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Editoriale  
UN PO' DI STORIA DELLA NOSTRA LINGUA
“I strài da Bùsti”, una città in continua evoluzione
Ciascuno ha le proprie opinioni, ma giuro che di innamorati della Parlata Bustocca ce ne sono tantissimi.Una testimonianza la offre Facebook coi suoi “mi piace” e l’attenzione riservata ai nostri Editoriali dedicati proprio alla nostra “lingua”. Non sono iscritto a Facebook, ma c’è la pagina del nostro giornale e lì, si sbizzarriscono i Lettori che vanno a cogliere quel che a loro interessa. Chiaro che ne siamo lusingati. Facebook è un “termometro” molto probante.
 
Dedichiamo allora a Busto qualche pezzo dialettale di qualche anno fa, per capire “chi eravamo” e andare a verificare “chi siamo”, per un semplice raffronto a cavallo del tempo. Sentite questa “ti vedi da par tùtu bùta giù e rifà su un vistì da pèzi frusti; in pòcu tempu ti cugnùsi pù cun tanti cambiamenti, i strài da Bùsti”. Ed ecco la traduzione “vedi dappertutto abbattere e rifare un vestito assai vecchio; in poco tempo non conosci più, con tanti cambiamenti, le strade di Busto”. Lo abbiamo rilevato (come altri pezzi sotto citati), da Sommario di Storia Bustese scritto da Rodolfo Rogora, Stefano Ferrario e Luigi Belotti con strofe dialettali del Prof. Luigi Caldiroli. 
 
È la città che si evolve. È la Busto che cambia. È il passaggio dagli anni ’40 al dopoguerra e al “clima” del boom economico. È la Busto operosa che s’ingrossa e si allarga. Che arriva agli oltre 80.000 abitanti che in Busto Arsizio prosperano. Qui c’è solo lavoro…. si, ma accompagnato da idee. “Chan ròbi cha s’è fèi sènza stùa a chi dòpu da nogn ga da rià, par lasà chi èl nos Busti pùse bel a chi dumàn g‘à a gòdi un nòstar ciel” cioè a dire “quante cose si son fatte senza metterla giù dura, a favore di chi arriverà dopo di noi. Per lasciare la nostra Busto più bella a chi potrà godere il nostro cielo”. Laboriosità e Poesia. Delicatezza e Amore. Ecco la “faccia buona” della gente di Busto. Potranno dire che il Bustocco è un taccagno (canagròn), ma non è vero. Che vive in solitudine (dà par lù), ma non è vero. Che pensa solo ai soldi (i danèe), ma non è vero. Vero è che il Bustocco è tipico. E’ di razza vera e concreta. Che si fa i c…zi suoi, ma alla bisogna pensa agli altri. Che quel che c’è….c’è per volontà.
 
Passiamo ad un delicato aspetto della vita di Busto che proprio negli anni difficili (come gli attuali?) si è “inventato”. È la vocazione industriale e l’idea del Circondario. “Cun impègn e braùa mai vùsti, cun risparmi tiài e lauà, i nòs vègi ta fan dul so Bùsti un bèl cèntru da tùti invidià”. Eccolo qui l’orgoglio di essere di Busto. Niente “panzane” e nessuna retorica. L’orgoglio di Busto è qui…. nella traduzione!
 
Con impegno e bravura mai visti prima, con risparmi tirati all’estremo e col lavoro, i nostri vecchi hanno creato la loro Busto in un bel centro, da tutti invidiato”. Scusate l’ardire, ma a ben guardare, da come era “conciata” Busto rispetto a centri vicini tipo Gallarate, Legnano, Varese (tanto per fare qualche nome), grazie a quanto hanno prodotto “i nostri vecchi” si può ben dire che Busto è Grande. Si o no? SIIIIIIIII.
 
Abbiamo avuto uomini “aperti e lungimiranti” con idee buone e senza quel conservatorismo detenuto da una classe che all’epoca deteneva il potere. Chi ha fatto grande Busto appartiene alla povera gente, a chi ha avuto il “coraggio di essere coraggioso”, a chi, le idee sono suonate da stimolo, con l’aiuto di volontà e buona lena. Chi deteneva il potere bocciava le azioni. Si faceva bastare quel che c’era. Invece la gioventù, quella gioventù cambiò l’evoluzione del tempo con l’evoluzione delle azioni.
 
Nel 1865 Busto Arsizio contava 14.000 abitanti e solo poche centinaia di essi potè votare, ma Busto riuscì a mandare a Roma Ercole Lualdi, Deputato uscente. All’epoca finì pure la guerra di Secessione in America e Busto ne approfittò per dar vita alla lavorazione del cotone che in pochi volevano, ma che la lungimiranza bustocca ha saputo mettere a frutto della collettività del nostro circondario.
 
Fermiamoci qui con la Storia, perché da questo periodo in poi non ci furono solo gioie e soddisfazioni. Scoppiò la guerra con l’Austria e numerose province venete vennero restituite agli austriaci. L’Italia richiese il contributo di soldati e di mezzi pure a Busto e molti bustesi caddero al fronte. Ne parleremo.

 
Gianluigi Marcora
pubblicato il: 22/08/2013

Comincio a ringraziare Enrico Traietta e Stanislao Prodan che aggiungono ai loro “mi piace” un dettagliato commento, il primo ed un succinto commento, il secondo. Li ringrazio perché “fanno dialogo”. Motivano il loro “mi piace” o (come fece a suo tempo Traietta), lo contestano. Così si fa. Nessuno è maestro e nessuno è allievo, ma in un dialogo serio e corretto “nessuno insegna, ma tutti imparano”. Non è mia la frase, ma è di un maestro del giornalismo italiano che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e di scambiare “quattro chiacchiere” con lui. Indro Montanelli e… scusate se è poco.
Si affannano tutti, i Politici a “giurare” che le pensioni non verranno toccate. Ed è una bugia; uno sproloquio. Dovrebbero toccarle, invece, le Pensioni. Dovrebbero pure toccare taluni esorbitanti emolumenti che di “sociale” hanno nulla. Anzi, rappresentano una cancrena per il Paese. Le Pensioni da “toccare”, anzi da FALCIDIARE sono quelle maturate a furia di leggi e leggine attuate “in proprio” senza l’appannaggio d’una contrattazione. Leggi che hanno by passato il Sindacato e quelle a cui il Sindacato ha fatto orecchie da mercante, decretando la connivenza.
Ogni tanto salta fuori il problema che riguarda la prostituzione. Si mischiano le carte e si fanno speculazioni di pensiero che con la realtà hanno poco o nulla a che fare. Si mettono in pista le teorie più disparate. Del tipo: donna oggetto, sopruso delladignità, mercimonio, religione, per finire alla mercificazione del sesso. Tutto il resto non è preso in considerazione. Invece, proprio questo “tutto il resto” deve essere tenuto presente sia al cospetto della morale sia pure al cospetto della salute pubblica che ha la civiltà incorporata. Con le “case chiuse” soppresse (1958 – Legge Merlin) si parlò di trionfo della donna e di vero rispetto della dignità femminile. Si parlò pure di salvaguardia del matrimonio e si mise pure l’accento sull’aspetto religioso che, col problema ha poco a che fare.
A parlare di Lavoro in pieno agosto è quasi uno sproloquio. A “dispetto dei santi” tuttavia, una notizia non troppo scellerata può far rumore. L’attenzione è rivolta al Ministro del Lavoro che s’è lasciato scappare questa frase “prendiamo dalle pensioni più alte la linfa necessaria per dare al Lavoro il necessario per progredire” e (aggiungiamo noi) per risolvere la crisi, per far si che nessuno possa portarci a ruota nella gerarchia delle Riforme non… Riformate. Il calcolo è matematico: sopra i 5000 Euro al mese di Pensione, si taglia a 4000 Euro. È un bel prendere, noh? Figuriamoci chi è molto sopra i 5000 Euro al mese! Parliamo di coloro che sforano i 10.000 Euro al mese e su su su per chi è oltre i 20.000 per poi approdare alle super Pensioni che qui meritano solo un appellativo: SCANDALOSO!
Notizie contrastanti. Non si sa a chi credere. Eppure, la verità è… verità. Non si scappa. Sabato e domenica, Busto era deserta. Deserta per dire che sul Viale Duca d’Aosta transitava una vettura ogni quarto d’ora (ad andar bene) e, quando… non andava bene, nemmeno un cane ad attraversare la strada. Prima domanda: la gente era tutta in casa oppure era via? Via per dire che potrebbe essere a casa di amici. Nei pressi o fuori sede. Insomma, via. Oppure era in villeggiatura? O scorrazzava in giro a cercare funghi o dentro i boschi a passeggiare? Di certo, le strade erano deserte. Punto.
In giro per Busto, a piedi, sabato e domenica. Impera il “deserto”, come a Ferragosto. “Neanche un prete per chiacchierar” come in Azzurro di Paolo Conte, portata al successo da Celentano. Fatto è che, in centro o in periferia, il grigio delle saracinesche, impera. Qualche bar aperto, ma con pochi avventori. Fa capolino il sole, dopo una notte di burrasca. C’è un’aria “frizzusella” che induce al pullover. Poi vincono i passi svelti e basta la camiciola a combattere la corsa. In via Mameli non c’è anima viva… una che è una, nemmeno a cercarla col lanternino.
Ho appena ascoltato una canzone “dei miei tempi” che a qualcuno può far scaturire spallucce, ma che a me ha stimolato il desiderio di mettere sulla tastiera emozioni e sensazioni. È LO STRANIERO, la versione italiana di LE METEKE di George Moustachi. Ho pensato a te, dolcemente, come la vita scivola via e la ragione viene letteralmente distrutta dal sentimento. Momenti di estasi sopra e sotto la pelle, con le viscere che traballano e tutte le emozioni sembrano coalizzarsi dentro il cuore sino (quasi) a farlo scoppiare.
Pensavo peggio. Invece di gente in giro, ce n’è. La desolazione la si riscontra nelle saracinesche abbassate. Sono troppe. Troppe assai e la mente divaga un po’ oltre la spicciola registrazione dei numeri. Saracinesche abbassate per effetto della crisi oppure abbassate per la legittima “sospensione del lavoro” per le Ferie? Diciamolo, Busto Arsizio, anche nel passato presentava una quasi chiusura totale. Da quando ASCOM s’è mossa per salvaguardare almeno i pochi che restavano a casa, qualcosa è cambiato. Qualche turno di chiusura lo si è rispettato e la “logistica” ha avuto successo.
Tempo di Ferragosto e di rilievi caserecci. C’è chi “spara” notizie del “si usava così” e c’è chi non ce la fa a comprendere come il tempo, inesorabilmente sia passato e taluni usi e costumi,otre a infrangersi col modernismo, ne abbiano travisato l’essenza. Sino agli anni cinquanta sessanta, l’unico giorno di festa dopo il Natale, l’Epifania e qualche altra festa religiosa era proprio il giorno di Ferragosto. Non si parlava di ferie, parola che ha avuto successo dopo quel periodo, ma unicamente di “riposo” considerato (più o meno) una specie di ritrovo in giro per il mondo fra “padroni” e maestranze, tutti assieme.
Il simpatico Lettore, Enrico Traietta scrive a margine dell’Editoriale dell’altro giorno, dal titolo “Gente di Busto” testuale commento “scusatemi, ma io gli Editoriali del Direttore, nonsempre li comprendo”. Nulla di male, Enrico. Rispetto il tuo giudizio e sarà mia cura motivarti gli Editoriali su cui tu volessi appurare un’ulteriore spiegazione. Il dibattito e il confronto, sono sempre manifestazione di Libertà. Che apprezzo veramente. Sottolineo che l’Editoriale in questione l’hanno visionato (e letto) 1879 persone e solo tu, Enrico hai commentato quanto sopra riportato.
Le ferie inducono “al male” e si capisce il perché. Male in senso lato. Ci si rilassa in maniera sbagliata. Poi (dicono) ci vorrebbe un po’ di riposo per riprendersi dalle… ferie. C’è una specie di contraddizione nella dichiarazione. Fatto è che, la contraddizione c’è nel modo sbagliato di affrontare le ferie. Nella nostra zona, poi si raggiunge l’eccesso. Vediamone i motivi. Tutti confutabili e tutti degni di approfondimento, ma tutti… veri.
Gente, gente di Busto al limite della follia. Gente con le mani vuote e un cuore così forte da far mancare il respiro. Gente con le scarpe rotte e un cervello che non ce la fa più. Gente che è fuori dal coro, ma che ci macina troppo per potervi entrare. Gente buttata fuori. Gente che non è mai esistita col sentimento e che ora lo reclama a gran voce. Gente in preda al terrore della felicità. Gente che non la conosce, che ne parla a vanvera. Che la vive e la soffre oppure che ne balugina lo sguardo. Gente che capisce e che ha capito e che per un attimo solo dice di non capirne il nesso o l’importanza o di che colore la si vorrebbe avere.
Ci risiamo coi bastardi del raggiro. La gente per un po’ sta attenta, poi chissà come e perché, ci ricasca. Sembra che a nulla servano le raccomandazioni a non aprire agli estranei, a chiedere aiuto al vicino di casa quando si è alle prese coi falsi tecnici delle strutture pubbliche o anche a “far gente” in caso di avere il sospetto che si ha di fronte un millantatore o uno che ci vuol fregare. È storia di tutti i giorni dei mezzi messi in atto per far soldi senza far fatica. Gli scrupoli non se li fa più nessuno e a nulla serve capire che una persona di una certa età conserva ben stretti i ricordi rappresentati da un anello, una catenina, una medaglia o semplicemente da una immagine.
Hanno tutti paura di settembre, quando la gente comincerà ad interessarsi d’altro, dopo la vacanza estiva. Ce lo propinano a suon di minaccia i politici nazionali, ma attuano lo stesso stratagemma i politici locali. Fatto è che ogni anno si ripete la stessa solfa, ma di veramente costruttivo restano le… minacce! Una volta tanto “si prenda il toro per le corna” e si guardi in faccia alla realtà e non di sottecchi come si fa da sempre.
Lettera severa di un bustocco attento. Commento da commentare. Poi il dibattito può aprirsi, non senza l’autocritica. Ciascuno è parte in causa. Per approdare a un insieme occorrono tanti singoli. Il Lettore l’ha fatto. Facciamolo tutti! Ci scrive Mario Gallazzi “Salvo errori, il Debito Pubblico americano non comprende quello degli Stati Usa. Se fosse così, il Debito Pubblico americano sarebbe in percentuale peggiore di quello nostro in merito al loro Pil. Unificare il Debito Pubblico Europeo? Chi vorrebbe pagarlo? Parecchi Stati americani sono sull’orlo del default. Il nostro Debito Pubblico è nato dagli sprechi, dalle ruberie, dagli infiniti Berlusconi in tutte le categorie? Nemmeno noi vorremmo pagare il nostro Debito Pubblico.
Cartolina da Napoli a un Bustocco... e mi ha fatto piacere che proprio tu ti sei ricordato che il mio compleanno è il 20 di agosto, mentre sulla carta di identità c’è scritto 30 agosto... si usava così, i padri registravano i figli quando capitava, quando era comodo… vieni a Napoli? Un abbraccio forte e un bacio, di quelli pieni di passione e di ammmore, con tre emme come si usa da noi... tua… Cartolina da Busto a una Napoletana… solo per dirti amore con una m sola, ma vale per tre. Dolcissimi momenti di storia infinita. I tuoi occhi suadenti si specchiano nei miei. Il sorriso si fa sornione e la carezza delle tue dita mi sfiora le labbra. Mi scruti il cuore. Balugina una luce soffusa di tenero sospiro. Non saprò cosa contiene il sapore della vita sino a quando il tuo abbraccio mi assapora il cuore. Dentro quel sorriso c’è un mare di fiordalisi che inonda il cielo.
Il buonismo di Bossi non è reale. Il silenzio di Berlusconi è una strategia. Sta di fatto che i due trovano voglia di riscatto proprio nelle difficoltà. Entrambi non possono fare la “voce grossa” per via di “colpe” accumulate in proprio o per interposta persona, ma “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. La contesa (presunta) tra Bossi e Maroni al vertice della Lega Nord ha prodotto solo chiacchiere.
Prendersela con chi? Rovinarsi in fegato, perché? Restare passivi? Ma neanche a scherzare! Allora ci si dia da fare, tutti insieme e aborriamo la retorica. La Politica ha stufato tutti, indistintamente. C’è un atteggiamento comune di arroganza fra chi gestisce il potere e l’atteggiamento di scoramento fra chi lo subisce. “Tanto cambia nulla” si vocifera in giro. Ed è questa la prova che il “pugno duro” politico, sconfina nella convinzione di eterna potenza. È ora di cambiare. Basta coi proclami della Santanchè o con le “direttive” di Casini. Basta pure col Pd vecchia maniera e col Pdl che “cambia sempre per non cambiare mai”.
Chi sa rispondere in un secondo è mezzo cosa vuol dire “scòedi a sedi?” Vi abbiamo contati: tre o due. E non tutti in tenera età. Vero: è difficile andare a trovare l’etimologia bustocca dello “scoedi a sedi” perché anche a tradurre la frase in italiano, non si può. Dobbiamo allora comprendere il significato pratico del detto che, molto alla buona azzardiamo in un “soddisfacimento della sete” che vuol dire semplicemente “bere”. La parlata bustocca ha di questi virtuosismi. Dire semplicemente “bèi” (bere) è di …tutti i giorni, mentre “scòedi a sedi” è quasi un far vedere che si conosce bene l’antica parlata indigena.
Il 9 agosto scorso, l’Ufficio di Presidenza di Montecitorio ha reso visibile l’ammontare dei compensi che alcune categorie di dipendenti (quindi, non i 630 Deputati che non sono dipendenti) percepiscono. Fate un po’ voi, amici Lettori la dovuta considerazione. I dati sono ufficiali e la fonte è l’unica attendibile e nessuno può confutarla. Ribadiamo è l’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati. Ciascuno farà la propria valutazione. La nostra è un po’oscena e un po’ esacerbata. Non si vive in un Paese Democratico, ma siamo al Sultanato, al Reame, alla “congrega” di opportunisti.
Ferragosto alla buonora. Oggi chi lavora è proprio una “vittima”. Andiamoci piano. Non nel senso che gli sia capitata una “catastrofe”, ma unicamente perché a Ferragosto lavora nessuno. È Festa. È (quasi) come a Natale. Ferragosto parla di tutto, ma non del lavoro. Prima che i Contratti collettivi di Lavoro prevedessero le ferie, i riposi, le feste comandate, l’unica festa esistente era proprio quella del Ferragosto. Quando la mia Pierina lavorava (27 àn sui telài, senza mancò un dì” presso la Tessitura Colombo di via Rodolfo Gallazzi a Busto Arsizio, ci si fermava a Ferragosto per una gita “fuori le mura” e sia le maestranze sia i titolari dell’azienda, partecipavano.
Il servizio sull’ex Oratorio di Sacconago realizzato con dovizia di particolari dalla nostra Valentina Colombo e da noi pubblicato il 6 agosto scorso, non solo ha suscitato il clamore del Rione, ma ha pure “costretto” il Consigliere di minoranza, Valerio Mariani a promuovere un’interrogazione protocollata in Municipio l’8 agosto scorso. Ne parliamo, perché la gente di Sacconago è inviperita contro il “non agire” dell’Amministrazione e il “sinaghino” Mariani insorge con parole durissime nei confronti della Maggioranza “bollata” di evitare l’azione solamente per mancanza di risorse economiche.
Il Parlamento è in ferie. Riprenderà il 10 settembre. Di “arretrato” c’è parecchio, specie per problemi “immediati” che avevano ricevuto la “promessa” di una pronta regolamentazione. Due a caso: la Legge Elettorale (porcellum) e l’abolizione del sovvenzionamento pubblico dei Partiti politici. Il 31 luglio scorso, senza vergogna tutti i Partiti politici hanno incassato l’ultima trance spettante per un totale di 91 milioni di Euro. Quei soldi, per Legge, il Parlamento li ha rubati al Paese. Non in maniera spicciola, ma con un raggiro che va a costituire il dolo che, al reato aggiunge pure il convincimento.
Il problema è semplice e lasciarlo in essere non è serio. Si deve risolvere in breve tempo. Ne va del decoro e del tanto decantato “biglietto da visita” cittadino. Entriamo subito nel merito. Cimitero principale; spiazzo che delimita via Lonate con via Favana. Solo davanti all’ingresso principale c’è un pizzico d’ordine. Davanti all’altro ingresso regna l’incuria più colossale. C’è l’abbandono totale di una spiazzo enorme che, se venisse tutelato, offrirebbe servigi meravigliosi da far meditare non solo coloro che transitano per far visita ai defunti, ma pure al viandante semplice che entra o esce dalla città.
Un po’ per noia, un po’ per non morire. Val la pena, per un po’ pensarci su e (magari) alla fine darsi uno strattone. Che resta quando nella vita si sorseggiano parole vuote o si centellinano frasi fatte, sentite in giro quasi a sproposito e “vendute” per buone, solo per ritemprare il tono dell’apparire? Resta solo il tempo per un’acuminata riflessione: una di quelle che sbeffeggiano la paura ed entra nel vivo del pensiero, come una lama nel burro.
I Cittadini hanno il diritto di sapere tutto. Non la “facoltà” ma il diritto di conoscere ciò che avviene a Palazzo. Ma non è così. Al Cittadino si dice “qualcosa” poi si insiste con “sparate epocali” per finire col fare nulla e col “non disturbare il manovratore”. Oggi più che mai, da noi si sa nulla, tranne che a conoscere timide iniziative sui “tagli della spesa” che non incidono sul reale problema del Paese.
Che differenza di vedute. Dice Obama “non vorrei mai che uno studente sia costretto ad abbandonare gli studi universitari per i troppi costi che gravano sull’Istruzione”. Da noi si dice “chi è fuori corso, deve pagare una tassa universitaria maggiore”. Riflettiamoci un po’ per favore. Riflettano soprattutto i politici, coloro che “impongono” leggi assurde, trattando alla stessa stregua i lazzaroni e coloro che “rubano il tempo” al divertimento e dopo il lavoro si dedicano allo studio.
Quando parliamo di Luigi Einaudi, a Busto Arsizio si illuminano. Tante sono le ragioni. Qui lo vogliamo ricordare per una sua frase apparsa sul Corriere della Sera quando Einaudi era un “politico qualunque” e non ancora il Capo dello Stato. Ecco la reprimenda “A Roma spadroneggia un piccolo gruppo di padreterni, i quali si sono persuasi, insieme a qualche Ministro di avere la sapienza infusa nel loro cervello”.
Conti in tasca. Doniamo 100.000 Euro all’AIRC (Associazione Italiana Ricerca contro il Cancro). Possiamo detrarre dalle tasse 392,50 Euro, giusto il 19% del tetto massimo che ammonta a Euro 2065.83 sommando eventuali altre donazioni. Buona cosa. Doniamo invece gli stessi soldi (100.000 Euro) al Pd, altri 100.000 Euro al Pdl e altri 100.000 Euro a API e (si ammazzi la miseria) 100.000 Euro anche al Fli. Sorpresa: qui, dalle tasse possiamo dedurre 19.000 Euro per ciascuno dei nostri “contributi” sino a un tetto massimo di 50 volte l’elargizione. Il tetto massimo arriva a 103.291,38 Euro. Capito l’antifona?
Di “parole grosse” siamo saturi. Arrivare a rispolverare vecchi stereotipi come “fascista” forse non ci ha pensato nemmeno Gianfranco Fini. Storace, un accenno ai vecchi sistemi, l’ha avuto, ma non più di tanto. Il Fascista per antonomasia appartiene al passato, altrimenti si compie apologia di reato.
Chi comanda a Busto? M’è piaciuto il titolo dell’Editoriale del mio amico Gianni Spartà e lo faccio mio. Non che non ne avessi altri, ma quel NON che lui ha inserito tra parentesi dopo il CHI mi ha attizzato la fantasia e la voglia di dire la mia per la mia città, Busto Arsizio. A memoria d’uomo direi che un tempo, Busto poteva contare sulle presenze a Roma, in Parlamento di fior di Deputati e Senatori. Il numero di “chi contava” si è assottigliato sempre più.
Si sono spesi 47 milioni di Euro per spegnere gli incendi dolosi sprigionatisi sul nostro Territorio. Per la prossima stagione – dice Gabrielli, responsabile della Protezione Civile – se ne devono aggiungere altri 74 per un totale di 121 milioni di Euro. Perplessità? Molte, a cominciare da un commento spicciolo riservato a una legge illogica che fa nulla per prevenire il malvezzo. Fa nulla?
Il refrain sull’iniziativa del Sindaco Farioli è quasi assillante. Fa rumore. Fa discutere. Fa dialogare. Dovrebbe essere contento il politico Farioli, perché quando un’azione (o una “minacciata” azione) viene posta in essere, chi è coinvolto nelle immancabili conseguenze, ne tien conto. Per ora si fanno unicamente processi alle intenzioni. Ci sarà la conseguenza che porta il Dire al Fare? L’interrogativo è solo questo. Tutto il resto è soltanto supposizione, solo frutto di riflessione, unicamente personale deduzione.
I “propositi” di Gigi Farioli hanno avuto l’effetto del “sasso nello stagno”. Ne parlano tutti sottovoce, ma nessuno si azzarda a “dire o a non dire”. Un “buon silenzio” in Politica è preziosissimo. La paura di essere travolti dal “fuoco amico” è tanta e “perdere il posto” piace a nessuno.
L’aggressione alle casse statali a cura del Parlamento diventa sistema. Lo “sfondamento” del preventivo è una regola. Le promesse di risanamento, una pia illusione. Anche per il Governo Monti, è così. Poi si evince che il Presidente della Camera ha una “scorta” di 12 uomini e la gente come lui “si succhia” una grossa fetta delle risorse statali.
Sovranità a rischio. Negli ultimi cinque anni (2008-2012) il Debito Pubblico Americano è aumentato di 5 volte. Quello italiano s’è stabilizzato a 5 anni fa e da allora, solo per effetto degli interessi passivi torna su livelli preoccupanti. Non per effetto dell’aumento delle spese, ma solo in chiave monetaria. Vale a dire che gli interessi passivi “si mangiano” il capitale e non consentono la ripresa.
Ci fosse un “interesse reciproco” o il “conflitto di interessi” fra Cittadino e Stato, allora, lo stupore non avrebbe luogo a manifestarsi. A fronte di ogni acquisto e a fronte di ogni operazione, lo Stato e il Cittadino devono avere “interesse” a formalizzazione burocratica.
Tra Cl e Famiglia Cristiana non corre “vin santo”. I commenti del settimanale cattolico sul meeting di Rimini sparigliano le congetture. “Roba da ricchi” dice Famiglia Cristiana. “Roba da intelligenti” ribadisce Comunione e Liberazione.
C’è, eccome “trippa per gatti” e la si può dedurre dalle tasse. Poi ci sono altre spese come lo scontrino del bar, quello della lavanderia, dell’autolavaggio, della spesa al Supermarket, del mutuo, degli interessi passivi in banca, della ristrutturazione della casa, del pedaggio autostradale, del regalo a moglie, parenti, dipendenti, amanti, della vacanza, dell’acquisto di qualsiasi cosa.
Eveline Widmer-Schlumpf è la Presidente della Confederazione Svizzera. Noto il suo incontro col nostro Capo del Governo, Monti in merito al Trattato fra Italia e Svizzera sui nostri capitali giacenti in territorio elvetico. Il Gruppo di Lavoro (bilaterale) sta lavorando dal giugno scorso, in merito alle questioni finanziarie e fiscali che riguardano i due Paesi. Da qui, si deve giungere al Trattato a cui dovranno far riferimento sia i lavoratori frontalieri sia coloro che per ragioni economiche hanno a che fare monetariamente con la Svizzera.
Ce ne guardiamo bene di porre il Nord contro il Sud. Il “recupero di fiducia” auspicato da Monti al meeting di Rimini, passa proprio da lì. No al conflitto Nord-Sud, ma “equità fiscale” che vede proprio il Nord anteposto al Sud e quest’ultimo “esportatore” al Nord della sua ricchezza più grande: la Mafia.
Da buoni ultimi, ma ci arriviamo. Col trucco o senza, la caccia alle imposte sui 270 miliardi di Euro giacenti nei forzieri svizzeri è aperta. Monti ne ha parlato con la Presidente svizzera. Ne ha solo parlato, ma è già qualcosa. Quei 270 miliardi di Euro di spettanza italiana dovrebbero fruttare 50 miliardi di Euro, di sola imposta. Fanno gola, ovvio, ma quando arriveranno nelle casse italiane? Siamo abili a trovare le scorciatoie pur di non pagare le dovute tasse. Un “trucco” ce l’ha svelato Report...
Rieccolo: Bossi è il “numero uno” della Lega Nord anche nella “tombolata”. Ha espresso il suo pensiero, univoco e unico. Bossi è in arcione, ma non si fa scappare le battute. “Nessun litigio” e via col programma che ancora non è definitivo, anche se la Lega ci mette attenzione sulle lusinghe che arrivano dal Pd e dal Pdl. Segno che la Lega Nord, pervicacemente all’opposizione del Governo Monti “sceglie” chi fra Bersani e Alfano (o Berlusconi) “stacca la spina” da questo “appoggio” per nulla gratificante. Il problema non è “quando” si va a votare, ma “con chi” ci si deve alleare. Non solo: c’è pure il dilemma della nuova legge elettorale. Che ancora non c’è, non è concordata, non è “digerita”...
No signora no. Il “tormentone” passa agli archivi, la Patrimoniale, pure. Gli italiani, tutti gli italiani devono capire che i ricchi non devono pagare le tasse. La “prerogativa” è riservata a tutti gli altri. A tutti, tranne che ai ricchi. Ohibò, è così difficile da capire? Fino all’altro giorno c’era solo Monti che operava qua e là, lasciando intendere che alla Patrimoniale ci sarebbe arrivato. Forse un giorno, forse quando, forse... ma un termine preciso non lo aveva per far in modo che anche i ricchi potessero contribuire alla risoluzione della crisi. La gente intanto, aspettava l’evento. Poi, ecco salire sulla scena il Ministro Grilli che ha niente a che vedere con Grillo, ma ha subito detto che “di Patrimoniale” non si parla.
Caldo e nubifragio. Agosto se ne va. Ci sono tuttavia rimasugli di pensieri che meritano attenzione. Ci sono pure invettive fra chi è “a rischio” e “aggiornamenti” nel Pdl che è in continua evoluzione. Gigi Farioli ha le sue belle gatte da pelare. E lui, da politico di razza deve… pelarle. Non è poi così urgente il “repulisti” che lui vorrebbe far della Giunta. Farioli non vuol sentir parlare di “rimpasto”, ma solo di “aggiustamenti” che secondo alcuni sono necessari, mentre per altri (Antonelli) del tutto inutili. Anche noi ci chiediamo “cambiare, perché?”. Qual è lo scopo del “repulisti” o dell’aggiornamento fra i componenti la Giunta? Farioli è operativo e ci mette del suo in ogni campo. Un Sindaco deve agire così.
 



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