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PROMESSE E CUNEO FISCALE
Il coraggio e l'ircocervo politico
“Chiederò al governo di abbassare le tasse sul lavoro a parità di gettito": dai microfoni di Radio Anch'io, il ministro del lavoro Elsa Fornero promette che interverrà per ridurre la tassazione sul lavoro, da lei giudicata "troppo alta”. L’obiettivo – più volte enunciato nell’ultimo decennio, in verità – fa riferimento all’annoso problema del cosiddetto cuneo fiscale. La differenza, cioè, fra la retribuzione lorda e quella netta (che finisce delle tasche del dipendente).
Una differenza che è il prezzo di una tassazione (comprensiva dei contributi sociali che gravano sul costo del lavoro) “troppo alta”, appunto, e che lardella la struttura del costo del lavoro nostrano, provocando un duplice problema.
 
Il primo è la tosatura degli stipendi: ad una retribuzione lorda di circa 60.000 euro l’anno, ne corrisponde una netta pari a 27-30.000 euro (dipende molto dalle addizionali Irpef decise dalle Regioni). Il secondo è il costo del lavoro per l’impresa: per ogni 100 euro che finiscono nelle tasche del lavoratore, l’azienda ne deve sborsare almeno 170 a causa dell’onere fiscale-contributivo. Insomma, tutti scontenti tranne il “socio occulto”. Vale a dire il fisco.
 
E’ chiaro che una simile tassazione ha il potere di disincentivare sia i lavoratori che i datori di lavoro, provocando – nel medio-lungo periodo – un assottigliamento della base occupazionale. Il che, in un periodo di recessione economica che si è ormai trasformata in una vera e propria “recessione umana” con il numero dei senza lavoro che continua a crescere, è veramente il massimo del minimo!
 
Alla fine degli anni ‘70 Arthur Laffer, economista dell'università della South California, impiegò un grafico per convincere l'allora candidato repubblicano alle presidenziali americane del 1980, Ronald Reagan, a diminuire le imposte dirette. Si tratta di una curva a campana che mette in relazione il reddito nazionale con i tributi.

Nel senso che crollando la propensione a lavorare crolla a sua volta il reddito e di conseguenza viene meno, fino a scomparire, l’oggetto stesso della tassazione.Quando la pressione tributaria cresce troppo c’è una tale disincentivazione a produrre ricchezza (per quale motivo darsi da fare per guadagnare di più, quando alla fine il fisco si porta via tutto il reddito?) che il risultato finale per il fisco diventa uguale a zero!
Reagan fece tesoro della “lezione” di Laffer e impostò tutta la sua campagna elettorale sul principio: “Lo Stato non è la soluzione dei problemi, è esso stesso il problema più grande!”. Trionfò alle elezioni presidenziali e, dopo i primi quattro anni di mandato, venne rieletto.
 
Quasi contemporaneamente, nel Regno Unito, una signora “con gli attributi” di nome Margaret e di cognome Thatcher (non a caso soprannominata “iron lady”), rivoltò come un guanto l’Inghilterra, abbattendo decisamente i costi dello Stato, e inaugurando, insieme con il collega d’oltre oceano, un’autentica era liberale per il mondo intero. Cara Signora Fornero che ne direbbe di ripercorrere le orme della Thatcher? Anche a Lei, ci pare, le “palle” non mancano (nessuno si è lasciato ingannare da quelle lacrime di inizio mandato).
 
L’aplomb britannico di Mario Monti unito al suo coraggio potrebbe dare vita a una specie di ircocervo politico capace di dare finalmente una svolta all’intero sistema-Paese e proiettarlo verso un futuro migliore del triste passato e del grigio presente. Non ci sono i soldi per mettere in cantiere una simile operazione? Tagliando i rami secchi le risorse si trovano. Reagan e la Thatcher così fecero. Perché non potremmo fare altrettanto.
 
E’ vero che la storia non si ripete e che quando lo fa si tramuta in una farsa, ma, nel caso specifico nostro italiano, dove starebbe il problema? Non siamo forse abituati  da sempre a convivere con situazioni che sono sempre molto gravi, senza mai essere veramente serie? Come altrimenti si spiegherebbero il “bunga bunga” di ieri, il “salario variabile indipendente” dell’altro ieri e le “convergenze parallele” dell’altro-altro ieri? Per esempio, perché non premere ulteriormente l’acceleratore della spending review? Fra il 2000 e il 2009 la spesa pubblica regionale è aumentata da 119 a 209 miliardi. Un incremento pari al 75,6%: il doppio rispetto alla crescita di tutta la spesa pubblica nazionale uguale – nel medesimo arco temporale – al 37,8% C’è qualche cosa che non va.
 
Altro che decentramento, altro che valorizzazione del contesto locale rispetto al centralismo nazionale. Qui di veramente notevole c’è solo la propensione alla spesa, con l’allievo che ha largamente superato il maestro. Ancora una volta il rimedio si è rivelato peggiore del male che avrebbe dovuto curare. Altro esempio (poco significativo, magari, in termini quantitativi, ma di impatto straordinario dal punto di vista simbolico-motivazionale per il cittadino-contribuente), perché non sfrondare una volta per tutte i costi della politica con l’accetta, anziché con il fioretto?
 
Terzo esempio, perché non sanzionare con pene realmente severe (tipo la galera) i “furbi”, alias evasori (le stime parlano di 200-220 miliardi di euro il valore delle tasse non pagate)?  Ce n’è di lavoro da fare per l’ircocervo politico. Tanto almeno quanto il coraggio necessario per portarlo a compimento. 

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 24/08/2012

Da Legnano a Varese, passando ovviamente per Busto Arsizio, la geografia e la storia del calcio di casa nostra ci riportano che le tre squadre più blasonate delle città richiamate hanno complessivamente totalizzato quasi un centinaio di presenze.
Torrida estate. E non solo per via del clima. Economicamente (oltre che finanziariamente) parlando le cose rimangono complicate e, per certi versi, scarsamente comprensibili, per non dire incomprensibili del tutto. La ripresa continua ad essere un oggetto misterioso. E gli incrementi del Pil...
Sarebbe stato difficile, per non dire impossibile, prevedere un’assonanza così perfetta, drammaticamente perfetta, con la realtà dei fatti. Ogni giorno arrivano conferme di quanto sia vero che la “diversità” è da un lato una grande “ricchezza” e dall’altro un “problema” altrettanto grande. Il tema di quest’anno del premio letterario “Mille e... Una STORIA” è racchiuso in questa formula...
Super Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, nel corso del simposio internazionale di banchieri a Jackson Hole negli Stati Uniti, a distanza di pochi giorni dalla sua ultima esternazione nella quale aveva parlato di diminuzione delle sovranità nazionali a favore delle direttive europee in tema di riforme strutturali, è tornato sul problema e ha (ri)parlato chiaro.
Le regole sono fatte per non essere rispettate. In Italia, certo, ma anche nel resto del mondo. Conta sempre di più l’apparenza e sempre di meno la sostanza. Sei premiato se raggiungi gli obiettivi che ti sono stati assegnati, viceversa devi pagare lo scotto del fallimento. E rischi pure di essere licenziato. Una “regola aurea” che vale (o dovrebbe valere) nell’universo mondo e che riguarda (o dovrebbe riguardare) tutti, ma proprio tutti.
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Pubblichiamo l'opinione del capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico a Busto Arsizio, Walter Picco Bellazzi. “Agli occhi di questi fomentatori della paura ogni differenza, come il colore della pelle o la diversità della lingua ogni dignità umana si confonde nell’immagine di una massa di persone minacciosa quasi fosse costituita da una moltitudine brulicante di insetti velenosi. Anche a Busto oggi lavora la “macchina della paura” che rappresenta l’ultimo prodotto tra i più antichi utilizzati da coloro che risolvono tutti i problemi semplificandoli ai minimi termini”.
All’orrore non c’è fine. La disumanità degli assassini jihadisti è sprofondata in abissi di abiezione che nemmeno nei peggiori film dell’orrore o nelle trame più rivoltanti dei racconti splatter si poteva immaginare esistessero. L’uomo può trasformarsi in una bestia crudele e mortifera come nemmeno le cosiddette “bestie feroci”, quelle che mangiano gli esseri umani, sanno e possono essere? La decapitazione del giornalista americano James Foley fornisce una risposta affermativa.
Troppa carne al fuoco. Allora… accendiamolo questo fuoco e non se ne parli più. Renzi smentisce Poletti, il suo Ministro del Lavoro. Gasparri “mette a posto ogni situazione”. Bergoglio “occorre fermare chi non è nel giusto, senza fare la guerra”. Padoan ha assunto dei “consulenti” per far quadrare i conti. Mare Nostrum: C’è puzza di bruciato. Merkel – Europa. Basta col 3% che adesso fa schifo. Vita, Lega e Fratelli d’Italia. Non litigate per i 25 profughi “trasmessi” a Busto.
Apprendo con piacere le parole di Giampiero Reguzzoni riguardo le rassicurazioni sullo scongiurato rischio Ebola, mi auguro che siano state escluse anche altre malattie infettive tipo TBC e malaria, rischio già ventilato da Giorgia Meloni in data 8 Agosto a livello Nazionale. Confidando nella professionalità del nostro Distretto ASL rimangono 3 questioni aperte riguardo i profughi a Busto: sicurezza, quotidianità e futuro.
Con un’operazione mantenuta nel più ampio riserbo, come si deve fare in simili casi, la Fondazione del Varesotto Onlus, ha acquisito le quote della società proprietaria del Teatro Sociale. La missione della Fondazione del Varesotto è quella di “perseguire” esclusivamente fini di solidarietà sociale nel territorio promuovendo il miglioramento della vita di comunità di riferimento e lo sviluppo civile, culturale, ambientale, economico e la coesione sociale”, conseguentemente il pericolo di un utilizzo del teatro diverso da quello per cui era stato costruito nel 1891 è inesistente.
Trovo alquanto facile riduttivo e soprattutto fazioso bollare Don Piero Gelmini come ha fatto il quotidiano La Repubblica, “E’ morto Don Gelmini, amico di Berlusconi”.
In queste giornate agostane dedicate al riposo sono maggiori le occasioni per meditazioni che spaziano a tutto campo, dai temi suggeriti da eventi della nostra vita privata a quelli proposti da fatti della società planetaria verso la quale la globalizzazione ci spinge da tempo.
In prossimità del 9 settembre 2013, qualche proposta seria per un governo serio...
Da una vecchia cronaca di Italialand del 2001...
Vogliono “far fuori” Bossi dalla Lega Nord. Il metodo non è dei più corretti...
Se un esercito alieno decidesse di invadere la Terra, noi italiani potremmo dormire sonni tranquilli...
Il giallo della “cartellina gialla” di don Giulio Gatteri fa discutere assai
Il parallelismo storico, ancorché azzardato come tutti i parallelismi storici, è impressionante.
Non appena s’è innescata la “miccia”, qualcuno ha pensato bene di toglierla invece di accenderla.
Evitiamo di essere vittime di una… farsa tragica! Non sei d’accordo, caro Silvio?
Ricordate la favola di Fedro avente per protagonisti il lupo e l’agnello?
L’indifferenza, la disaffezione alla politica, il disgusto, per tanti versi, sono il più significativo (e amaro) responso uscito dalle urne elettorali delle recentissime votazioni. Elezioni amministrative e parziali sin che si vuole, ma non si può non sottolineare nuovamente come e quanto gli italiani in genere siano ormai sempre più stanchi e persino nauseati da questi “ludi cartacei”che lasciano il tempo che trovano, appunto tra il disinteresse generale.
È tipico degli irresponsabili, piuttosto che degli schizofrenici, nonché degli autolesionisti/masochisti, volersi scientememte fare del male. Provarci quasi gusto!
In tempi di Grande Crisi, sostenere che le risorse sono poche e che quindi è necessario ottimizzare al massimo il loro utilizzo, destinandole laddove veramente servono è, oltre che ovvio, ormai noioso.
Nella vecchia Unione Sovietica c’era l’economia pianificata e i prezzi erano controllati, nel senso che l’inflazione era stata soppressa.
La Corte dei Conti nella sua relazione relativa al rendiconto dello Stato l’ha sottolineato con chiarezza disarmante: i sacrifici per mettere in ordine i conti della “casa Italia” li hanno fatti i cittadini.
Ogni suo pensiero fu, nella sostanza, un atto d’accusa alla società che si andava strutturando, come quella “Milano da bere” di cui tanto andammo fieri appena trent’anni fa.
I Paesi dell’Unione Europea che vorranno (o saranno costretti) a chiedere “aiuto” alla stessa Unione per sopravvivere ai durissimi colpi inferti ai bilanci dalla Crisi dovranno sottoscrivere un “memorandum d’intenti”.
Molto spesso, nel corso dei processi storici, il nuovo nasce dalle ceneri del vecchio...
Uno Stato invadente, inefficiente e per di più sempre più vorace e conseguentemente sempre più esoso.
In un simile desolante panorama di macerie politiche che fine ha fatto la “questione settentrionale”?
Sosteneva Max Weber, uno dei padri nobili della politologia moderna, che il possibile non verrebbe mai raggiunto se chi governa non tentasse e ritentasse di raggiungere l’impossibile.
Rammarico e malinconia. Il primo per l’ennesima occasione persa e la seconda per un declino che sembra irreversibile e pare condannare il nostro (non)sistema Paese all’immutabilità.
Un po’ a sorpresa le agenzie di rating internazionali cambiano drasticamente il loro giudizio sul Belpaese e dicono che l’Italia vedrà finalmente la luce della ripresa a partire dal 2013.
Il sociologo Pierre Bordieu sosteneva (è scomparso nel 2002) che ciascuno di noi possiede tre capitali: economico, sociale e culturale. L’allargamento dei mercati ha mediamente fatto incrementare il primo, mentre gli altri due hanno ricevuto e stanno ricevendo duri colpi dalla Grande Crisi.
La Grande Crisi ha provocato e sta provocando una sacco di problemi, soprattutto dal punto di vista occupazionale. Il numero dei senza lavoro in tutto il mondo è in continua crescita. Oltre che di recessione economica, si parla sempre più spesso (e a ragione) di recessione umana.
La notizia è di qualche giorno fa: il comune di Alessandria (Piemonte) è sull’orlo del fallimento, anzi è fallito! L’ultimo bilancio ha fatto registrare un deficit di oltre 150 milioni di euro. Le casse sono vuote, sfondate, prosciugate. Qual è il rimedio? Ce n’è solo uno semplice, scontato e inevitabile: mettere le mani nelle tasche dei cittadini e alleggerirne i portafogli attraverso un consistente aumento delle tasse.
Una lumaca artritica. Anzi, peggio ancora: una lumaca artritica alla moviola. Ѐ così che si muove l’apparato pubblico italiano. Una lentezza esasperante, quasi un immobilismo assoluto in grado di vanificare ogni sforzo, ogni impegno rivolto a migliorare le cose, a rendere più snelle procedure e provvedimenti...
BUSTO ARSIZIO - Ci sono strutture pubbliche che operano nel completo silenzio. Offrono un grande servizio e soddisfano le esigenze di centinaia di persone. Come spesso accade, non ci si accorge della loro esistenza. Si ritiene che tutto ciò faccia parte del quotidiano. Una di queste è sicuramente la nostra Biblioteca.
 



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