 1971, si è sposata con mio padre Gaetano, classe 1929, e la sottoscritta è nata nel 1973. Dai miei genitori ho ereditato la determinazione e la ferma volontà di fare bene le cose belle, insieme con l’amore per l’innovazione. La nostra azienda è stata la prima al mondo a sperimentare e trasformare i telai jacquard in telai ad aria. Con la preziosissima collaborazione del nostro direttore di produzione dell’epoca, l’ingegner Ferioli che fino a 80 anni ha sempre voluto fare un salto in azienda. Adesso, di anni, ne ha 92”.
 
Insomma, radici profonde e vocazione al cambiamento innovativo?
“Certo. Lo sviluppo tecnologico deve essere costante. Così come la valorizzazione del fattore umano. La nostra azienda è una grande famiglia allargata. Ognuno fra tutti quelli che ci lavorano ha ben presenti le finalità dell’impresa e ognuno contribuisce a raggiungerle. I nostri 350 telai producono mediamente ogni anno 15 milioni di metri di tessuto e l’anno scorso abbiamo realizzato 8.500 tipi di tessuto. Il core business sono le fodere in fibra artificiale; poi ci sono le specializzazioni relative ai tessuti jacquard. Siamo diventati l’azienda più grande d’Europa, nel nostro settore specifico. E’ basilare credere fermamente nella propria attività. Ecco perché tutto quello che vendiamo lo produciamo noi. Ecco perché siamo orgogliosi di produrre in Italia! Noi lo diciamo e lo facciamo veramente! Siamo in grado di consegnare nell’arco delle 24 ore e i nostri principali clienti sono i più grandi confezionisti del mondo: dal Gruppo Inditex (marchio Zara) al Gruppo Hugo Boss”.
 
Alla faccia di quelli che dicono che il settore tessile è un settore… del passato.
“Al contrario, il comparto tessile è caratterizzato da  un’evoluzione… diabolica! Se non la segui, ti fa un male esagerato. L’ho detto e lo ripeto: bisogna crederci!”.
Come si fa?
“La nostra prima fonte di costo, dopo le materie prime, è l’energia elettrica. Noi ne facciamo un grande uso, siamo energivori. Nel 2010 abbiamo integralmente sostituito la copertura della nostra sede logistica, una superficie di 24.000 metri quadri, con un grande impianto fotovoltaico della portata di 1 Megawatt. Un investimento del valore di 3,4 milioni di euro. Abbiamo cambiato tutti compressori per i nostri telai e l’abbiamo fatto spendendo 500.000 euro.  Quest’anno ristruttureremo le sale di produzione n.4 e la n.5, il che significherà un impegno di 2,5 milioni di euro. Un’altra grande area di investimento strategico è quella relativa alla diversificazione produttiva: siamo entrati nel comparto medicale con i cosiddetti ‘cerotti di seta’ realizzati con acetato, in quello dei tessuti ‘da cerimonia’ (gli abiti di Pignatelli) e ultimamente, in collaborazione con Nexti di Prato e con la LIUC-Università Cattaneo, stiamo cercando di ‘dar vita’ agli scarti di produzione”.
 
Programmi ambiziosi e costosi, non c’è che dire.
“Ogni giorno mi faccio scrupolo di trovare sempre nuove soluzioni ai problemi vecchi e pure a quelli nuovi. Ho cominciato a lavorare nell’azienda di famiglia nel 1997, dopo la laurea in Economia all’Università Bocconi. Tenga conto che tutti i clienti storici di mia madre sono falliti”.
A proposito della madre, tenuto conto del vostro “carattere forte”, com’è stato il passaggio generazionale?
“Traumatico. Non poteva che essere così. E’ da circa 10 anni che mia mamma non è più operativa in azienda. All’inizio, mi sono occupata dell’informatizzazione della società, poi sono passata all’area commerciale e successivamente a quella produttiva. Per capire e gestire devi conoscere. Sono sempre stata assolutamente convinta che la tua prospettiva di lavoro è corretta solo se conosci il tuo tempo. Ecco  perché ognuno di noi, ad un certo punto, deve passare il testimone. C’è il tempo del lavoro individuale e quello della collaborazione condivisa. Ecco perché, aggiungo, il testimone bisogna… strapparlo! In tutto questo, ho avuto il tempo di diventare mamma per tre volte”.
 
Due “generi” d’amore: quello per l’azienda e quello per la famiglia?
“Esattamente. L’importante è convivere con entrambi. Le racconto un cosa che può sembrare marginale e che invece non lo è affatto: noi non rivendiamo mai i nostri vecchi telai, li rottamiamo. Tutto quello che è della Brunello Spa deve rimanere nella Brunello Spa. Altro nostro punto di forza: la responsabilità sociale. L’azienda deve ‘dar da mangiare’ alla sua gente e lo deve fare con l’orgoglio delle proprie origini che non devono mai essere tradite. Noi, credo di averlo già sottolineato, vendiamo quello che noi stessi produciamo, in Italia!”.
A proposito di Belpaese, cosa ci manca per tornare a crescere un po’ di più dello zero virgola qualcosa?
“Il nostro è un Paese fantastico, unico al mondo! Il dna degli italiani ha qualcosa di speciale. La nostra intraprendenza e la nostra genialità sono inimitabili. Dove gli altri vedono solo problemi, noi siamo capaci di scoprire nuove opportunità. Ci vorrebbe maggiore serietà. Solo così saremo in grado di riappropriarci e di riscoprire l’importanza del bene collettivo, senza farci del male cercando di… fregarci a vicenda”.
 

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 07/03/2016

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