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Opinioni in Libertà  
IL NUOVO DALLE CENERI DEL VECCHIO
Gli Stati Uniti d'Europa, se non ora quando?
Molto spesso, nel corso dei processi storici, il nuovo nasce dalle ceneri del vecchio e le crescenti inquietudini che serpeggiano all’interno della socirtà civile (senso di insicurezza, di precarietà esistenziale, perdita delle certezze e messa in discussione delle tavole di valori sulle quali ci si era abituati a “sintonizzare” la propria vita) rappresentano i segnali di una trasformazione epocale, di un passaggio – più o meno violento – da un certo tipo di assetto politico-sociale ad un altro profondamente diverso dal primo. E’ quello che probabilmente sta succedendo in questo periodo storico caratterizzato dalla Grande Crisi e dal tramonto – sempre più evidente – degli Stati nazionali e delle loro stesse sovranità.
 
Lo abbiamo già scritto: la “dittatura” dei mercati è ormai innegabile e la limitazione delle “libertà” nazionali (si pensi al caso della Grecia, letteralmente obbligata a seguire i diktact imposti dal Fondo monetario internazionale, dalla Banca centrale europea e dalla Commissione europea) ne rappresenta la logica – ancorché dolorosa – conseguenza.
 
Tuttavia, come ha acutamente osservato Sergio Romano sul Corriere, “senza i rischi che abbiamo corso negli ultimi mesi, non avremmo il Patto fiscale, non avremmo cominciato a parlare di Unione fiscale, e la Banca centrale europea continuerebbe a comportarsi come se la stabilità della moneta fosse la sua sola preoccupazione”.
 
Insomma, è vero che stiamo vivendo un momento particolarmente travagliato e complesso (le crescenti difficoltà occupazionali lo testimoniano chiaramente), ma è altrettanto vero che questi innegabili e profondi disagi sono l’inevitabile “pedaggio” che si deve pagare per entrare in un mondo nuovo.
 
Più nello specifico, i dolori del parto politico-economico di oggi sembrano essere prodromici alla nascita degli Stati Uniti del’Europa di domani.
Si tratta, forse, di una previsione ancora troppo azzardata, epperò i segnali rivelatori non mancano, potranno magari essere deboli ma – lo ripetiamo – non mancano.
 
Il recentissimo incontro fra Mario Monti e Angela Merkel, finalizzato a aggiungere mattoni importanti al rafforzamento e alla costruzione della “casa” comune europea, ha fatto registrare una svolta importante nell’atteggiamento della cancelliera tedesca in merito alla necessità di affrontare la bufera economico-finanziaria con spirito solidale e comunitario.
 
L’opera dell’attuale governo italiano “è eccezionale, la via imboccata giusta” e le riforme varate dall’esecutivo di Mario Monti (in carica da una manciata di mesi) “gioveranno all’Europa nel suo compesso”: le parole della Merkel non potevano essere più esplicite e non potevano rappresentare un avallo più autorevole circa il valore dei nostri comportamenti (finalmente)virtuosi.
 
Se non una vera e propria inversione di tendenza (rispetto alle “bacchettate” che il primo della classe era abituato a rifilare all’eterno ripetente), certo una significativa correzione di rotta e una risposta agli euroscettici in servizio permanente attivo (in Germania come in Italia) e ancora pateticamente avvinghiati ad un passato che sta appunto passando e che non tornerà mai più.
 
Certo, la strada da percorrere è ancora lunga e gli ostacoli da superare sono numerosi e ardui (la Merkel ha ribadito la sua contrarietà in merito all’intervento della BCE sui mercati finanziari per “aiutare” i Paesi membri dell’UE in difficoltà), tanto è vero che Monti ha avuto cura di ribadire che “dopo una parvenza di buoni risultati non si devono rallentare gli sforzi. Come la Germania, più di altri, ci insegna”.
 
La strada imboccata verso una sempre maggiore integrazione europea, così da “riavvicinare – Merkel dixit -, nell’eurozona, i comportamenti dei diversi Paesi”, è ormai imboccata (è stata proprio la Grande Crisi a rendere obbligatoria tale direzione) e nessun rigurgito vetero-nazionalista potrà ostacolare una simile marcia, nonostante i “lavori in corso” siano tutt’altro che conclusi.
 
Le derive anti-europeiste sono sempre in agguato (sia in Italia che in Germania), le elezioni politiche(anticipate?) con la forte tentazione di catturare ad ogni costo il consenso popolare pure (sia in Italia che in Germania), ma, giova ripeterlo, il percorso è ormai stato tracciato e quasi imposto dalle “dure repliche della storia” e sarà difficile, per non dire impossibile, interromperlo o invertirlo.
 
Se dovesse succedere vorrebbe dire che per l’ennesima volta avrebbe vinto la “maledizione del gattopardo”: tutto cambia e ogni cosa rimane uguale a se stessa!
 
“Sono sempre stato convinto – sosteneva il politologo Gianfranco Miglio, pochi mesi prima della sua scomparsa, avvenuta nel luglio 2001 -, sulla scia di Max Weber e degli altri grandi classici del pensiero politico occidentale, che le istituzioni politiche, nessuna esclusa, siano destinate prima o poi a scomparire. Lo Stato, che è a sua volta un prodotto storico, non fa eccezione. La nostra è, per l’appunto, l’epoca della progressiva scomparsa dello Stato così come lo abbiamo conosciuto per circa quattro secoli (…) Declineranno, una dopo l’altra, tutte le grandi strutture istituzionali che hanno caratterizzato, nel corso dei secoli, il nostro paesaggio politico. Ad esempio il parlamento – aggiungeva il professor Miglio – su base nazionale, non solo strutturalmente incapace di produrre decisioni, ma ormai continuamente scalvacato, sulle questione economicamente e politicamente più importanti, da organismi che agiscono al di fuori della struttura parlamentare”.
 
Una “predizione” lucida e circostanziata che i fatti stanno confermando in pieno, auguriamoci che gli stessi fatti possano finalmente sconfiggere la “maledizione del gattopardo”.

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 30/08/2012

Da Legnano a Varese, passando ovviamente per Busto Arsizio, la geografia e la storia del calcio di casa nostra ci riportano che le tre squadre più blasonate delle città richiamate hanno complessivamente totalizzato quasi un centinaio di presenze.
Torrida estate. E non solo per via del clima. Economicamente (oltre che finanziariamente) parlando le cose rimangono complicate e, per certi versi, scarsamente comprensibili, per non dire incomprensibili del tutto. La ripresa continua ad essere un oggetto misterioso. E gli incrementi del Pil...
Sarebbe stato difficile, per non dire impossibile, prevedere un’assonanza così perfetta, drammaticamente perfetta, con la realtà dei fatti. Ogni giorno arrivano conferme di quanto sia vero che la “diversità” è da un lato una grande “ricchezza” e dall’altro un “problema” altrettanto grande. Il tema di quest’anno del premio letterario “Mille e... Una STORIA” è racchiuso in questa formula...
Super Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, nel corso del simposio internazionale di banchieri a Jackson Hole negli Stati Uniti, a distanza di pochi giorni dalla sua ultima esternazione nella quale aveva parlato di diminuzione delle sovranità nazionali a favore delle direttive europee in tema di riforme strutturali, è tornato sul problema e ha (ri)parlato chiaro.
Le regole sono fatte per non essere rispettate. In Italia, certo, ma anche nel resto del mondo. Conta sempre di più l’apparenza e sempre di meno la sostanza. Sei premiato se raggiungi gli obiettivi che ti sono stati assegnati, viceversa devi pagare lo scotto del fallimento. E rischi pure di essere licenziato. Una “regola aurea” che vale (o dovrebbe valere) nell’universo mondo e che riguarda (o dovrebbe riguardare) tutti, ma proprio tutti.
Il portavoce di Fratelli d'Italia, Francesco Attolini, replica al capogruppo del Pd in consiglio comunale, Walter Picco Bellazzi. “E verò Signor Bellazzi, ho un difetto: essere vicino alla gente comune e ascoltarla, quindi, più che “seminatori di paura” (come ci definisce lei) io mi definirei “seminatore di prevenzione” sanitaria e di sicurezza”.
Pubblichiamo l'opinione del capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico a Busto Arsizio, Walter Picco Bellazzi. “Agli occhi di questi fomentatori della paura ogni differenza, come il colore della pelle o la diversità della lingua ogni dignità umana si confonde nell’immagine di una massa di persone minacciosa quasi fosse costituita da una moltitudine brulicante di insetti velenosi. Anche a Busto oggi lavora la “macchina della paura” che rappresenta l’ultimo prodotto tra i più antichi utilizzati da coloro che risolvono tutti i problemi semplificandoli ai minimi termini”.
All’orrore non c’è fine. La disumanità degli assassini jihadisti è sprofondata in abissi di abiezione che nemmeno nei peggiori film dell’orrore o nelle trame più rivoltanti dei racconti splatter si poteva immaginare esistessero. L’uomo può trasformarsi in una bestia crudele e mortifera come nemmeno le cosiddette “bestie feroci”, quelle che mangiano gli esseri umani, sanno e possono essere? La decapitazione del giornalista americano James Foley fornisce una risposta affermativa.
Troppa carne al fuoco. Allora… accendiamolo questo fuoco e non se ne parli più. Renzi smentisce Poletti, il suo Ministro del Lavoro. Gasparri “mette a posto ogni situazione”. Bergoglio “occorre fermare chi non è nel giusto, senza fare la guerra”. Padoan ha assunto dei “consulenti” per far quadrare i conti. Mare Nostrum: C’è puzza di bruciato. Merkel – Europa. Basta col 3% che adesso fa schifo. Vita, Lega e Fratelli d’Italia. Non litigate per i 25 profughi “trasmessi” a Busto.
Apprendo con piacere le parole di Giampiero Reguzzoni riguardo le rassicurazioni sullo scongiurato rischio Ebola, mi auguro che siano state escluse anche altre malattie infettive tipo TBC e malaria, rischio già ventilato da Giorgia Meloni in data 8 Agosto a livello Nazionale. Confidando nella professionalità del nostro Distretto ASL rimangono 3 questioni aperte riguardo i profughi a Busto: sicurezza, quotidianità e futuro.
Con un’operazione mantenuta nel più ampio riserbo, come si deve fare in simili casi, la Fondazione del Varesotto Onlus, ha acquisito le quote della società proprietaria del Teatro Sociale. La missione della Fondazione del Varesotto è quella di “perseguire” esclusivamente fini di solidarietà sociale nel territorio promuovendo il miglioramento della vita di comunità di riferimento e lo sviluppo civile, culturale, ambientale, economico e la coesione sociale”, conseguentemente il pericolo di un utilizzo del teatro diverso da quello per cui era stato costruito nel 1891 è inesistente.
Trovo alquanto facile riduttivo e soprattutto fazioso bollare Don Piero Gelmini come ha fatto il quotidiano La Repubblica, “E’ morto Don Gelmini, amico di Berlusconi”.
In queste giornate agostane dedicate al riposo sono maggiori le occasioni per meditazioni che spaziano a tutto campo, dai temi suggeriti da eventi della nostra vita privata a quelli proposti da fatti della società planetaria verso la quale la globalizzazione ci spinge da tempo.
In prossimità del 9 settembre 2013, qualche proposta seria per un governo serio...
Da una vecchia cronaca di Italialand del 2001...
Vogliono “far fuori” Bossi dalla Lega Nord. Il metodo non è dei più corretti...
Se un esercito alieno decidesse di invadere la Terra, noi italiani potremmo dormire sonni tranquilli...
Il giallo della “cartellina gialla” di don Giulio Gatteri fa discutere assai
Il parallelismo storico, ancorché azzardato come tutti i parallelismi storici, è impressionante.
Non appena s’è innescata la “miccia”, qualcuno ha pensato bene di toglierla invece di accenderla.
Evitiamo di essere vittime di una… farsa tragica! Non sei d’accordo, caro Silvio?
Ricordate la favola di Fedro avente per protagonisti il lupo e l’agnello?
L’indifferenza, la disaffezione alla politica, il disgusto, per tanti versi, sono il più significativo (e amaro) responso uscito dalle urne elettorali delle recentissime votazioni. Elezioni amministrative e parziali sin che si vuole, ma non si può non sottolineare nuovamente come e quanto gli italiani in genere siano ormai sempre più stanchi e persino nauseati da questi “ludi cartacei”che lasciano il tempo che trovano, appunto tra il disinteresse generale.
È tipico degli irresponsabili, piuttosto che degli schizofrenici, nonché degli autolesionisti/masochisti, volersi scientememte fare del male. Provarci quasi gusto!
In tempi di Grande Crisi, sostenere che le risorse sono poche e che quindi è necessario ottimizzare al massimo il loro utilizzo, destinandole laddove veramente servono è, oltre che ovvio, ormai noioso.
Nella vecchia Unione Sovietica c’era l’economia pianificata e i prezzi erano controllati, nel senso che l’inflazione era stata soppressa.
La Corte dei Conti nella sua relazione relativa al rendiconto dello Stato l’ha sottolineato con chiarezza disarmante: i sacrifici per mettere in ordine i conti della “casa Italia” li hanno fatti i cittadini.
Ogni suo pensiero fu, nella sostanza, un atto d’accusa alla società che si andava strutturando, come quella “Milano da bere” di cui tanto andammo fieri appena trent’anni fa.
I Paesi dell’Unione Europea che vorranno (o saranno costretti) a chiedere “aiuto” alla stessa Unione per sopravvivere ai durissimi colpi inferti ai bilanci dalla Crisi dovranno sottoscrivere un “memorandum d’intenti”.
Uno Stato invadente, inefficiente e per di più sempre più vorace e conseguentemente sempre più esoso.
In un simile desolante panorama di macerie politiche che fine ha fatto la “questione settentrionale”?
Sosteneva Max Weber, uno dei padri nobili della politologia moderna, che il possibile non verrebbe mai raggiunto se chi governa non tentasse e ritentasse di raggiungere l’impossibile.
“Chiederò al governo di abbassare le tasse sul lavoro a parità di gettito": dai microfoni di Radio Anch'io, il ministro del lavoro Elsa Fornero promette che interverrà per ridurre la tassazione sul lavoro, da lei giudicata "troppo alta”.
Rammarico e malinconia. Il primo per l’ennesima occasione persa e la seconda per un declino che sembra irreversibile e pare condannare il nostro (non)sistema Paese all’immutabilità.
Un po’ a sorpresa le agenzie di rating internazionali cambiano drasticamente il loro giudizio sul Belpaese e dicono che l’Italia vedrà finalmente la luce della ripresa a partire dal 2013.
Il sociologo Pierre Bordieu sosteneva (è scomparso nel 2002) che ciascuno di noi possiede tre capitali: economico, sociale e culturale. L’allargamento dei mercati ha mediamente fatto incrementare il primo, mentre gli altri due hanno ricevuto e stanno ricevendo duri colpi dalla Grande Crisi.
La Grande Crisi ha provocato e sta provocando una sacco di problemi, soprattutto dal punto di vista occupazionale. Il numero dei senza lavoro in tutto il mondo è in continua crescita. Oltre che di recessione economica, si parla sempre più spesso (e a ragione) di recessione umana.
La notizia è di qualche giorno fa: il comune di Alessandria (Piemonte) è sull’orlo del fallimento, anzi è fallito! L’ultimo bilancio ha fatto registrare un deficit di oltre 150 milioni di euro. Le casse sono vuote, sfondate, prosciugate. Qual è il rimedio? Ce n’è solo uno semplice, scontato e inevitabile: mettere le mani nelle tasche dei cittadini e alleggerirne i portafogli attraverso un consistente aumento delle tasse.
Una lumaca artritica. Anzi, peggio ancora: una lumaca artritica alla moviola. Ѐ così che si muove l’apparato pubblico italiano. Una lentezza esasperante, quasi un immobilismo assoluto in grado di vanificare ogni sforzo, ogni impegno rivolto a migliorare le cose, a rendere più snelle procedure e provvedimenti...
BUSTO ARSIZIO - Ci sono strutture pubbliche che operano nel completo silenzio. Offrono un grande servizio e soddisfano le esigenze di centinaia di persone. Come spesso accade, non ci si accorge della loro esistenza. Si ritiene che tutto ciò faccia parte del quotidiano. Una di queste è sicuramente la nostra Biblioteca.
 



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