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PRINCIPE SPA - Calcinate del Pesce
Tutto il mondo in… borsa!
“Quando le vacche erano grasse, andava tutto bene e si sopportava tutto. Il passato è… passato senza che nessuno dei problemi che ostacolano la voglia di impresa venisse risolto. Adesso, in un momento difficile e complicato che diventa sempre più difficile e complicato ogni giorno che passa, tutti i nodi vengono al pettine. Bisogna cambiare. Basta con la burocrazia che soffoca le aziende. Basta!”
 
Lo sfogo di Elio Maroni, 70 anni benissimo portati, e una “rabbia giovane” che ne testimonia la passione e la voglia di andare avanti nonostante tutto e tutti, è significativo della condizione di chi, abituato a misurarsi tutti i giorni con la concorrenza internazionale, non ne può veramente più del “fuoco amico” proveniente dal proprio (non)sistema Paese.
 
Con il fratello Dino (classe 1939), il figlio Alessandro, 46 anni, e il nipote Armando, quarant’anni, il signor Elio è alla guida della PRINCIPE SPA, una piccola industria che produce borse, portafogli, cinture, borsoni da viaggio di alta gamma qualitativa, utilizzando pelli e tessuti pregiati.
 
Insomma, il meglio del meglio del “made in Italy” che racchiude in sé  straordinarie capacità manuali, raffinata eleganza, creatività orginale (ogni stagione la società di Calcinate del Pesce si “inventa” 320 nuovi modelli) e tecniche gestionali ultra- moderne (una rete informatica permette all’azienda di essere in contatto diretto con i mercati del mondo intero).
 
Una piccola industria che pensa in grande e agisce di conseguenza?
“A costo di sembrarle presuntuoso, le dico che noi ci consideriamo una piccola … multinazionale familiare. Fatturiamo 10 milioni di euro all’anno ed esportiamo il 75% del fatturato in 52 Paesi stranieri. In base agli input che riceviamo dal mercato, gli stilisti che collaborano con noi propongono le nuove creazioni e i nostri tre uomini ‘di prodotto’ le realizzano effettivamente in cuoio, o in tessuto, con pelle bordata, cuoio con fodere e altri particolari che arricchiscono i nostri manufatti. Ognuno dei nostri 45 dipendenti è come se fosse imprenditore di se stesso, capace cioè di fornire idee e soluzioni originali ai problemi che di volta in volta possono sorgere. La nostra ragione sociale è diventata un vero e proprio brand sul mercato internazionale”.
 
L’avventura imprenditoriale dei fratelli Maroni ha preso il via 55 anni fa.
“All’epoca – racconta Elio Maroni, ad della società – ci chiamavamo Valigeria Artigiana, trasformatasi poi in Valigeria Principe e, alla fine degli anni ’80, è ‘nata’ Principe. La nostra era ed è una manualità artistica a cui si sono aggiunte le più moderne tecnologie, penso ad esempio al taglio automatico dei tessuti e delle pelli o alle macchine cucitrici integralmente automatizzate. Il fattore umano rimane comunque fondamentale in ogni fase dell’attività”.
 
Vendere in 52 Paesi non è semplice, come ve la cavate?
“L’importante è cogliere il trend dominante e seguirlo. Negli anni ’70 imperversavano le borse in velluto e di conseguenza ci siamo attrezzati acquistando un telaio e ingaggiando un artigiano esperto che, fra le altre cose, voleva mettersi in proprio. Mi ha aiutato moltissimo la famiglia Cerana di Busto, una ‘dinastia’ tessile del territorio, assecondando la mia esigenza di lavorare poche centinaia di metri di tessuto. E’ così che ci siamo fatti conoscere sui mercati internazionali. E’ chiaro che la qualità del ‘made in Italy’ è costosa, per venire incontro alle esigenze soprattutto dei giovani abbiamo allora puntato su collaborazioni con produttori esteri, in Cina e in India, che, su nostre precise indicazioni, sono in grado di offrire prodotti a prezzi maggiormente accessibili. E’ una politica che adottiamo da più di vent’anni. Per prima cosa individuiamo le fabbriche, diamo loro gli indirizzi operativi, nascono così i prototipi che vengono esaminati da noi. Segue la creazione dei campioni, almeno 30 per ogni linea, che passano alla vendita. Noi, attraverso la nostra rete informatica, riceviamo gli ordini e diramiamo di conseguenza le ‘istruzioni’ di produzione. Il sistema è in grado di stabilire i quantitativi di materia prima necessari e ogni altro parametro utile per dare il via libera alla lavorazione, dopo di che scattano gli ordini operativi per le 40 fabbriche dislocate in Asia che lavorano per noi”.
 
Insomma, dal quartier generale di Calcinate del Pesce partono le direttive per… conquistare il mondo?
“Beh, non esageriamo. Il principio però è corretto. Il nostro è un animo d’artista che si arricchisce con lo sfruttamento delle più moderne tecnologie informatiche che ci permettono di essere presenti in tutto il mondo e di recepire gli stimoli provenienti dai consumatori, agendo poi con immediatezza per dare le risposte giuste nel modo giusto. Se non avessimo fatto così non sarebbe stato possibile andare avanti. Ogni centesimo di utile prodotto viene reinvestito in azienda. Si tratta di un … dovere etico e morale, per me e per mio fratello!”.
 
Articolo 18 “sì”, oppure “no”?
“Ma lei pensa veramente che potrei fare a meno o, peggio ancora, caccerei via un dipendente capace? Ma per favore … E’ chiaro che, proprio perché i momenti sono difficili e complicati, in azienda ci devono stare solo persone motivate e impegnate”.
 
Che ne dice del governo di Matteo Renzi?
“Guardo Renzi con grande interesse. Io non ho mai votato a sinistra, però potrei fare un’eccezione a patto che le promesse di Renzi diventino realtà. In ogni caso, aggiungo  che il suo modo di parlare, chiaro e diretto, genera almeno un po’ di fiducia che rinvigorisce. Il nostro Paese si deve risollevare. La nostra immagine all’estero non corrisponde affatto alle nostre grandi capacità. Noi non siamo come ci dipingono e come, a volte, noi stessi ci dipingiamo. Siamo molto meglio. Lo ripeto: dobbiamo risollevarci! Dobbiamo investire sui giovani e quindi sul futuro”.

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 23/10/2014

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