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Opinioni in Libertà  
LA RECESSIONE UMANA
Dalla grande crisi alla crisi della democrazia
La Grande Crisi ha provocato e sta provocando una sacco di problemi, soprattutto dal punto di vista occupazionale.
Il numero dei senza lavoro in tutto il mondo è in continua crescita.
Oltre che di recessione economica, si parla sempre più spesso (e a ragione) di recessione umana.
Nello stesso tempo, però, la Grande Crisi ha anche contribuito a rendere evidenti alcune profonde contraddizioni che da tempo (senza che tuttavia se ne avvertissero come ora gli effetti negativi) minano sin dalle fondamenta il funzionamento delle democrazie rappresentative.
 
Si è parlato di una “dittatura dello spread”, di una “sovranità limitata” dei singoli Stati (in particolare quelli con le finanze dissestate) per definire il potere sempre più forte dei mercati e, parallelamente, di organizzazioni sovra-statali (tipo il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea) in grado di decidere se elargire o meno gli aiuti finanziari di cui abbisognano quei sistemi-Paesi sull’orlo del fallimento (vedi Grecia e vedi Spagna) e, conseguentemente, arbitri della sopravvivenza o meno dei medesimi.
Indipendentemente, tutto questo, dalla volontà popolare e tanto meno dalla possibilità di votare da parte del “popolo sovrano” in merito all’accettazione o meno delle condizioni poste in essere (sempre molto severe) e dal cui rispetto dipende l’erogazione  dei “prestiti”.
O meglio, al “popolo sovrano” (vedi sempre l’esempio recente della Grecia) è sì consentito di votare, ma con quale effettiva libertà?
La stessa di un “condannato” a cui si domandi di scegliere se venire “punito” con la frusta oppure con il bastone.
Una libertà, insomma, limitata.
Una mezza-libertà, il che equivale alla fine a una non-libertà.
 
In Italia, da diversi mesi a questa parte, l’esecutivo è incarnato dal cosiddetto “governo tecnico” del Professor Mario Monti i cui componenti – a parte il premier nominato dal presidente della Repubblica senatore a vita – non sono passati attraverso il “giudizio” del voto popolare.
Lasciamo perdere le questioni inerenti la cosiddetta “legittimità democratica” di chi governa senza essere stato eletto (che pure potrebbero essere considerate), limitiamoci a considerare la sostanza del problema.
 
Il governo Monti sta faticosamente cercando di mettere ordine e di ridare credibilità ad un sistema-Paese messo in stato di fallimento (sia dal punto di vista finanziario che da quello della credibilità internazionale) da decenni di “allegra gestione” della res publica da parte di una classe-casta politica preoccupata di “occupare” i posti di potere, spremendone quanti più privilegi possibili, e del tutto disinteressata a governare nel senso più nobile e responsabile del termine.
 
Governare significa scegliere e scegliere vuol dire adottare provvedimenti impopolari ancorché indispensabili; occupare i posti di potere è molto più semplice e rende molto di più in termini di consenso (da qui il dilagare della spesa pubblica e delle rendite politiche) e di acquiescenza da parte delle numerosissime corporazioni socio-economiche che affollano il panorama politico del Belpaese.
 
Ma, allora, il “governo tecnico”, il governo dei non eletti dal popolo è il migliore (o il meno peggio) dei governi possibili?
Che accadrà quando il Professor Monti se ne andrà?
Al suo posto subentrerà un “governo politico” che ne continuerà l’operato, oppure ci sarà il solito teatrino dei “brontoeletti” (i brontosauri presenti in Parlamento da diversi decenni) capaci solamente di ripresentare le solite minestre riscaldate fatte passare per pietanze fresche?
Con il rischio di vedere salire lo spread a 1.200 punti di differenziale fra i nostri titoli di stato e i bund tedeschi?
 
Sono dubbi più che legittimi: “Segno che oggi la politica, in Italia, è guidata – ha scritto il sociologo Ilvo Diamanti – e influenzata da soggetti non direttamente espressi dai canali della rappresentanza democratica. Della democrazia rappresentativa”.
Spannometricamente si potrebbe addirittura aggiungere che dal 1992 ad oggi (dall’inizio, cioè, di tangentopoli, evolutasi poi in partitopoli) sia la magistratura a governare il nostro (non)sistema Paese con tutti gli annessi e connessi (vedi il recente affaire dell’Ilva di Taranto).
“Così, ci attendono tempi insidiosi. Perché non vedo futuro per la democrazia rappresentativa ‘senza’ partiti. Ma neppure – commenta sempre Ilvo Diamanti – ‘con questi’ partiti. Rischiamo altrimenti di assuefarci a una politica che si svolge fuori, oltre e sempre più spesso contro. I partiti”.
Vero, verissimo.
 
Però se essere “contro” significa spazzare via una volta per tutte le scorie del passato, forse, allora, potrebbe valerne la pena.
Sulle macerie di un sistema corrotto e irriformabile potrebbe nascerne uno nuovo.
Magari migliore, certamente diverso.
Un risultato modesto?
Chissà...

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 21/08/2012

Da Legnano a Varese, passando ovviamente per Busto Arsizio, la geografia e la storia del calcio di casa nostra ci riportano che le tre squadre più blasonate delle città richiamate hanno complessivamente totalizzato quasi un centinaio di presenze.
Torrida estate. E non solo per via del clima. Economicamente (oltre che finanziariamente) parlando le cose rimangono complicate e, per certi versi, scarsamente comprensibili, per non dire incomprensibili del tutto. La ripresa continua ad essere un oggetto misterioso. E gli incrementi del Pil...
Sarebbe stato difficile, per non dire impossibile, prevedere un’assonanza così perfetta, drammaticamente perfetta, con la realtà dei fatti. Ogni giorno arrivano conferme di quanto sia vero che la “diversità” è da un lato una grande “ricchezza” e dall’altro un “problema” altrettanto grande. Il tema di quest’anno del premio letterario “Mille e... Una STORIA” è racchiuso in questa formula...
Super Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, nel corso del simposio internazionale di banchieri a Jackson Hole negli Stati Uniti, a distanza di pochi giorni dalla sua ultima esternazione nella quale aveva parlato di diminuzione delle sovranità nazionali a favore delle direttive europee in tema di riforme strutturali, è tornato sul problema e ha (ri)parlato chiaro.
Le regole sono fatte per non essere rispettate. In Italia, certo, ma anche nel resto del mondo. Conta sempre di più l’apparenza e sempre di meno la sostanza. Sei premiato se raggiungi gli obiettivi che ti sono stati assegnati, viceversa devi pagare lo scotto del fallimento. E rischi pure di essere licenziato. Una “regola aurea” che vale (o dovrebbe valere) nell’universo mondo e che riguarda (o dovrebbe riguardare) tutti, ma proprio tutti.
Il portavoce di Fratelli d'Italia, Francesco Attolini, replica al capogruppo del Pd in consiglio comunale, Walter Picco Bellazzi. “E verò Signor Bellazzi, ho un difetto: essere vicino alla gente comune e ascoltarla, quindi, più che “seminatori di paura” (come ci definisce lei) io mi definirei “seminatore di prevenzione” sanitaria e di sicurezza”.
Pubblichiamo l'opinione del capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico a Busto Arsizio, Walter Picco Bellazzi. “Agli occhi di questi fomentatori della paura ogni differenza, come il colore della pelle o la diversità della lingua ogni dignità umana si confonde nell’immagine di una massa di persone minacciosa quasi fosse costituita da una moltitudine brulicante di insetti velenosi. Anche a Busto oggi lavora la “macchina della paura” che rappresenta l’ultimo prodotto tra i più antichi utilizzati da coloro che risolvono tutti i problemi semplificandoli ai minimi termini”.
All’orrore non c’è fine. La disumanità degli assassini jihadisti è sprofondata in abissi di abiezione che nemmeno nei peggiori film dell’orrore o nelle trame più rivoltanti dei racconti splatter si poteva immaginare esistessero. L’uomo può trasformarsi in una bestia crudele e mortifera come nemmeno le cosiddette “bestie feroci”, quelle che mangiano gli esseri umani, sanno e possono essere? La decapitazione del giornalista americano James Foley fornisce una risposta affermativa.
Troppa carne al fuoco. Allora… accendiamolo questo fuoco e non se ne parli più. Renzi smentisce Poletti, il suo Ministro del Lavoro. Gasparri “mette a posto ogni situazione”. Bergoglio “occorre fermare chi non è nel giusto, senza fare la guerra”. Padoan ha assunto dei “consulenti” per far quadrare i conti. Mare Nostrum: C’è puzza di bruciato. Merkel – Europa. Basta col 3% che adesso fa schifo. Vita, Lega e Fratelli d’Italia. Non litigate per i 25 profughi “trasmessi” a Busto.
Apprendo con piacere le parole di Giampiero Reguzzoni riguardo le rassicurazioni sullo scongiurato rischio Ebola, mi auguro che siano state escluse anche altre malattie infettive tipo TBC e malaria, rischio già ventilato da Giorgia Meloni in data 8 Agosto a livello Nazionale. Confidando nella professionalità del nostro Distretto ASL rimangono 3 questioni aperte riguardo i profughi a Busto: sicurezza, quotidianità e futuro.
Con un’operazione mantenuta nel più ampio riserbo, come si deve fare in simili casi, la Fondazione del Varesotto Onlus, ha acquisito le quote della società proprietaria del Teatro Sociale. La missione della Fondazione del Varesotto è quella di “perseguire” esclusivamente fini di solidarietà sociale nel territorio promuovendo il miglioramento della vita di comunità di riferimento e lo sviluppo civile, culturale, ambientale, economico e la coesione sociale”, conseguentemente il pericolo di un utilizzo del teatro diverso da quello per cui era stato costruito nel 1891 è inesistente.
Trovo alquanto facile riduttivo e soprattutto fazioso bollare Don Piero Gelmini come ha fatto il quotidiano La Repubblica, “E’ morto Don Gelmini, amico di Berlusconi”.
In queste giornate agostane dedicate al riposo sono maggiori le occasioni per meditazioni che spaziano a tutto campo, dai temi suggeriti da eventi della nostra vita privata a quelli proposti da fatti della società planetaria verso la quale la globalizzazione ci spinge da tempo.
In prossimità del 9 settembre 2013, qualche proposta seria per un governo serio...
Da una vecchia cronaca di Italialand del 2001...
Vogliono “far fuori” Bossi dalla Lega Nord. Il metodo non è dei più corretti...
Se un esercito alieno decidesse di invadere la Terra, noi italiani potremmo dormire sonni tranquilli...
Il giallo della “cartellina gialla” di don Giulio Gatteri fa discutere assai
Il parallelismo storico, ancorché azzardato come tutti i parallelismi storici, è impressionante.
Non appena s’è innescata la “miccia”, qualcuno ha pensato bene di toglierla invece di accenderla.
Evitiamo di essere vittime di una… farsa tragica! Non sei d’accordo, caro Silvio?
Ricordate la favola di Fedro avente per protagonisti il lupo e l’agnello?
L’indifferenza, la disaffezione alla politica, il disgusto, per tanti versi, sono il più significativo (e amaro) responso uscito dalle urne elettorali delle recentissime votazioni. Elezioni amministrative e parziali sin che si vuole, ma non si può non sottolineare nuovamente come e quanto gli italiani in genere siano ormai sempre più stanchi e persino nauseati da questi “ludi cartacei”che lasciano il tempo che trovano, appunto tra il disinteresse generale.
È tipico degli irresponsabili, piuttosto che degli schizofrenici, nonché degli autolesionisti/masochisti, volersi scientememte fare del male. Provarci quasi gusto!
In tempi di Grande Crisi, sostenere che le risorse sono poche e che quindi è necessario ottimizzare al massimo il loro utilizzo, destinandole laddove veramente servono è, oltre che ovvio, ormai noioso.
Nella vecchia Unione Sovietica c’era l’economia pianificata e i prezzi erano controllati, nel senso che l’inflazione era stata soppressa.
La Corte dei Conti nella sua relazione relativa al rendiconto dello Stato l’ha sottolineato con chiarezza disarmante: i sacrifici per mettere in ordine i conti della “casa Italia” li hanno fatti i cittadini.
Ogni suo pensiero fu, nella sostanza, un atto d’accusa alla società che si andava strutturando, come quella “Milano da bere” di cui tanto andammo fieri appena trent’anni fa.
I Paesi dell’Unione Europea che vorranno (o saranno costretti) a chiedere “aiuto” alla stessa Unione per sopravvivere ai durissimi colpi inferti ai bilanci dalla Crisi dovranno sottoscrivere un “memorandum d’intenti”.
Molto spesso, nel corso dei processi storici, il nuovo nasce dalle ceneri del vecchio...
Uno Stato invadente, inefficiente e per di più sempre più vorace e conseguentemente sempre più esoso.
In un simile desolante panorama di macerie politiche che fine ha fatto la “questione settentrionale”?
Sosteneva Max Weber, uno dei padri nobili della politologia moderna, che il possibile non verrebbe mai raggiunto se chi governa non tentasse e ritentasse di raggiungere l’impossibile.
“Chiederò al governo di abbassare le tasse sul lavoro a parità di gettito": dai microfoni di Radio Anch'io, il ministro del lavoro Elsa Fornero promette che interverrà per ridurre la tassazione sul lavoro, da lei giudicata "troppo alta”.
Rammarico e malinconia. Il primo per l’ennesima occasione persa e la seconda per un declino che sembra irreversibile e pare condannare il nostro (non)sistema Paese all’immutabilità.
Un po’ a sorpresa le agenzie di rating internazionali cambiano drasticamente il loro giudizio sul Belpaese e dicono che l’Italia vedrà finalmente la luce della ripresa a partire dal 2013.
Il sociologo Pierre Bordieu sosteneva (è scomparso nel 2002) che ciascuno di noi possiede tre capitali: economico, sociale e culturale. L’allargamento dei mercati ha mediamente fatto incrementare il primo, mentre gli altri due hanno ricevuto e stanno ricevendo duri colpi dalla Grande Crisi.
La notizia è di qualche giorno fa: il comune di Alessandria (Piemonte) è sull’orlo del fallimento, anzi è fallito! L’ultimo bilancio ha fatto registrare un deficit di oltre 150 milioni di euro. Le casse sono vuote, sfondate, prosciugate. Qual è il rimedio? Ce n’è solo uno semplice, scontato e inevitabile: mettere le mani nelle tasche dei cittadini e alleggerirne i portafogli attraverso un consistente aumento delle tasse.
Una lumaca artritica. Anzi, peggio ancora: una lumaca artritica alla moviola. Ѐ così che si muove l’apparato pubblico italiano. Una lentezza esasperante, quasi un immobilismo assoluto in grado di vanificare ogni sforzo, ogni impegno rivolto a migliorare le cose, a rendere più snelle procedure e provvedimenti...
BUSTO ARSIZIO - Ci sono strutture pubbliche che operano nel completo silenzio. Offrono un grande servizio e soddisfano le esigenze di centinaia di persone. Come spesso accade, non ci si accorge della loro esistenza. Si ritiene che tutto ciò faccia parte del quotidiano. Una di queste è sicuramente la nostra Biblioteca.
 



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