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Opinioni in Libertà  
UN PATRIMONIO DI SUCCESSI
Per incidere nel calcio che conta
Da Legnano a Varese, passando ovviamente per Busto Arsizio, la geografia e la storia del calcio di casa nostra ci riportano che le tre squadre più blasonate delle città richiamate hanno complessivamente totalizzato – nei due campionati principali da quando gli stessi sono stati istituiti – quasi un centinaio di presenze.
 
Un patrimonio di successi, di risultati e di ricordi che lo scorrere del tempo, però, rischia prima di intaccare e poi di erodere nella sua consistenza se nuovi pungoli non sapranno stimolare – nelle tre società calcistiche – l’ambizione di essere nuovamente soggetti protagonisti nel calcio professionistico, riscattando così una lunga serie di stagioni opache nelle quali la delusione ha sovente smorzato l’entusiasmo.
 
La discesa negli inferi (il Legnano ed il Varese disputeranno il campionato di eccellenza, mentre la Pro Patria è stata retrocessa in serie D) dopo aver respirato aria di alta quota, è un’esperienza dura perché ogni avversario individua nella squadra di rango, benché decaduta, la preda migliore da infilare nel proprio carniere.
L’elenco delle squadre iscritte nel lontanissimo campionato di Prima Categoria 1920/21 – la serie A di allora articolata, però, in diversi gironi regionali – contemplava i nomi del Legnano, della Pro Patria e del Varese.
 
Mai più questa singolare circostanza si è ripetuta nelle edizioni successive della massima competizione calcistica.
La triplice partecipazione, invece, si è verificata una volta anche nel campionato di serie B, edizione 1946/47: la Pro Patria vinse il proprio girone nientemeno che davanti al Legnano e conquistò il diritto a prendere parte al campionato di serie A, mentre il Varese evitò la retrocessione.
Il Legnano non disputa il campionato cadetto dalla fine degli anni ’50, la Pro Patria da ormai mezzo secolo ed il Varese ha chiuso un lustro di partecipazioni (giocandosi la promozione in A per due volte con il meccanismo dei play off) con un’amara retrocessione rimediata nell’ultimo torneo.
 
Per quanto campanilismo e fanatismo trovino, nel gioco del calcio, un terreno fertile nel quale affondare le proprie radici, ai dirigenti ed ai tifosi dei tre club andrebbe rivolto un invito, dando per scontato che potrebbe essere anche confuso per una provocazione, affinché riflettano sull’opportunità di allestire una sola formazione capace, però, di competere con le migliori squadre di serie A e di serie B nel giro di qualche anno, attraverso un progetto da pianificare e da spiegare con accuratezza.
Gareggiare nelle categorie inferiori richiede, comunque, l’impiego di risorse economiche significative e la progressiva riduzione del numero di squadre che partecipa al campionato di Lega Pro (la serie C di un tempo) ne è prova tangibile.
L’onta del fallimento societario ha già vulnerato l’orgoglio calcistico delle tre città e siffatta esperienza dovrebbe aver scosso il buon senso di ogni appassionato affinché si realizzi l’idea di essere, volenti o nolenti, di fronte al bivio che distingue il calcio professionistico da quello dilettantistico.
 
Bisogna cioè scegliere se giocare al Mari, allo Speroni e all’Ossola davanti a spalti vuoti contro formazioni rispettabili, ma dai trascorsi modesti, oppure mettere a norma uno dei tre stadi affinché disponga di una capienza idonea ai due massimi campionati, nella prospettiva di disputarvi le partite casalinghe al cospetto, però, di un folto pubblico.
La maglia, il nome del nuovo club appaiono come ostacoli insormontabili, perché sono argomenti capaci di scatenare infinite discussioni nelle quali si vorrebbe dimostrare, da parte di ciascun contendente, la legittimità di imporre colori e ragione sociale da sempre tifati.
 
Le soluzioni, al contrario, dovrebbero scaturire da proposte in discontinuità con il passato che, di fatto, ha esaurito il proprio mandato alla luce dei risultati scaturiti sul campo.
Un clima disteso, costruttivo potrebbe inoltre più facilmente attirare l’attenzione di imprenditori e, conseguentemente, favorire l’afflusso di quei capitali indispensabili alla concretizzazione del progetto.
 
Attuarlo significherebbe denotare lungimiranza perché fra alcuni anni queste ipotesi di aggregazione fra società rappresenteranno una tappa forzata per la sopravvivenza del calcio professionistico, soprattutto laddove non si saranno espressi modelli societari tali da coniugare efficacemente le dinamiche sportive con quelle finanziarie. Diversamente esso sarà al giogo di pochi e facoltosi club.
Un senso di gratitudine è infine dovuto a tutti coloro che si sono prodigati e si stanno prodigando per tutelare e perpetuare la tradizione calcistica nelle tre città.

 
Olindo Garavaglia
pubblicato il: 29/08/2015

Torrida estate. E non solo per via del clima. Economicamente (oltre che finanziariamente) parlando le cose rimangono complicate e, per certi versi, scarsamente comprensibili, per non dire incomprensibili del tutto. La ripresa continua ad essere un oggetto misterioso. E gli incrementi del Pil...
Sarebbe stato difficile, per non dire impossibile, prevedere un’assonanza così perfetta, drammaticamente perfetta, con la realtà dei fatti. Ogni giorno arrivano conferme di quanto sia vero che la “diversità” è da un lato una grande “ricchezza” e dall’altro un “problema” altrettanto grande. Il tema di quest’anno del premio letterario “Mille e... Una STORIA” è racchiuso in questa formula...
Super Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, nel corso del simposio internazionale di banchieri a Jackson Hole negli Stati Uniti, a distanza di pochi giorni dalla sua ultima esternazione nella quale aveva parlato di diminuzione delle sovranità nazionali a favore delle direttive europee in tema di riforme strutturali, è tornato sul problema e ha (ri)parlato chiaro.
Le regole sono fatte per non essere rispettate. In Italia, certo, ma anche nel resto del mondo. Conta sempre di più l’apparenza e sempre di meno la sostanza. Sei premiato se raggiungi gli obiettivi che ti sono stati assegnati, viceversa devi pagare lo scotto del fallimento. E rischi pure di essere licenziato. Una “regola aurea” che vale (o dovrebbe valere) nell’universo mondo e che riguarda (o dovrebbe riguardare) tutti, ma proprio tutti.
Il portavoce di Fratelli d'Italia, Francesco Attolini, replica al capogruppo del Pd in consiglio comunale, Walter Picco Bellazzi. “E verò Signor Bellazzi, ho un difetto: essere vicino alla gente comune e ascoltarla, quindi, più che “seminatori di paura” (come ci definisce lei) io mi definirei “seminatore di prevenzione” sanitaria e di sicurezza”.
Pubblichiamo l'opinione del capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico a Busto Arsizio, Walter Picco Bellazzi. “Agli occhi di questi fomentatori della paura ogni differenza, come il colore della pelle o la diversità della lingua ogni dignità umana si confonde nell’immagine di una massa di persone minacciosa quasi fosse costituita da una moltitudine brulicante di insetti velenosi. Anche a Busto oggi lavora la “macchina della paura” che rappresenta l’ultimo prodotto tra i più antichi utilizzati da coloro che risolvono tutti i problemi semplificandoli ai minimi termini”.
All’orrore non c’è fine. La disumanità degli assassini jihadisti è sprofondata in abissi di abiezione che nemmeno nei peggiori film dell’orrore o nelle trame più rivoltanti dei racconti splatter si poteva immaginare esistessero. L’uomo può trasformarsi in una bestia crudele e mortifera come nemmeno le cosiddette “bestie feroci”, quelle che mangiano gli esseri umani, sanno e possono essere? La decapitazione del giornalista americano James Foley fornisce una risposta affermativa.
Troppa carne al fuoco. Allora… accendiamolo questo fuoco e non se ne parli più. Renzi smentisce Poletti, il suo Ministro del Lavoro. Gasparri “mette a posto ogni situazione”. Bergoglio “occorre fermare chi non è nel giusto, senza fare la guerra”. Padoan ha assunto dei “consulenti” per far quadrare i conti. Mare Nostrum: C’è puzza di bruciato. Merkel – Europa. Basta col 3% che adesso fa schifo. Vita, Lega e Fratelli d’Italia. Non litigate per i 25 profughi “trasmessi” a Busto.
Apprendo con piacere le parole di Giampiero Reguzzoni riguardo le rassicurazioni sullo scongiurato rischio Ebola, mi auguro che siano state escluse anche altre malattie infettive tipo TBC e malaria, rischio già ventilato da Giorgia Meloni in data 8 Agosto a livello Nazionale. Confidando nella professionalità del nostro Distretto ASL rimangono 3 questioni aperte riguardo i profughi a Busto: sicurezza, quotidianità e futuro.
Con un’operazione mantenuta nel più ampio riserbo, come si deve fare in simili casi, la Fondazione del Varesotto Onlus, ha acquisito le quote della società proprietaria del Teatro Sociale. La missione della Fondazione del Varesotto è quella di “perseguire” esclusivamente fini di solidarietà sociale nel territorio promuovendo il miglioramento della vita di comunità di riferimento e lo sviluppo civile, culturale, ambientale, economico e la coesione sociale”, conseguentemente il pericolo di un utilizzo del teatro diverso da quello per cui era stato costruito nel 1891 è inesistente.
Trovo alquanto facile riduttivo e soprattutto fazioso bollare Don Piero Gelmini come ha fatto il quotidiano La Repubblica, “E’ morto Don Gelmini, amico di Berlusconi”.
In queste giornate agostane dedicate al riposo sono maggiori le occasioni per meditazioni che spaziano a tutto campo, dai temi suggeriti da eventi della nostra vita privata a quelli proposti da fatti della società planetaria verso la quale la globalizzazione ci spinge da tempo.
In prossimità del 9 settembre 2013, qualche proposta seria per un governo serio...
Da una vecchia cronaca di Italialand del 2001...
Vogliono “far fuori” Bossi dalla Lega Nord. Il metodo non è dei più corretti...
Se un esercito alieno decidesse di invadere la Terra, noi italiani potremmo dormire sonni tranquilli...
Il giallo della “cartellina gialla” di don Giulio Gatteri fa discutere assai
Il parallelismo storico, ancorché azzardato come tutti i parallelismi storici, è impressionante.
Non appena s’è innescata la “miccia”, qualcuno ha pensato bene di toglierla invece di accenderla.
Evitiamo di essere vittime di una… farsa tragica! Non sei d’accordo, caro Silvio?
Ricordate la favola di Fedro avente per protagonisti il lupo e l’agnello?
L’indifferenza, la disaffezione alla politica, il disgusto, per tanti versi, sono il più significativo (e amaro) responso uscito dalle urne elettorali delle recentissime votazioni. Elezioni amministrative e parziali sin che si vuole, ma non si può non sottolineare nuovamente come e quanto gli italiani in genere siano ormai sempre più stanchi e persino nauseati da questi “ludi cartacei”che lasciano il tempo che trovano, appunto tra il disinteresse generale.
È tipico degli irresponsabili, piuttosto che degli schizofrenici, nonché degli autolesionisti/masochisti, volersi scientememte fare del male. Provarci quasi gusto!
In tempi di Grande Crisi, sostenere che le risorse sono poche e che quindi è necessario ottimizzare al massimo il loro utilizzo, destinandole laddove veramente servono è, oltre che ovvio, ormai noioso.
Nella vecchia Unione Sovietica c’era l’economia pianificata e i prezzi erano controllati, nel senso che l’inflazione era stata soppressa.
La Corte dei Conti nella sua relazione relativa al rendiconto dello Stato l’ha sottolineato con chiarezza disarmante: i sacrifici per mettere in ordine i conti della “casa Italia” li hanno fatti i cittadini.
Ogni suo pensiero fu, nella sostanza, un atto d’accusa alla società che si andava strutturando, come quella “Milano da bere” di cui tanto andammo fieri appena trent’anni fa.
I Paesi dell’Unione Europea che vorranno (o saranno costretti) a chiedere “aiuto” alla stessa Unione per sopravvivere ai durissimi colpi inferti ai bilanci dalla Crisi dovranno sottoscrivere un “memorandum d’intenti”.
Molto spesso, nel corso dei processi storici, il nuovo nasce dalle ceneri del vecchio...
Uno Stato invadente, inefficiente e per di più sempre più vorace e conseguentemente sempre più esoso.
In un simile desolante panorama di macerie politiche che fine ha fatto la “questione settentrionale”?
Sosteneva Max Weber, uno dei padri nobili della politologia moderna, che il possibile non verrebbe mai raggiunto se chi governa non tentasse e ritentasse di raggiungere l’impossibile.
“Chiederò al governo di abbassare le tasse sul lavoro a parità di gettito": dai microfoni di Radio Anch'io, il ministro del lavoro Elsa Fornero promette che interverrà per ridurre la tassazione sul lavoro, da lei giudicata "troppo alta”.
Rammarico e malinconia. Il primo per l’ennesima occasione persa e la seconda per un declino che sembra irreversibile e pare condannare il nostro (non)sistema Paese all’immutabilità.
Un po’ a sorpresa le agenzie di rating internazionali cambiano drasticamente il loro giudizio sul Belpaese e dicono che l’Italia vedrà finalmente la luce della ripresa a partire dal 2013.
Il sociologo Pierre Bordieu sosteneva (è scomparso nel 2002) che ciascuno di noi possiede tre capitali: economico, sociale e culturale. L’allargamento dei mercati ha mediamente fatto incrementare il primo, mentre gli altri due hanno ricevuto e stanno ricevendo duri colpi dalla Grande Crisi.
La Grande Crisi ha provocato e sta provocando una sacco di problemi, soprattutto dal punto di vista occupazionale. Il numero dei senza lavoro in tutto il mondo è in continua crescita. Oltre che di recessione economica, si parla sempre più spesso (e a ragione) di recessione umana.
La notizia è di qualche giorno fa: il comune di Alessandria (Piemonte) è sull’orlo del fallimento, anzi è fallito! L’ultimo bilancio ha fatto registrare un deficit di oltre 150 milioni di euro. Le casse sono vuote, sfondate, prosciugate. Qual è il rimedio? Ce n’è solo uno semplice, scontato e inevitabile: mettere le mani nelle tasche dei cittadini e alleggerirne i portafogli attraverso un consistente aumento delle tasse.
Una lumaca artritica. Anzi, peggio ancora: una lumaca artritica alla moviola. Ѐ così che si muove l’apparato pubblico italiano. Una lentezza esasperante, quasi un immobilismo assoluto in grado di vanificare ogni sforzo, ogni impegno rivolto a migliorare le cose, a rendere più snelle procedure e provvedimenti...
BUSTO ARSIZIO - Ci sono strutture pubbliche che operano nel completo silenzio. Offrono un grande servizio e soddisfano le esigenze di centinaia di persone. Come spesso accade, non ci si accorge della loro esistenza. Si ritiene che tutto ciò faccia parte del quotidiano. Una di queste è sicuramente la nostra Biblioteca.
 



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