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Opinioni in Libertà  
PARALLELISMI STORICI
La solita (a)normale irresponsabilità politica
Corsi e ricorsi storici, di nuovo. Il 25 luglio del 1943 il Cavaliere Benito Mussolini venne liquidato dal Gran Consiglio del Fascismo. L’8 settembre dello stesso anno l’Italia stipulò l’armistizio con le forze alleate e, conseguentemente, entrò in conflitto con le truppe della Germania nazista presenti sul territorio nazionale.
 
Gli ufficiali dell’esercito italiano non vennero informati della cosa e l’intero Paese piombò nel caos politico-istituzionale. La guerra civile dilagò. Alcuni fra gli storici più autorevoli fanno coincidere la data dell’8 settembre 1943 con la dissoluzione dello Stato italiano.
 
Esattamente settant’anni dopo, cioè nel 2013, la sentenza della Corte di Cassazione del 1° agosto ha decretato la colpevolezza del Cavaliere Silvio Berlusconi – leader incontrastato del Pdl – per il reato di frode fiscale. Il prossimo 9 settembre si riunirà la giunta per le Elezioni del Senato che dovrà decidere in merito alla proposta di decadenza (o conferma)  dalla carica di senatore dello stesso Berlusconi condannato a 4 anni.
 
Il parallelismo storico, ancorché azzardato come tutti i parallelismi storici, è comunque impressionante.
Dopo settant’anni lo Stato italiano (la dissoluzione del quale, sempre secondo parecchi studiosi di storia, è solo in parte rientrata) si ritrova sull’orlo di una grave crisi politico-istutuzionale, resa ancora più drammatica dalla difficilissima condizione economico-occupazionale in cui versa l’intero sistema produttivo interno.
 
I seguaci berlusconiani, consapevoli dell’oggettiva impossibilità per il loro leader maximo di ignorare le conseguenze innescate dalla sentenza di Cassazione, minacciano un giorno sì e l’altro pure di staccare la spina al governo di Enrico Letta – quello delle cosiddette “larghe intese” – e di puntare alle elezioni politiche anticipate.
Nello stesso tempo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ribadito, in una nota ufficiale, l’imprescindibile necessità di prendere atto della sentenza definitiva e ha ammonito l’intera classe politica in merito all’estrema pericolosità di una crisi di governo in un momento così problematico per la tenuta dell’intero sistema Paese.
 
L’ipotesi di concedere una “grazia”, oltre che oggettivamente incomprensibile ad ogni persona dotata di buon senso, appare del tutto surreale e proprio Berlusconi la ritiene inattuabile (anche perché chiedere la grazia significa implicitamente ammettere la propria colpevolezza).
Esiste poi la legge Severino che stabilisce, per chi è condannato ad un pena superiore ai due anni, l’automatica decadenza. Inoltre, ammesso per assurdo che la “grazia” venisse concessa, la “grazia” medesima non potrebbe in alcun modo cancellare l’interdizione dai pubblici uffici per il padre-padrone del Pdl.
 
Se l’Italia fosse un Paese “normale” il problema non si porrebbe nemmeno: il condannato si sarebbe già fatto da parte e avrebbe difeso le proprie ragioni di innocenza, badando bene a non mettere in discussione l’impalcatura dello Stato di diritto. Normalità politico-istituzionale e senso (minimo) dello Stato avrebbero logicamente imposto un simile percorso.
 
Ma, come è noto, l’Italia è tutto tranne che un Paese “normale”. Tutto e il contrario di tutto vi è quindi possibile.Persino che si torni alle urne con il “porcellum”?Proprio perché una simile ipotesi sarebbe in assoluto la peggiore per l’intera collettività (ma soddisferebbe l’irresposabile pretesa di impunità di chi si ritiene sopra e oltre la legge, considerandosi di fatto un fuorilegge… autorizzato e legittimato dal voto popolare!), la probabilità che si concretizzi – benché remota – non è da scartare del tutto.
 
Chissenefrega se si spegnerebbero sul nascere i timidi segnali di ripresa, chisseneimporta dei disoccupati, dei giovani in cerca di occupazione, dei precari in attesa di conferma e di tutti i poveri Cristi che non hanno comode rendite di posizione o stipendi da nababbi su cui contare.
Particolari irrilevanti, dettagli insignificanti per chi si considera al centro dell’universo.
 
Un’altra ipotesi possibile è quella di un nuovo governo (sostenuto da chi? vista soprattutto la perenne indisponibilità dei Cinque Stelle di allearsi con chicchessia?) con il compito di arrivare alla fine naturale della legislatura nel 2015, senza dimenticarsi delle riforme e della ripresina (i miracoli son pur sempre possibili, basta crederci!).
 
Ultima ipotesi immaginabile: ennesimo “governo di scopo” per riformare la legge elettorale e consentire agli italiani di tornare alle urne nella primavera del 2014. Tre alternative, tre, tutte rischiose e aventi tutte, agli occhi del resto del mondo, un elemento comune: la dimostrazione scientifica della sconfinata immaturità/irresponsabilità politica “made in Italy”.
 
Sono passati settant’anni e in Italia, oggi come ieri, al peggio non c’è mai fine!

 
Luciano Landoni
pubblicato il: 18/08/2013

Da Legnano a Varese, passando ovviamente per Busto Arsizio, la geografia e la storia del calcio di casa nostra ci riportano che le tre squadre più blasonate delle città richiamate hanno complessivamente totalizzato quasi un centinaio di presenze.
Torrida estate. E non solo per via del clima. Economicamente (oltre che finanziariamente) parlando le cose rimangono complicate e, per certi versi, scarsamente comprensibili, per non dire incomprensibili del tutto. La ripresa continua ad essere un oggetto misterioso. E gli incrementi del Pil...
Sarebbe stato difficile, per non dire impossibile, prevedere un’assonanza così perfetta, drammaticamente perfetta, con la realtà dei fatti. Ogni giorno arrivano conferme di quanto sia vero che la “diversità” è da un lato una grande “ricchezza” e dall’altro un “problema” altrettanto grande. Il tema di quest’anno del premio letterario “Mille e... Una STORIA” è racchiuso in questa formula...
Super Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, nel corso del simposio internazionale di banchieri a Jackson Hole negli Stati Uniti, a distanza di pochi giorni dalla sua ultima esternazione nella quale aveva parlato di diminuzione delle sovranità nazionali a favore delle direttive europee in tema di riforme strutturali, è tornato sul problema e ha (ri)parlato chiaro.
Le regole sono fatte per non essere rispettate. In Italia, certo, ma anche nel resto del mondo. Conta sempre di più l’apparenza e sempre di meno la sostanza. Sei premiato se raggiungi gli obiettivi che ti sono stati assegnati, viceversa devi pagare lo scotto del fallimento. E rischi pure di essere licenziato. Una “regola aurea” che vale (o dovrebbe valere) nell’universo mondo e che riguarda (o dovrebbe riguardare) tutti, ma proprio tutti.
Il portavoce di Fratelli d'Italia, Francesco Attolini, replica al capogruppo del Pd in consiglio comunale, Walter Picco Bellazzi. “E verò Signor Bellazzi, ho un difetto: essere vicino alla gente comune e ascoltarla, quindi, più che “seminatori di paura” (come ci definisce lei) io mi definirei “seminatore di prevenzione” sanitaria e di sicurezza”.
Pubblichiamo l'opinione del capogruppo in consiglio comunale del Partito Democratico a Busto Arsizio, Walter Picco Bellazzi. “Agli occhi di questi fomentatori della paura ogni differenza, come il colore della pelle o la diversità della lingua ogni dignità umana si confonde nell’immagine di una massa di persone minacciosa quasi fosse costituita da una moltitudine brulicante di insetti velenosi. Anche a Busto oggi lavora la “macchina della paura” che rappresenta l’ultimo prodotto tra i più antichi utilizzati da coloro che risolvono tutti i problemi semplificandoli ai minimi termini”.
All’orrore non c’è fine. La disumanità degli assassini jihadisti è sprofondata in abissi di abiezione che nemmeno nei peggiori film dell’orrore o nelle trame più rivoltanti dei racconti splatter si poteva immaginare esistessero. L’uomo può trasformarsi in una bestia crudele e mortifera come nemmeno le cosiddette “bestie feroci”, quelle che mangiano gli esseri umani, sanno e possono essere? La decapitazione del giornalista americano James Foley fornisce una risposta affermativa.
Troppa carne al fuoco. Allora… accendiamolo questo fuoco e non se ne parli più. Renzi smentisce Poletti, il suo Ministro del Lavoro. Gasparri “mette a posto ogni situazione”. Bergoglio “occorre fermare chi non è nel giusto, senza fare la guerra”. Padoan ha assunto dei “consulenti” per far quadrare i conti. Mare Nostrum: C’è puzza di bruciato. Merkel – Europa. Basta col 3% che adesso fa schifo. Vita, Lega e Fratelli d’Italia. Non litigate per i 25 profughi “trasmessi” a Busto.
Apprendo con piacere le parole di Giampiero Reguzzoni riguardo le rassicurazioni sullo scongiurato rischio Ebola, mi auguro che siano state escluse anche altre malattie infettive tipo TBC e malaria, rischio già ventilato da Giorgia Meloni in data 8 Agosto a livello Nazionale. Confidando nella professionalità del nostro Distretto ASL rimangono 3 questioni aperte riguardo i profughi a Busto: sicurezza, quotidianità e futuro.
Con un’operazione mantenuta nel più ampio riserbo, come si deve fare in simili casi, la Fondazione del Varesotto Onlus, ha acquisito le quote della società proprietaria del Teatro Sociale. La missione della Fondazione del Varesotto è quella di “perseguire” esclusivamente fini di solidarietà sociale nel territorio promuovendo il miglioramento della vita di comunità di riferimento e lo sviluppo civile, culturale, ambientale, economico e la coesione sociale”, conseguentemente il pericolo di un utilizzo del teatro diverso da quello per cui era stato costruito nel 1891 è inesistente.
Trovo alquanto facile riduttivo e soprattutto fazioso bollare Don Piero Gelmini come ha fatto il quotidiano La Repubblica, “E’ morto Don Gelmini, amico di Berlusconi”.
In queste giornate agostane dedicate al riposo sono maggiori le occasioni per meditazioni che spaziano a tutto campo, dai temi suggeriti da eventi della nostra vita privata a quelli proposti da fatti della società planetaria verso la quale la globalizzazione ci spinge da tempo.
In prossimità del 9 settembre 2013, qualche proposta seria per un governo serio...
Da una vecchia cronaca di Italialand del 2001...
Vogliono “far fuori” Bossi dalla Lega Nord. Il metodo non è dei più corretti...
Se un esercito alieno decidesse di invadere la Terra, noi italiani potremmo dormire sonni tranquilli...
Il giallo della “cartellina gialla” di don Giulio Gatteri fa discutere assai
Non appena s’è innescata la “miccia”, qualcuno ha pensato bene di toglierla invece di accenderla.
Evitiamo di essere vittime di una… farsa tragica! Non sei d’accordo, caro Silvio?
Ricordate la favola di Fedro avente per protagonisti il lupo e l’agnello?
L’indifferenza, la disaffezione alla politica, il disgusto, per tanti versi, sono il più significativo (e amaro) responso uscito dalle urne elettorali delle recentissime votazioni. Elezioni amministrative e parziali sin che si vuole, ma non si può non sottolineare nuovamente come e quanto gli italiani in genere siano ormai sempre più stanchi e persino nauseati da questi “ludi cartacei”che lasciano il tempo che trovano, appunto tra il disinteresse generale.
È tipico degli irresponsabili, piuttosto che degli schizofrenici, nonché degli autolesionisti/masochisti, volersi scientememte fare del male. Provarci quasi gusto!
In tempi di Grande Crisi, sostenere che le risorse sono poche e che quindi è necessario ottimizzare al massimo il loro utilizzo, destinandole laddove veramente servono è, oltre che ovvio, ormai noioso.
Nella vecchia Unione Sovietica c’era l’economia pianificata e i prezzi erano controllati, nel senso che l’inflazione era stata soppressa.
La Corte dei Conti nella sua relazione relativa al rendiconto dello Stato l’ha sottolineato con chiarezza disarmante: i sacrifici per mettere in ordine i conti della “casa Italia” li hanno fatti i cittadini.
Ogni suo pensiero fu, nella sostanza, un atto d’accusa alla società che si andava strutturando, come quella “Milano da bere” di cui tanto andammo fieri appena trent’anni fa.
I Paesi dell’Unione Europea che vorranno (o saranno costretti) a chiedere “aiuto” alla stessa Unione per sopravvivere ai durissimi colpi inferti ai bilanci dalla Crisi dovranno sottoscrivere un “memorandum d’intenti”.
Molto spesso, nel corso dei processi storici, il nuovo nasce dalle ceneri del vecchio...
Uno Stato invadente, inefficiente e per di più sempre più vorace e conseguentemente sempre più esoso.
In un simile desolante panorama di macerie politiche che fine ha fatto la “questione settentrionale”?
Sosteneva Max Weber, uno dei padri nobili della politologia moderna, che il possibile non verrebbe mai raggiunto se chi governa non tentasse e ritentasse di raggiungere l’impossibile.
“Chiederò al governo di abbassare le tasse sul lavoro a parità di gettito": dai microfoni di Radio Anch'io, il ministro del lavoro Elsa Fornero promette che interverrà per ridurre la tassazione sul lavoro, da lei giudicata "troppo alta”.
Rammarico e malinconia. Il primo per l’ennesima occasione persa e la seconda per un declino che sembra irreversibile e pare condannare il nostro (non)sistema Paese all’immutabilità.
Un po’ a sorpresa le agenzie di rating internazionali cambiano drasticamente il loro giudizio sul Belpaese e dicono che l’Italia vedrà finalmente la luce della ripresa a partire dal 2013.
Il sociologo Pierre Bordieu sosteneva (è scomparso nel 2002) che ciascuno di noi possiede tre capitali: economico, sociale e culturale. L’allargamento dei mercati ha mediamente fatto incrementare il primo, mentre gli altri due hanno ricevuto e stanno ricevendo duri colpi dalla Grande Crisi.
La Grande Crisi ha provocato e sta provocando una sacco di problemi, soprattutto dal punto di vista occupazionale. Il numero dei senza lavoro in tutto il mondo è in continua crescita. Oltre che di recessione economica, si parla sempre più spesso (e a ragione) di recessione umana.
La notizia è di qualche giorno fa: il comune di Alessandria (Piemonte) è sull’orlo del fallimento, anzi è fallito! L’ultimo bilancio ha fatto registrare un deficit di oltre 150 milioni di euro. Le casse sono vuote, sfondate, prosciugate. Qual è il rimedio? Ce n’è solo uno semplice, scontato e inevitabile: mettere le mani nelle tasche dei cittadini e alleggerirne i portafogli attraverso un consistente aumento delle tasse.
Una lumaca artritica. Anzi, peggio ancora: una lumaca artritica alla moviola. Ѐ così che si muove l’apparato pubblico italiano. Una lentezza esasperante, quasi un immobilismo assoluto in grado di vanificare ogni sforzo, ogni impegno rivolto a migliorare le cose, a rendere più snelle procedure e provvedimenti...
BUSTO ARSIZIO - Ci sono strutture pubbliche che operano nel completo silenzio. Offrono un grande servizio e soddisfano le esigenze di centinaia di persone. Come spesso accade, non ci si accorge della loro esistenza. Si ritiene che tutto ciò faccia parte del quotidiano. Una di queste è sicuramente la nostra Biblioteca.
 



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