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CHIARAVALLI GROUP SPA – Cavaria con Premezzo
Gli ingranaggi che girano, girano, girano… ben oliati!
CAVARIA CON PREMEZZO – Si tratta di una delle “multinazionali tascabili” più dinamiche dell’intero panorama manifatturiero italiano. Chiaravalli Group Spa fabbrica ingranaggi e contribuisce a… far girare il mondo dell’economia.
Non è un’esagerazione.
 
“Nel 2011 c’è stata una riorganizzazione societaria, ma l’azienda è stata fondata da nostro padre Silvio negli anni ‘50”, spiega Anna Chiaravalli, 54 anni, da 27 anni nell’azienda di famiglia, responsabile dell’area amministrativa e finanziaria del Gruppo; mentre suo fratello Mario, 64 anni, da 45 anni sulla breccia, è il responsabile della produzione.
“Io e mio fratello – prosegue – andiamo orgogliosi delle origini familiari dell’impresa. Le nostre sono radici industriali profonde. La tradizione è importante, a patto ovviamente che sappia evolversi. Noi cerchiamo di farlo tutti i giorni. Ecco perché non ci stanchiamo mai di ampliare la nostra gamma produttiva (gli articoli compresi nel catalogo della Chiaravalli sono oltre 14.000, ndr.) e di presidiare l’area della trasmissione industriale. Il nostro vero core business”.
 
La holding di controllo del Gruppo è la Fabbrica Ingranaggi Premezzo (FIP) e da essa dipendono la Chiaravalli Group (90dipendenti impegnati nella logistica, service e commercializzazione dei prodotti), la Lavorazioni Meccaniche Cavaria-LMC (85 addetti, specializzati nella produzione e nella gestione delle “commesse speciali”), la C.P. Group di Bologna (azienda partecipata, con 12 dipendenti che si occupano di lavorazioni particolari per piccole serie di prodotti) e infine la Chiaravalli Repubblica Ceca e la Chiaravalli Polonia (una ventina di persone impiegate).
 
Insomma, un piccolo-grande universodi  ingranaggi che impiega poco meno di 200 lavoratori in Italia e fattura circa 70 milioni di euro all’anno (l’export incide per il 50%).
“Lavoriamo con una rete d’imprese in Italia che include il meglio dello stampaggio e della forgiatura. Aziende primarie. Gran parte del nostro prodotto/lavoro è destinato indirettamente verso i mercati internazionali. Più che operare con i distributori, abbiamo puntato – sottolinea Anna Chiaravalli – sulla fidelizzazione delle imprese nostre clienti che, solo in Italia, sono almeno 2.000. L’alta velocità ferroviaria, l’impiantistica fotovoltaica, l’industria petrolifera dipendono dalle nostre trasmissioni meccaniche. Ogni anno, realizziamo diversi milioni di ingranaggi per il mercato interno e per quello estero. Investire nel futuro è la nostra ragione di esistere!”.
 
Uno slogan ad effetto, non c’è che dire.
“Non è semplicemente uno ‘slogan’. Si tratta della nostra filosofia di lavoro. Prima della Grande Crisi investivamo mediamente 3 milioni di euro ogni anno in innovazione; dal 2008 investiamo 1 milione all’anno in nuove tecnologie, nuovi articoli, formazione, servizi post-vendita, logistica e informatica. Siamo fra le pochissime aziende metalmeccaniche che si sono dotate di ‘magazzini virtuali’, in maniera tale da permettere alla nostra clientela di utilizzarli come fossero loro. Dal gennaio 2015 è diventata operativa la nuovissima sede di Cavaria, 24.000 metri quadri, dove sono concentrate le aree della logistica, della finanza, dell’amministrazione e del commerciale. La produzione fisica è rimasta nelle sedi di Premezzo, Oggiona Santo Stefano e Sumirago”.
Ha parlato prima di diversificazione produttiva, nel concreto cosa significa?
“Un terzo di ciò che facciamo riguarda la commercializzazione della cosiddetta ‘trasmissione aperta’ che arriva dall’estremo oriente; un terzo comprende il nostro parco prodotti sempre nel campo degli ingranaggi; un terzo include manufatti come riduttori e martinetti e il 10% finale consiste nella realizzazione di lame affettatrici”.
Con i tempi che corrono (la Grande Crisi che non è stata ancora sconfitta e la ripres(in)a che risulta ancora estremamente timida e fragile) investire per le imprese è una vera e propria… impresa.
“Continuiamo a farlo – è la replica immediata di Anna Chiaravalli – perché continuiamo a crederci! Nonostante una burocrazia opprimente e tasse soffocanti. E’ doveroso che aggiunga una cosa: possiamo contare su un’eccellente collaborazione con il mondo del credito. Inoltre, sia io che mio fratello, siamo relativamente tranquilli perché la 3° generazione della nostra famiglia è attivamente presente in azienda, così da assicurarne l’evoluzione. Mio nipote Andrea, il figlio di mio fratello Mario, è un giovane di 25 anni, laureato in Economia alla LIUC-Università Cattaneo, che dopo una duplice gavetta, sei mesi in un’azienda finanziaria a Londra e altri sei  in un’impresa manifatturiera svizzera, ha deciso di impegnarsi nell’industria di famiglia. Idee nuove, progetti nuovi: solo così le aziende possono crescere. Bisogna credere nei giovani e dare loro fiducia”.
 
Largo ai giovani, insomma?
“Certamente! Andrea si sta occupando della parte produttiva e lo sta facendo con un entusiasmo straordinario che coinvolge, motiva e responsabilizza i suoi collaboratori. Oltre che con risultati eccellenti. Ha acquisito delle nuove importanti commesse che sono la diretta conseguenza della sua impostazione strategica innovativa. Il lean managementè una leva formidabile. Da quando Andrea ha istituzionalizzato la ‘cassetta delle idee’, al cui interno tutti possono inserire le loro osservazioni e le loro critiche, c’è stato un salto di qualità in azienda. D’altra parte, sia io che mio fratello, abbiamo sempre ‘scommesso’ sui giovani. Abbiamo stabilito uno stretto rapporto di collaborazione con gli Istituti Medi Superiori del territorio, Gallarate in particolare, ai quali abbiamo garantito delle borse di studio. Nel 2017 si terrà la 3° edizione del concorso artistico “Memorie di Ferro” finalizzato a premiare le sculture più belle di giovani artisti che utilizzano gli scarti delle lavorazioni dei metalli ferrosi”.
Radici profonde e… voglia di futuro giovane?
“Bisogna accettare le nuove sfide del mercato. Occorre rinnovarsi. Altrimenti si corrono gravi rischi, oppure si è… cannibalizzati”, conclude Anna Chiaravalli.
“Mia zia ha ragione. I problemi sono tanti. In particolare, ce ne sono tre che continuano ad essere macroscopici”, interviene Andrea Chiaravalli.
 
Vale a dire?
Burocrazia, tasse, relazioni sindacali. La prima rallenta le aziende e le costringe ad arrivare, nella migliore delle ipotesi, sempre al 2° posto nella competizione mondiale. Per costruire un capannone, in Italia, continua a volerci un tempo biblico. L’esosità del fisco diretto e indiretto, sempre in Italia, è un altro primato in negativo che abbiamo e con cui siamo costretti a convivere. E’ mai possibile che le risorse destinate alla ricerca e allo sviluppo non vengano detassate? Un’assurdità che è solo ‘made in Italy’. In relazione poi alle relazioni sindacali, c’è da dire che la meritocrazia continua ad essere una sorta di sogno irrealizzabile. Noi abbiamo un buon rapporto di collaborazione con il sindacato, però rimane il fatto – prosegue Andrea Chiaravalli – che è assurdo svincolare i cosiddetti ‘premi di risultato’ dalle performance effettive dell’impresa. Diventa sempre più difficile investire nella qualità. E diventa sempre più difficile parare i colpi di una concorrenza internazionale che sembra appartenere ad un altro mondo. Lei lo sa che la pressione fiscale diretta e indiretta in Albania è pari al 13%, rispetto al quasi 60% del nostro Paese?. Quello che mi sconcerta è l’inerzia dei politici, dello Stato in merito a questi nodi…”.
Beh, qualcosa è stato fatto. Si sta facendo.
“Sempre troppo poco. L’anno scorso una grande azienda italiana nel settore dello stampaggio, capace di costruire il maglio più grande del mondo, è stata letteralmente costretta ad abbandonare l’Italia, per andare a produrre in Austria. Lo sa per quale motivo?”.
 
Lo dica lei.
“Perché non le è stato permesso dalla legislazione ambientalista e dalla burocrazia italiane edificare il capannone al cui interno sarebbe stato costruito il maglio, dal momento che il capannone stesso sarebbe risultato troppo alto e avrebbe causato dei problemi agli uccelli migratori che avrebbero rischiato di sbatterci contro. E così si sono cancellati 1.500 posti di lavoro. Sembra una barzelletta e invece è una drammatica realtà”.
Quale sarà il futuro del Gruppo Chiaravalli?
“Specializzarsi sempre di più nella meccanica di precisione. Da azienda manifatturiera produttrice di ingranaggi – risponde il giovane manager – ci trasformeremo in un’impresa industriale di lavorazioni meccaniche di alta precisione per i settori dell’oil/gas, agricolo, eolico. Ovviamente, investiremo molto sulle persone. Dico sempre che la nostra azienda non è fatta da numeri, ma da persone che ‘producono’ quei numeri”.
Un ragionamento che fila e gira come un… ingranaggio ben oliato.

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 19/01/2016

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