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FONDERIA QUAGLIA & COLOMBO Srl – Legnano
Fuoco e metalli, una… passione bruciante!
LEGNANO – Una storia di lavoro, impegno e passione.
Tanta passione.
Ieri come oggi.
“Diciamo pure anche… domani!” scandisce con determinazione Giuseppe Colombo, classe 1936, laureato in ingegneria chimica all’Università di Padova (“Una tradizione di famiglia”, specifica), amministratore unico della Fonderia Quaglia & Colombo Srl di Legnano.
 
Tutto ha inizio negli anni ’30, quasi novant’anni fa, con un gruppo di giovani fonditori, “armati” di volontà, grinta e spirito d’iniziativa. “Un’attività artigianale che nel corso degli anni – precisa Giuseppe Colombo – si è trasformata in una vera e propria industria”.
 
Clemente Colombo, a capo dell’impresa di costruzioni Colombo Clemente di San Giorgio su Legnano, edifica nel 1949 il capannone della fonderia e suo figlio Luigi ne assume la direzione.
Dagli anni del dopo Guerra a quelli del “miracolo economico”.
Da Luigi Colombo a suo figlio Giuseppe.
La svolta avviene infatti nel 1965, allorché Giuseppe, che dopo la laurea se n’è andato in Germania, alla Fonderia Monfort di Monchengladbach, a farsi le ossa professionalmente parlando, rientra in Italia e assume la guida dell’azienda di famiglia.
 
“Mio padre – interviene l’Ingegner Paolo Colombo, 44 anni, responsabile dell’area tecnico-commerciale – ricevette il testimone dalle mani di nonno Luigi, suo papà, e determinò il salto di qualità attraverso una serie di innovazioni sia di prodotto che di processo. Alla fine degli anni ’60 si cominciò a produrre ghisa sferoidale, nel 1974 vennero installati i forni elettrici ad induzione insieme con il primo impianto per la rigenerazione della sabbia per il processo ‘no bake’ (fusioni ottenute con procedimento sabbia/resina, ndr). Nel 1980 – prosegue Paolo – è entrato in funzione l’impianto automatico di formatura in terra a verde (formatura meccanica eseguita da macchine formatrici che scuotono e comprimono la terra intorno al modello, ndr)”.
“In questa attività – sostiene Luigi Colombo, 46 anni, fratello di Paolo, e deputato a seguire la produzione -  gli investimenti sono fondamentali. Nel 2001 abbiamo rivoluzionato l’intero ciclo produttivo automatizzando la formatura ‘no bake’ in motta”.
 
Oggi la Fonderia Quaglia & Colombo impiega, compresi i collaboratori, poco meno di 30 persone e fattura 5 milioni di euro l’anno (il 15-20% finisce all’estero, prevalentemente in Francia).
Della serie: chi si ferma … è perduto, crisi o non crisi?
“Non ho mai nemmeno lontanamente pensato di … fermarmi! Ogni mattina sono il primo ad arrivare in fonderia e l’ultimo ad uscirne. E ogni giorno ho delle idee nuove in testa. Il problema è che diventa sempre più difficile realizzarle. L’importante, però, è crederci sempre e rimanere ottimisti nella volontà di fare!”, sostiene tutto d’un fiato Giuseppe Colombo.
 
È cominciata la ripresa oppure no?
“C’è bisogno di ‘segnali’ più consistenti rispetto a quelli che si sono manifestati finora”, risponde l’Ingegner Colombo.
“Viviamo una fase estremamente altalenante. Il 2009 è stato un anno terribile. Nel periodo 2013-2014 c’è stato un leggero miglioramento. Il problema è che diventa difficile programmare l’attività a causa di questo continuo saliscendi. Manca la continuità. Noi abbiamo una clientela trasversale. Siamo in contatto con tutte le industrie meccaniche, tranne il settore dell’auto. Abbiamo dovuto sopportare il calo della domanda e qualche difficoltà sul fronte dei mancati pagamenti”, osserva Paolo Colombo.
 
Quali sono gli ostacoli più difficile da superare?
“Due su tutti: le tasse e la burocrazia. Si rende conto – risponde immediatamente Giuseppe Colombo – che l’anno scorso le imposte locali sono praticamente raddoppiate? Inoltre, un giorno sì e l’altro pure, siamo letteralmente sommersi e soffocati da un mare di scartoffie che sottraggono tempo prezioso all’attività d’impresa vera e propria”.
 
Voi siate stati fra i protagonisti, con altre 25 imprese del territorio, del progetto “adottiamo una scuola tecnica” che ha permesso la realizzazione un laboratorio di meccatronica all’interno dell’Istituto tecnico “Bernocchi” di Legnano. Perché l’avete fatto?
“Per il semplice motivo che ritengo doveroso – replica Giuseppe Colombo – favorire il miglioramento della scuola. Soltanto se si permette a un giovane di fare esperienza gli si fa capire concretamente che cosa voglia dire lavorare. In gioventù, quando ho lavorato in Germania, me ne sono reso conto direttamente. Il rapporto scuola-impresa è fondamentale per promuovere lo sviluppo del sistema Paese. I tedeschi l’hanno sempre capito e l’hanno sempre favorito. Noi dobbiamo fare altrettanto. La grande tradizione delle scuole professionali, ricordo l’esempio della Franco Tosi, deve essere recuperata e rilanciata”.
 
“È anche una questione di mentalità e di cultura. Molto spesso sono gli stessi genitori che disincentivano i figli a lavorare nelle imprese industriali, soprattutto nelle fonderie. Come se la fonderia fosse l’antro dell’inferno …”, rincara la dose Luigi Colombo.
 
Che ne dice del jobs act?
“Positivo, certo. Però non risolve i problemi dell’azienda. Ricordiamoci sempre che per creare nuovo lavoro c’è solo un modo: favorire lo sviluppo economico e quindi consentire alle aziende industriali di fare il loro lavoro”, conclude Giuseppe Colombo.

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 29/05/2015

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