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TACCHI GIACOMO E FIGLI SPA - Castano Primo
Benvenuti nell’università dei torni orizzontali!
Giacomo Tacchi, 65 anni, presidente della Tacchi Giacomo & Figli Spa di Castano Primo, azienda leader a livello internazionale nella progettazione e costruzione di torni orizzontali di grandi dimensioni e di foratrici per fori profondi, snocciola numeri da primato, soprattutto nel tempo della Grande Crisi.
 
Poco meno di 200 dipendenti in Italia e all’estero (144 nel quartier generale di Castano Primo), 37 dei quali assunti nell’ultimo quinquennio, 45 milioni di euro di fatturato annuo, sedi commerciali e di service negli Stati Uniti, in Francia e in Germania, investimenti in macchinari di 14 milioni di euro negli ultimi 5 anni.
 
Una vera e propria “multinazionale tascabile”.
 
“Il nostro nuovo centro di assistenza in Russia stava per essere inaugurato – spiega – quando è scoppiata la guerra con l’Ucraina e tutto si è bloccato. Non ci resta che sperare che le cose si sistemino, ci vorrà circa un anno … almeno spero. In compenso, qui in Italia, a Castano, contiamo di ampliare ulteriormente la sede produttiva nei prossimi mesi. Se non ci si mette la solita burocrazia – prosegue Giacomo Tacchi – verso la fine del 2015 dovremmo essere pronti”.
 
Fatti che precedono le parole e non viceversa.
 
Una caratteristica non così diffusa, anzi,  un’eccezione virtuosa nell’Italia dei proclami e delle promesse che il più delle volte restano tali.
 
Giacomo Tacchi appartiene alla 3° generazione imprenditoriale, insieme con sua sorella Patrizia dirige l’azienda di famiglia fondata dal nonno nel 1926.
 
“Per essere precisi, bisogna dire che agli inizi del ‘900 mio nonno iniziò la sua attività imprenditoriale con un socio, il signor Picco, che poi, nel 1946, subito dopo la fine della guerra, allorché mio padre e mio zio tornarono dal servizio militare, se ne andò. Nel 1946 nacque così la Tacchi Giacomo & Figli, specializzata nella realizzazione di torni”.
 
Insomma, la tradizione di famiglia continua?
“Assolutamente sì. Sono entrato ufficialmente in azienda nel 1974. Mio zio ha lasciato l’azienda che è stata diretta da mio padre, scomparso nel 2008. Adesso ce ne occupiamoio e mia sorella: a me la parte ‘esterna’, vale a dire le vendite e le altre società del gruppo all’estero, e a mia sorella Patrizia quella ‘interna’, cioè la Fonderia del Sempione sempre a Castano e la Meccanica del Sempione a Lonate Pozzolo. La 4° generazione lavora già nel gruppo: i miei due figli Giovanni e Andrea, il primo di 29 anni laureato in economia e il secondo di 27 ingegnere”.
 
Voi investite e assumente, nonostante l’imperversare della Grande Crisi. Come fate? Qual è il “segreto” del vostro successo?
“Glielo dico in gergo tecnico: organizzazione della produzione con struttura verticale integrata. In parole più semplici: facciamo tutto noi al nostro interno, dalla fusione al prodotto finito. Chi non si attrezza, in questo mondo, non ce la fa più a guadagnare! Non l’abbiamo fatto e naturalmente continuiamo a farlo e così ci siamo ‘conquistati’ una clientela di eccellenza in Italia e all’estero all’interno di tutto il comparto della metalmeccanica di precisione. Dall’Ansaldo di Genova alla Nuova Pignone di Firenze  a Marcegaglia, solo per citare qualche nome di imprese italiane. Comunque, la nostra vera ‘forza’ è costituita dall’officina, vale a dire dalle competenze tecniche dei nostri operai”.
 
Investire nella formazione professionale, quindi, è un imperativo categorico?
“Sì, però a questo proposito mi piace essere molto chiaro. Io credo molto poco, per non dire che non ci credo affatto, nella ‘formazione istituzionalizzata’.  Mi sembra che serva più che altro a dare un’occupazione ai funzionari messì lì dal sindacato e dalla stessa Confindustria. L’unica formazione che conta veramente è quella esperienziale: affiancare il giovane che deve imparare a chi il mestiere lo sa fare davvero. E’ così che noi investiamo sui giovani e sul loro e nostro futuro! Il passo successivo è l’individuazione delle capacità personali. In altre parole, l’intero reparto di produzione è la nostra ‘aula’ di insegnamento e apprendimento. Da noi lavorano numerose ‘menti d’opera’: nell’area meccanica e in quella elettrica-elettronica sono operativi una quindicina di ingegneri, per non parlare degli altri che si occupano di produzione e pianificazione della produzione”.
 
Cosa ci dobbiamo aspettare, economicamente parlando, dal 2015?
“Il mercato dell’America del Nord è in espansione, quello cinese è stabile con segnali di arretramento, l’India sembra stia ripartendo. La Russia, che per il nostro settore è molto importante, rimane un’incognita legata all’evoluzione della complicata situazione politico-militare odierna con l’Ucraina. I mercati francese e tedesco sono sostanzialmente fermi. Ho fiducia che riprenda quello italiano, anche perché le piccole e medi industrie come la nostra continuano a crederci e a investire”.
 
L’Unione Europea “predica” il rigore finanziario, Matteo Renzi accusa i “burocrati” di Bruxelles di soffocare la ripresa. Chi ha ragione?
“Il rigore ci vuole, anzi, è indispensabile per eliminare gli sprechi. Soprattutto in Italia. Qualche giorno fa ero a pranzo con dei clienti stranieri che mi hanno domandato come mai in Italia ci sono due polizie. Io ho risposto: magari ce ne fossero solo due! E’ solo un esempio, intendiamoci, se ne potrebbero fare mille altri. Il senso, però, mi pare molto chiaro. L’altra cosa che ci vuole per favorire nei fatti la ripresa è la stabilità politica. E mi fermo qui, non voglio dire altro. Di parole se ne sono dette e se ne dicono sin troppe”.
 
La “filosofia” di Giacomo Tacchi è una “filosofia fattuale” che è l’esatto opposto della “filosofia parolaia”.
 
Non c’è altro da aggiungere.
 

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 12/11/2014

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